lunedì, Ottobre 18

Italiani con il coronavirus e (soprattutto) sul fondo di un barile Il parapiglia della politica fa passare in secondo piano Covid-19 e i rischi ancora troppo reali che l’uscita dal lockdown implica. Siamo i polli di Renzo, e così tutto, anche il virus, l’infezione, la paura, passano in seconda linea

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Mentre il nostro Paese si prepara ad affrontare un’altra settimana molto difficile, sia per il percorso di uscita dalla crisi da coronavirus Covid-19, sia sul piano internazionale, continua sempre più ossessivo e convulso il parapiglia politico tra partiti, spesso sedicenti partiti, tra Ministri, per lo più sedicenti Ministri, e tra politicanti vari, aizzati (e aizzanti) da una stampa a sua volta chiassosa, di parte, e sempre alla ricerca dello scoop, o almeno della maldicenza, in maniera talmente smaccata da diventare illeggibile e inaudibile, quando il tema vitale non è quello della adeguata presenza delle femmine nelle stanze dei bottoni … perché, ce ne sono? Parapiglia del quale non si comprende in alcun modo lo scopo, ma specialmente le motivazioni. In una babele di voci, di proposte, di contro proposte, di emendamenti alle disposizioni appena presentate ad opera degli stessi presentatori (sono forme, gravi, di onanismo), al lancio di soluzioni, immediatamente trasformate in idee o suggerimenti o riflessioni.

Tipica, per esempio, l’uscita del Ministro della Pubblica Istruzione, che, non paga di avere ridotto l’esame di maturità, invero già da tempo ridotto a poco più di una barzelletta di cattivo gusto, ‘decideche l’anno prossimo a scuola ci vanno le classi a metà, mentre l’altra metà segue da casa, via internet, e poi le metà si alternano. Una sciocchezza colossale, ma va bene, il Ministro lo dice, lo faccia: si sarà consultata con i suoi collaboratori (ne avrà che magari abbiano un’idea di cosa sia la cultura e lo studio, o no?) avrà sentito gli esperti informatici, avrà consultato il Ministro delle comunicazioni; insomma, prima di parlare avrà pensato, uno si aspetta. Ma no, era solo uno scherzo, un modo di dire, un’idea buttata lì tanto per dire. E dunque la cosa cade.
Ma il Ministro non la ferma nessuno, ed eccola lì a fare la solita Ordinanza, ormai ognuno fa le sue ordinanze ogni mattina, col cornetto ‘take-away’ (loro parlano così lo vedete, il lockdown, la location, la task-force, lo shut-up, il buf-fon), e che ti ordina? Che l’esame di maturità, che sarà rigorosamente orale e vale solo 40 punti su cento, mentre 60 punti sono assegnati alle medie dei risultati degli anni di scuola, durerà esattamente un’ora, non un minuto di più né uno di meno. Ecco qua, risolto il problema della maturità, della cultura, dei programmi, del tempo pieno, delle mense, dei soffitti che crollano, della insufficienza dei docenti, dell’aggiornamento di questi ultimi, delle scuole irraggiungibili, ecc., ecc. Ecco risolto il problema della scuola, in un‘ora è tutto fatto, poi scrivi ‘qual’è’ con l’apostrofo, ma non fa nulla, tanto parliamo inglese take it easy!

Le fa eco, pensoso, il neo-Ministro dell’Università, che, essendo un professore, dovrebbe avere una minima idea di quali siano i problemi dell’Università italiana, ormai tra le ultime al mondo temo, e quindi si domanda come difendere le Università piccole e quelle grandi dalla possibile fuga degli studenti, causata … dalle tasse eccessive. È sempre lì il problema, non solo per l’Università, le tasse: se non le fai pagare sei un genio della politica. E quindi, abbassiamo le tasse e via. Ci sarebbe il problema dello sfascio edilizio delle Università, della assurdità della moltiplicazione di Università minuscole senza professori, della mancanza di professori, dei concorsi ‘a punteggio’ (una cosa scandalosa, ma specialmente ridicola anti-culturale), delle riviste ‘scientifiche’ per decreto ministeriale e, sempre per decreto, di serie A o B o C o che so io, delle biblioteche alla canna del gas quando non semplicemente chiuse, della burocrazia elefantiaca e inutile, dell’insegnamento sempre più parcellizzato e quindi a-culturale, della mancanza di alloggi per gli studenti o almeno di coordinamento degli affitti per studenti, delle mense, ecc., ecc., per non parlare dello sconcio delle Università telematiche e dell’inesistente servizio (sissignore, sig. Ministro, servizio) alla ricerca. Insomma, un programma, uno straccetto di programma, nulla: il giorno per giorno, il solito tira a campare senza una linea, un progetto, nemmeno il tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso.

Oggi ci sarà l’ennesima riunione (in videoconferenza) dell’Eurogruppo, e il nostro Paese si presenta completamente disarmato, con una previsione economica, pubblicata due giorni fa, da brividi, e il bastone nodoso opportunamente predisposto, sempre l’altro ieri, dalla Corte Costituzionale tedesca e dagli scompisciamenti sguaiati del Primo Ministro olandese. E per di più, con gli ‘articoli di fede’, cioè con entrambe le mani legate dietro la schiena.
Il MES? No, per carità, per principio, noi siamo contro, appunto, l’Europa cattiva, anzi marchettara, che poi ci manda la Troika. Hai voglia di dire che poi non così sarebbe e che noi abbiamo bisogno assoluto di quei soldi, perché il nostro debito pubblico arriva al 160 percento del PIL: abbiamo l’acqua alla gola. Ma no, dicono in coro Salvimaio e Renzi, bisogna andare avanti a stanziare altri soldi in deficit; ma chi ce li presta? domanda timidamente qualcuno, con lo spread già ora a oltre 250?

Ma poi, qual è la linea del Governo, dell’Italia?
Giuseppe Conte – pochette ormai vive in una frenesia bulimica di vertici, incontri, commissioni, task-force, facebook, instagram e non so che altro. Gira continuamente, parla a sé stesso in TV, studiando i gesti benedicenti delle mani, e promette il decreto-Aprile, che diventa decreto-Maggio, e magari diventerà decreto-giugno. Mentre in Parlamento la sua stessa maggioranza propone più emendamenti dell’opposizione. Ovviamente, perché Renzi deve farsi vedere, Giggino e Crimi pure, ecc. E quindi non si discute di nulla, si litiga, anzi, si discute all’infinito. Pochette si comporta come all’Università, dove se hai problemi o cose da decidere, inizi una discussione che si prolunga in maniera indefinita, nomini trentatré commissioni e alla fine, se si giunge ad una fine, ne viene fuori una decisione che dice tutto e il suo contrario. E quindi una girandola inutile e stantia di riunioni ora anche in video, dalle quali non esce nulla. Parzialmente, ma sempre troppo blandamente, mostra di puntare i piedi Nicola Zingaretti, quello che parla di meno di tutti e fa bene, ma non va oltre la -purtroppo anche questa troppo volte ripetuta- minaccia di elezioni se nulla quaglia. Purtroppo è un po’ la storia del’al lupo al lupo’!

E intanto l’ineffabile Ministro Alfonso Bonafede va in Parlamento a dire cose improbabili, cioè cose che non dicono nulla. Dico io, sei stato accusato pari pari di essere colluso o peggio con la mafia e che fai, ti ‘difendi’? Insomma, o tu reagisci e licenzi Di Matteo, lo quereli per diffamazione, o ti dimetti. E, mutatis mutandis, identica cosa vale per Di Matteo, anzi, anche di più, perché qui c’è un attentato alla onorabilità e credibilità del Governo e della lotta alla mafia, una cosa da fare rivoltare i morti!
Anche su questo, ma in termini un po’ troppo criptici, interviene Zingaretti quando dice: «alla politica dico che la priorità è capire come combattere le mafie nelle carceri e come contrastarne l’inquinamento nell’economia legale. Su questo dobbiamo trovare insieme le soluzioni e questo non c’entra nulla con il chiacchiericcio del sistema politico in queste ore»: a parte che la mafia non si limita solo all’inquinamento, direi, io la interpreto come un invito ai due galletti a dimettersi.
Di Matteo, l’ho già detto, avrebbe dovuto farlo prima di andare a fare affermazioni da Giletti ‘a favore’ di Salvini. Quanto a Bonafede, vista la reazione, anche, se non altro per dignità e per poter querelare o denunciare Di Matteo da pari a pari. Ma figuriamoci. E quindi tutto resta com’è e tutti restano dove stanno.
A Londra, il consulente di Johnson, fautore del lockdown (lì si può dire!) va a trovare l’amante (una congiunta, direbbe pochette) e, pescato in flagrante, oltre che dal marito (o congiunto?) dell’amante, dall’amante dell’amatore, la compagna/congiunta insomma, si dimette … la cronaca non dice poi dove e come torna!
Invece da noi, l’unica cosa che conta è l’urlo. E i preconcetti, per cui, memori dell’alleanza con Salvini, gli stellini propongono regolarizzazioni dei migranti a durata limitata … solo pensarlo è da neurodeliri. Io ti regolarizzo, ma solo per due mesi, poi scade la regolarizzazione e tu dalla sera alla mattina diventi di nuovo irregolare. Ma si può mai fare una cosa del genere? Ebbene, in Italia sì.

Purtroppo siamo sul fondo di un barile, dove non abbiamo luce né aria: siamo i polli di Renzo. E anche il virus, l’infezione, la paura, passano in seconda linea. I dati vanno e vengono in maniera ondivaga, specialmente nella mitica Lombardia, dove un giorno non muore quasi nessuno e il giorno dopo ‘ah, sì, scusate, abbiamo dimenticato altri cento morti … distratti!’ e mentre il mezzo ‘lockdown’ continua, la gente fa da sé, come sempre in questo Paese: nella giornata di oggi si sono compensati i tre quarti dell’inquinamento risparmiato negli ultimi tre mesi.
Dimenticando che tutto ciò, in Europa, si vede e si sente. E quindi, invece di investire e di rilanciare e di programmare, tutto si riduce a “diamogli un po’ di soldi in prestito … poi dovranno restituirli e allora …”. Comprensibile, che in questo sfascio generalizzato i nostri ‘partner’ la pensino così, ma che lo facciamo anche noi è semplicemente allucinante. A noi l’Europa serve come e più del pane; ci serve per non affondare; ci serve per usarne la forza per risanare i nostri conti devastati; ci serve per affidarle il compito di rilanciare l’economia nel nostro Paese; ci serve per aiutarci a fare pagare le tasse ai moltissimi che se ne guardano bene o che vanno nei Paradisi (ah no, non si può dire, Purgatori) fiscali europei.

Ma il progetto dov’è? la linea qual è? Le briglie in mano chi le ha? Anzi, ci sono le briglie?
Beh, suvvia, però abbiamo realizzato, merito di Conte, il ‘patto sulle mascherine’, queste sì che sono soddisfazioni! ora si troveranno a 50 centesimi in tutte le farmacie gestite dal mago Otelma.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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