martedì, novembre 13

Italiani all’ estero al voto, ma serve riforma E' possibile una riforma della Legge Tremaglia? Ne parliamo con Guido Tintori

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Circa 4,3 milioni di cittadini italiani all’ estero (precisamente 4.261.313, di cui 2.213.822 uomini e 2.047.491 donne) da oggi iniziano a votare per le elezioni politiche del 4 marzo. Sono circa 700mila elettori in più rispetto alle ultime elezioni politiche del 2013 (+20%). Gli italiani temporaneamente o stabilmente all’ estero voteranno per posta in 177 Paesi del mondo, 7 in più rispetto al 2013. La maggior parte degli elettori, ovvero 2.538.399, è localizzata in Stati extra Ue,  1.722.914  sono in Paesi in Europa. Gli elettori all’ estero provengono soprattutto dalla Sicilia (637.676), dalla Campania (420.402) e dal Lazio (376.958). Eccetto i militari in missione, non si voterà nei Paesi in guerra o in situazione di crisi, ad esempio in Iraq, Libia e Nord Corea. Alle politiche 2013 votò poco più di un milione degli aventi diritto, ovvero il 32% circa.

La Farnesina per affrontare al meglio il compito ha messo in campo misure innovative: sono stati rafforzati, anche con penali importanti, i contratti con le tipografie e le aziende postali locali. Nel 70% dei Paesi verrà applicato un codice a barre sulla busta esterna spedita agli elettori, in modo da avere la tracciabilità dei plichi e il dato immediato delle buste che torneranno indietro per mancato recapito.  Il Ministero degli esteri ha creato un portale web elettorale dedicato, collegato con le 200 ambasciate e uffici consolari coinvolti. Per ogni sede diplomatica la Farnesina ha nominato un responsabile del servizio elettorale.
L’attuale sistema elettorale per gli italiani all’estero, creato con la legge Tremaglia del 2001, ha sollevato molti dubbi di congruità.

Alle politiche, infatti, i circa quattro milioni di italiani all’estero eleggono soltanto 12 deputati e 6 senatori. Quattro milioni di italiani residenti in Italia eleggono invece, in termini di peso numerico, circa 50 deputati e 25 senatori (ovvero il quadruplo). Questa differenza non esiste, invece, per i referendum: quattro milioni di italiani all’estero “pesano” esattamente come quattro milioni di residenti in Italia. Secondo le più prudenti stime sul numero di italiani residenti all’estero, il rapporto numerico tra elettori residenti all’estero e seggi parlamentari della circoscrizione estero evidenzia che tali elettori sarebbero sottorappresentati rispetto a quelli residenti in Italia. Tuttavia, il tasso di astensione degli elettori residenti all’estero, fino ad oggi sempre notevolmente superiore a quello dei residenti in Italia, porta a ridurre considerevolmente la discrepanza. In proporzione, quattro milioni di italiani residenti in Italia eleggono, in termini di peso numerico, circa 50 deputati e 25 senatori (ovvero il quadruplo). 

Altresì il sistema ha dato molti problemi nelle 10 consultazioni fin qui svolte, in particolare in occasione delle elezioni politiche. Dopo le elezioni del 2013 l’ambasciatrice Cristina Ravaglia, al tempo a capo della Direzione generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie della Farnesina , definì il sistema «totalmente inadeguato, se non contrario ai fondamentali principi costituzionali che sanciscono che il voto sia personale, segreto e libero».

Ne abbiamo parlato con il Professor Guido Tintori, ricercatore associato dell’ International and European Forum for Migration Research (FIERI) di Torino.

Le elezioni del 4 marzo sarebbero la quarta tornata in cui è in vigore la Circoscrizione Estero. Quale il bilancio che si sente di fare di questo istituto del voto all’ estero? 

Io partirei da due aspetti, secondo me, molto importanti: in primo luogo, espandere la rappresentanza e il diritto di partecipazione, nei Paesi democratici, è sempre una buona cosa, che aggiunge al valore e alla qualità della democrazia. Quindi il principio di consentire a chi risiede all’ estero, ma possiede anche la cittadinanza italiana,  il diritto di partecipare alle elezioni come elettore è fondamentale, giusto, ed è il frutto di un lungo lavoro che inizia quando ancora c’ era il Re in Italia, prima della creazione della Repubblica visto che l’ emigrazione italiana è storica. La presenza di italiani all’ estero ha sempre creato, da questo punto di vista, l’ idea di garantire una partecipazione alla vita politica. Con l’ Italia Repubblicana, dal 1946 in poi, gli italiani avevano il diritto di voto, ma erano costretti a rientrare: quindi, era molto difficile fare rientro in occasione delle elezioni, a meno che non si votasse in Svizzera o nei Paesi confinanti. La soluzione è stata trovata con la legge del 2001 che però ha degli aspetti positivi e degli aspetti negativi: gli aspetti positivi riguardano il fatto che si è facilitata la possibilità, come in altri Paesi al mondo, di partecipare alle elezioni senza che ci fosse un onere gravoso e con la partecipazione dall’ estero, votando direttamente attraverso i consolati o per posta; tra gli aspetti negativi, ci sono moltissimi dubbi sulla regolarità del voto, sulla costituzionalità, nel senso che il voto non è libero e segreto e quindi non è equiparabile al voto che viene effettuato sul territorio nazionale.

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