domenica, Ottobre 24

Italian job i dati dell ISTAT tra conferme e allarmi

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In mattinata l’ISTAT ha diffuso i dati sull’occupazione aggiornati a febbraio 2014. Il confronto con la situazione di 13 mesi fa, restituisce un bilancio assai pesante: il tasso di disoccupazione è aumentato di 1,1 punti percentuali, attestandosi al 13%; si conferma il trend negativo dell’occupazione dei giovani (15-24 anni), salita al 42,3%, ovvero 3,6 punti in più; ilnumero complessivo di occupati ha registrato una contrazione dell’1,6%, vale a dire365 mila posti di lavoro in meno.

Al suo arrivo all’ambasciata italiana a Londra, dove si trovava per un incontro con il Primo Ministro britannico David Cameron, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha definito «sconvolgenti» i dati ISTAT: «perdiamo mille posti al giorno, questo è il problema. (…) Ci sono segnali di ripresa, ma non sono sufficienti, perché accanto a quei segnali occorre che l’Italia faccia tutto ciò che deve fare. È fondamentale per l’Italia correre sulle riforme». A questo proposito, il premier ha sottolineato «La voglia di correre sulle riforme non nasce da un bisogno personale, ma dalla necessità di dare risposte al Paese. Subito dopo ci sarà un grande investimento sulle politiche per il lavoro e contemporaneamente la semplificazione della Pubblica amministrazione. Sono convinto che con questo scenario l’Italia può ripartire ma non si può perdere neanche un minuto».

I temi del lavoro e delle riforme sono stati anche al centro della conferenza stampa congiunta tenuta a Downing Street da Cameron e da Renzi al termine del loro colloquio. «L’Italia ha un ambizioso progetto di riforme che presto aiuteranno la sua ripresa», ha sentenziato Cameron; e da parte sua Renzi ha ribadito l’urgenza della riforma del lavoro per avvicinare l’Italia agli standard europei: «nel 2011 la Gran Bretagna era all’11% e l’Italia all’8,4%, ora è al 7%” e noi al 12,3%; in questi anni abbiamo perso troppa strada: noi abbiamo un sistema che manca di flessibilità». In Italia, ha continuato il premier italiano, «abbiamo 2100 articoli nel codice del lavoro. Noi pensiamo di scendere a 50-60 articoli, traducibili anche in inglese, che assicurino tempi certi».

In tale prospettiva, ha aggiunto Renzi, è fondamentale fissare un «percorso condiviso con UE e partner, basato su crescita e non sulla burocrazia». Grazie ai provvedimenti del Governo, ha concluso ottimisticamente l’ex sindaco di Firenze,«La disoccupazione scenderà sotto il 10 per cento nei prossimi mesi».

I due primi ministri hanno concordato anche sulla necessità di una sforzo congiunto contro la burocrazia e la tecnocrazia che tengono bloccata l’Europa.«L’Europa arranca dietro l’Asia» ha detto Cameron, quindi «devono esserci riforme anche a Bruxelles». Rivolto a Renzi, ha poi aggiunto che in questa direzione sarà estremamente importante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’UE: «Matteo vuole mettere crescita e lavoro come temi centrali e noi concordiamo».

Commenti sul rapporto ISTAT sono arrivati anche dal fronte sindacale, e non sono mancate critiche sferzanti al Governo e al Jobs act, cioè al DL sul lavoro. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha dichiarato che «non basta dirsi sconvolti per i dati sulla disoccupazione. Chi ha responsabilità di Governo deve indicare una via d’uscita concreta di fronte a queste cifre drammatiche.(…) Se la disoccupazione è arrivata a questi livelli così allarmanti vuol dire che occorre cambiare ricetta. È inutile creare nuove forme contrattuali». Sulla stessa lunghezza d’onda è la Cgil, per la quale i dati diffusi dall’Istat dimostrano «non solo che il decreto lavoro va cambiato, ma che il Governo dovrebbe anche cambiare verso alla sua agenda, rimettendo al centro la creazione di lavoro».

La replica ai sindacati è arrivata dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Contesto in maniera radicale l’affermazione per cui il DL precarizzi il Paese. È una affermazione non sostenibile fondata su un dato infondato. (…) Il DL non precarizza, ma mette in condizione le imprese di utilizzare questa forma contrattuale. E un contratto a termine è un contratto che dopo quello a tempo indeterminato gode di tutte le tutele. Quindi è meglio avere un buon contratto a termine e pretendere che non si usi in maniera strumentale le altre forme contrattuali che sono invece senza tutele». Già in mattinata, poi, Poletti aveva rilasciato alcune dichiarazioni nelle quali esplicitava l’intenzione del Governo di intensificare l’azione di contrasto alla precarietà, attraverso controlli mirati a «identificare quei casi nei quali il ricorso a specifiche tipologie contrattuali, in particolare i contratti di collaborazione a progetto e le partite IVA, maschera rapporti di lavoro subordinato». Il ricorso a contratti di collaborazione a progetto o a partite IVA, ha infatti proseguito il Ministro, «è legittimo quando sia giustificato da ragioni oggettive legate alle esigenze produttive e organizzative delle aziende che vi ricorrono; non lo è quando viene fatto per mascherare un rapporto di lavoro subordinato e per evitare possibili contenziosi, sfuggendo agli obblighi previdenziali e assistenziali verso il lavoratore che viene così a trovarsi in condizioni di precarietà, con scarse tutele e pressoché inesistenti prospettive di stabilizzazione».

Commenti allarmati sui dati ISTAT sono arrivati ancheda Renato Schifani, presidente del NCD: «I dati preoccupano. Avanti con le riforme, ma smantelliamo la riforma Fornero sull’occupazione». Di uguale avviso è l’ex Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (NCD): «Abbiamo il dovere di approvare immediatamente il decreto legge sul lavoro, senza peggioramenti, in modo da incoraggiare immediatamente la propensione ad assumere. (…)Il deterioramento del mercato del lavoro si legge soprattutto attraverso il tasso di occupazione tra 16 e 24 anni che ora è crollato al 52,2 dal 58,7 cui era salito negli anni pre-crisi. Ben sei punti e mezzo non giustificati solo dalla recessione ma causati anche dall’assurdo irrigidimento della regolazione prodotto dalla legge Fornero». Sul tema è intervenuto anche Gianni Cuperlo: «Questi dati ci dicono che occorrono interventi mirati e servono investimenti per creare posti di lavoro. I provvedimenti annunciati dal governo per rendere più pesanti le buste paga dei lavoratori meno abbienti sono sacrosanti ed è giusto lavorare in Parlamento per render più efficace e giusto il DL sul lavoro. Ma gli oltre 3 milioni di disoccupati a febbraio ci dicono anche che l’occupazione non si crea solo cambiando le regole del mercato del lavoro. (…)Avanti con le riforme, dunque, in una positiva interlocuzione tra governo e Parlamento, ma l’urgenza sempre più stringente deve essere, per il governo e per le parti sociali, quella di individuare un piano straordinario di investimenti che aiuti la crescita e crei nuova occupazione».

Dure critiche all’esecutivo sono arrivatedal leader di SEL, Nichi Vendola, che a margine di alcuni incontri a Bruxelles ha dichiarato che a suo giudizio il Jobs Act del Governo Renzi ha «l’ambizione di perfezionare il delitto della precarizzazione del mercato del lavoro. Va molto male. (…) Dopo vent’anni di continua precarizzazione del mercato del lavoro, il lavoro si è integralmente precarizzato; è senza diritti, al rango di merce. Penso che il Jobs Act vada nella stessa direzione».

Continua a essere un terreno di scontro la riforma costituzionale. Dopo i rilievi del Presidente del Senato Pietro Grasso e gli appunti mossi da Stefano Rodotà, oggi è stato il turno degli affondi di Renato Brunetta sulla bozza della riforma del Senato approvata solo ieri dal Consiglio dei Ministri. Il capogruppo di FI alla Camera ha affermato: «I 21 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per noi non passeranno mai, così come non passeranno mai gli esponenti dei Comuni dentro al Senato delle Autonomie. (…) Noi appoggeremo una riforma quando la vedremo, nel senso che discuteremo punto su punto». L’obiettivo del suo partito, ha proseguito Brunetta, è «un modello Bundesrat, un modello in cui le Camere regionali, i Consigli regionali nominino in secondo livello esponenti però che siano esponenti di Consigli legislativi, non dei Comuni».

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Critiche alla bozza di riforma del Senato sono state mosse anche dal M5S: «Renzi e Berlusconi vogliono abolire il bicameralismo e la doppia lettura delle leggi. Pd e Forza Italia-Pdl vogliono mani libere e nessun intralcio nell’approvare le porcate di affaristi, lobby e consorterie autoritarie. I cittadini lo devono sapere. (…) Grazie al bicameralismo e all’azione del Movimento 5 Stelle è stata fermata la pericolosa riforma dell’articolo 138 della Costituzione, è stata cancellata la norma che penalizzava i Comuni anti-slot machines». E, rispondendo ai cronisti prima di un suo spettacolo a Catania, il leader del movimento, Beppe Grillo, ha dichiarato che «Il Senato può essere diminuito come membri, come costi, ma ci vuole un organo di controllo oltre la Camera. È necessario, c’è in tutta Europa, in tutto il mondo».

Rimanendo in tema di M5S e di Senato, il sen. Bartolomeo Pepe lascia il Movimento per entrare nel gruppo misto, facendo così salire a 14 i “fuoriusciti” dal M5S a Palazzo Madama. Arrivano, invece, in queste ore sul Blog di Grillo i primi numeri e risultati ufficiali delle Europarlamentarie, le consultazioni per selezionare i candidati da inserire nelle liste del M5S alle elezioni Europee: 5.091 candidati; 35.188 votanti; 92.877 preferenze espresse. In alcune regioni, tuttavia, i futuri candidati sono stati decisi da poche decine di voti (in Molise 58 preferenze, in della Valle D’Aosta 33 preferenze): dati che potrebbero forse indurre il M5S a una ulteriore messa a punto del sistema di designazione dei propri candidati.

 

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