venerdì, Maggio 7

#italiachefunziona: villaggi turistici sostenibili

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Palinuro – C’è qualcosa di Ernest Hemingway in questa storia sull’Italia che funziona che andiamo a raccontare. Vedremo perchè.
Tutto comincia alla fine degli anni sessanta, quando il milanese Silvio Augusti, titolare di una azienda che produce macchine per l’enologia, comincia a porsi qualche domanda. Gli affari non vanno più bene, l’azienda avviata dal padre, e da lui ereditata, non ha un mercato soddisfacente. In Italia, la produzione del vino di qualità, che farà diventare grande il settore qualche decennio più tardi, non è ancora decollata. Silvio è alla ricerca di alternative. “Perchè“, pensa, “non aprire un campeggio“? Insieme con un amico si mette in macchina alla ricerca del luogo più adatto per realizzare quello che, intanto, è diventato un sogno.
Dopo aver girato l’Italia, arrivano in Cilento, a Palinuro, a quel tempo luogo incontaminato, quasi selvaggio. Un villaggio di pescatori, con il vanto di annoverare nel suo territorio un rinomato Club Méditerranée della prestigiosa catena di Gérard Blitz, il fondatore, ed il suo socio Gilbert Trigano. In quegli anni era consuetudine vedere comitive di giovani francesi, a bordo di barconi locali, girovagare intorno al capo Palinuro, il nocchiero di Enea, caduto in mare di notte, tradito dal dio Sonno, come racconta Virgilio nell’Eneide. A ben guardare, Blitz e Trigano sono stati i promoter di Palinuro turistica, come lo erano stati Roberto Rossellini, Ingrid Bergman, Anna Magnani, ed ancor più Francesco Alliata di Villafranca, con la sua Panaria Film, per le isole Eolie.
La struttura francese diventa un esempio, un punto di riferimento, per i lombardi che si innamorano subito dei luoghi, dell’ambiente carezzevole ed ammaliante.
Silvio affitta un terreno e, tra mille peripezie e difficoltà, apre il suo campeggio, il Blue Marlin, che diventa subito meta di una selezionata clientela settentrionale.
Erano gli albori dei villaggi turistici, ed a quei tempi si viveva nei ‘tucul’, realizzati interamente dalla mano d’opera locale con materiali del luogo. Per le coperture dei tetti, ad esempio, si usava l’erba spartana, detta ‘tonnara’. “Nel rilascio delle autorizzazioni edilizie“, dice Massimo Augusti, figlio di Silvio ed attuale direttore della struttura, “ci sono stati molti ostacoli da superare. Noi si veniva da fuori ed eravamo guardati con sospetto. Volevano fare tutto loro“. Per chi conosce le caratteristiche dell’individualismo e del localismo, la situazione non è difficile da comprendere, è tipica dell’Italia. I locali non gradiscono la presenza dello straniero, che mette le mani nelle loro cose, e guardano alle novità con sospetto. Massimo aveva circa dieci anni, ma ricorda bene il clima sociale di quei tempi. Per circa quindici anni fu, comunque, un periodo d’oro. La clientela veniva dal Nord, in prevalenza, accettava la sistemazione spartana e conosceva la semplice e genuina Palinuro.

La famiglia Augusti covava, però, sottofondo, una grande frustrazione. Il terreno era in affitto e loro volevano ancora investire, migliorare la loro offerta turistica. Un bel giorno, papà Augusti, girando per la zona, viene a sapere che si vende il terreno, di circa quattro ettari, dove oggi grava il moderno Black Marlin. Un terreno incolto, privo di vegetazione, confinante con il fiume Mingardo, ma prospiciente ad un mare cristallino ed incantatore, con una vista su una baia meravigliosa. Silvio non si fa scappare l’occasione. Acquista il fondo che era proprietà di un conte toscano e decide di realizzare un campeggio esclusivo, unico in Europa. L’esclusività deriva dal fatto (ed ecco l’idea innovativa) che le piazzole di sosta per camper, roulotte e tende dispongono, ciascuna, di proprio bagno privato. Allora, ma spesso anche oggi, bisognava fare riferimento a servizi centralizzati. La formula piace.
Il successo si consolida in quello che diviene subito un must per la clientela dei tempi la quale, d’altronde, ha dovuto presto rinunciare al vicino Méditerranée, costretto alla chiusura dalle traversie societarie e dalla dissennata politica locale che, nello scoraggiare ed ostacolare, ha una sua immutata tradizione…

Vengono realizzate le strutture in muratura, compresa una grande piscina, tra concessioni prima promesse, poi ritirate, sequestri e dissequestri. Ma è stata questa l’Italia degli ultimi quaranta anni. Con la falsa idea di preservare l’ambiente, non ha fatto altro che incoraggiare l’abusivismo, procurando, forse, qualche vantaggio personale, ma distruggendo il territorio. Ed è forse una caratteristica tutta italiana, perchè altrove, nel Mediterraneo (in Croazia, in Grecia, in Spagna, in Costa Azzurra) le cose si sono fatte con un certo ordine e criterio, ed abbelliscono e migliorano quello che la natura ha dato.
Comunque, nel 1976 il Black Marlin, oggi gestito dalla Silver srl, è una bella realtà. La famiglia decide di modificare il campeggio in villaggio turistico, dando lavoro a centinaia di persone in fase di costruzione. Oggi vi lavorano circa settanta persone per la stagione estiva, ed una diecina sono a tempo pieno. Il complesso, ubicato sulla spiaggia che unisce Palinuro a Marina di Camerota, comprende numerosi bungalows in muratura o perlinati in legno, cottage e chalet, tutti con servizi indipendenti. Vastissimo il supporto logistico: ristorante, pizzeria, bar gelateria, market, e quant’altro. Viali e parcheggi raccordano il tutto sotto l’ombrello confortante di una variegata e curata vegetazione mediterranea. Teatro, discoteca, piano bar, impianti sportivi per ogni esigenza sono costantemente valorizzati dall’abile regia di un qualificato team di animatori.

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