giovedì, Giugno 24

#italiachefunziona: ha fatto volare l'Italia nel mondo

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La SIAI (Società Idrovolanti Alta Italia) fu fondata nel 1915, a Milano, dagli imprenditori Domenico Lorenzo Santoni (già fondatore delle Costruzioni Aeronautiche Savoia) e Luigi Capè. Un passaggio significativo è stato, nel 1922, l’arrivo di Marchetti, prima capo progettista e poi, nel corso degli anni, assurto ai vertici aziendali. Questo ingegnere ha fatto grande l’industria aeronautica italiana, insieme con altri suoi colleghi come Ermanno Bazzocchi e Giuseppe Gabrielli e, in misura diversa, Luigi Pascale e Stelio Frati. Senza dimenticare Luigi Napolitano, fondatore del ‘Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali’. Dalla fine degli anni venti all’inizio della seconda guerra mondiale il nome di Alessandro Marchetti resta, però, legato a due importanti velivoli: l’S 55 delle trasvolate atlantiche collettive e l’SM 79 Sparviero, trimotore civile da competizione e poi bombardiere ed aerosilurante.

In effetti fu Italo Balbo, il potente gerarca fascista, aviatore e poi Ministro dell’aeronautica del Governo di Benito Mussolini, a convincere l’ingegner Marchetti a progettare e costruire l’S 55X, il bimotore anfibio con il quale gli intrepidi aviatori dell’epoca effettuarono le famose trasvolate, con grande sofferenza e sacrificio e rimettendoci, a volte, la vita stessa. Famosa è rimasta la ‘Crociera del decennale’, in occasione del Century of Progress, l’esposizione universale di Chicago del 1933/34. Sarà un caso, ma il centenario della SIAI Marchetti è caduto in concomitanza con l’Expò di Milano, che tanto lustro e riconoscimenti sta dando al nostro Paese, come lo diede nel 1934 quella spedizione tra Canada e Stati Uniti, a conclusione della quale Balbo ed i suoi furono portati in trionfo in America, a rimarcare le capacità, il genio ed il coraggio del popolo italiano.

L’S 79 Sparviero consentì, invece, all’aeronautica italiana di disporre di un velivolo versatile e moderno, costruito in migliaia di esemplari, per competere con le più agguerrite aviazioni militari dell’epoca, prima tra tutte la Royal Air Force inglese. La versione aerosilurante, condotta in combattimento da giovani valorosi e temerari come Carlo Emanuele Buscaglia, Carlo Faggioni, Giulio Cesare Graziani, consentì di opporsi allo strapotere della Royal Navy nel Mediterraneo. Gli inglesi temevano il ‘gobbo maledetto’, come lo chiamavano a causa della sua particolare carenatura dorsale, quando si avvicinava alle loro navi a pelo d’acqua, incurante della contraerea, per lanciare il suo siluro. Tanti i colpi a segno, ma il prezzo, in uomini e mezzi, fu veramente troppo alto.

Ma anche la guerra ebbe fine, con l’epilogo che conosciamo. Il periodo successivo fu, per la SIAI Marchetti, come per moltissime aziende italiane, veramente gramo, irto di difficoltà. Dopo vicissitudini, anche pre-fallimentari, l’azienda si riconvertì al civile. I tentativi nel trasporto passeggeri non ebbero successo, ma lo ebbero, sicuramente, quelli fatti nel settore del turismo e dell’addestramento: S 205, S 208 ma, soprattutto, l’SF 260, progettato dall’ingegner Frati nella sua Aviamilano. Non avendo la possibilità di avviare una linea di produzione, cedette il progetto alla SIAI che, negli anni ed in varie versioni, lo ha venduto praticamente in tutto il mondo. Arriviamo, quindi, agli ultimi decenni. Nel 1970 il 30% della SIAI viene acquistato dalla Agusta, che passa al 60% nel 1973 e al totale delle azioni nel 1983. Gli stabilimenti, a questo punto, ampliano la linea produttiva all’assemblaggio di elicotteri. È stato, questo, un supporto importante all’attività dell’Agusta che, anche grazie alla coraggiosa acquisizione della Westland inglese, potrà diventare, con il marchio AgustaWestland, uno dei primi produttori mondiali di elicotteri, ed addirittura il primo in alcuni segmenti di mercato.

Nello stesso tempo, la SIAI ha già progettato e costruito alcuni prototipi del suo primo velivolo a getto, l’addestratore S 211, venduto alle aeronautiche di Singapore e di Haiti. Ma, a questo punto, la storia dell’azienda, come marchio storico e blasonato, arriva a conclusione. Con la riorganizzazione delle aziende aeronautiche e della difesa, confluite nell’ambito di Finmeccanica, nel 1997 la SIAI cessa di esistere come marchio indipendente e le sue attività vengono rilevate dalla Aermacchi, che diviene l’azienda specializzata di Finmeccanica nel settore dell’addestramento. Acquisisce, infatti, i prodotti SIAI , e ha ancora in produzione l’SF 260, anche in versione turbo, e continua lo sviluppo dell’S 211, con la nuova designazione M 311. Una ulteriore evoluzione di quest’ultimo, dotata di strumentazione digitale compatibile con l’addestramento al pilotaggio dei moderni velivoli da combattimento è, adesso, l’M 345. Velivolo recentemente designato dall’Aeronautica Militare quale successore, a partire dal 2017, degli MB 339, compresi quelli in dotazione alla Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Nello stesso tempo, e precisamente dal 2006, lo storico stabilimento di Sesto Calende della SIAI viene riaperto da AgustaWestland, adeguandolo come sede della tecnologica Training Academy, dove svolge attività di scuola di volo, anche con l’uso di modernissimi simulatori.

Dopo questa carrellata storica, per molti versi davvero entusiasmante, sento di poter tranquillamente smentire quando affermato all’inizio. L’azienda non è morta, ma è viva e vegeta, anche se nelle forme che sono state delineate. E non solo. Lo è anche nelle germinazioni che è riuscita a diffondere intorno a sé. La SIAI Marchetti ha fatto sviluppare un notevole indotto, continua a dare lavoro a migliaia di persone, produce valore aggiunto sul territorio e benessere per tante famiglie. Ne è testimonianza, per esemplificare, la OVS Villella Aerospace, di Pino Villella, di cui abbiamo scritto in un precedente articolo. Arrivato ragazzo in Lombardia dalla natia Calabria, ha potuto costruire e sviluppare a Sesto Calende, in quaranta anni di attività, un modernissimo stabilimento, che dà oggi lavoro a circa 150 dipendenti. E lo ha potuto fare, lui inizialmente operario specializzato saldatore della Siai, grazie alla esperienza fatta in quella azienda ed al supporto avuto dalla stessa. Grato per questo, non solo ha festeggiato quest’anno il quarantennale della sua ditta, ma è stato felice di ospitare una delle più riuscite manifestazioni di questo ciclo in onore della SIAI Marchetti.

La storia che abbiamo raccontato ci dimostra, pertanto, come cento anni di storia imprenditoriale, vissuti tra vicissitudini varie, successi e fallimenti, possa far sentire i suoi effetti positivi anche quando un marchio aziendale non esiste più. A testimonianza del fatto che il lavoro e l’ingegno di molti italiani, quando sono di tal livello, lasciano sempre il segno.

 

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