venerdì, Agosto 6

#italiachefunziona: gioielli che piacciono ai cinesi field_506ffbaa4a8d4

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Nuovi negozi in Cina, dove la griffe è sbarcata poco più di un anno fa, ricerca di nuovi mercati per espandere l’export e di nuovi campi, come l’accessorio moda. È un 2015 intenso quello di Misis, azienda orafa di Vicenza, che negli ultimi tempi, come molti colleghi, si è trovata a fare i conti sia con la crisi interna, che con quella di mercati esteri, come la Russia o la Grecia, che stanno vivendo grosse difficoltà.

A raccontare questo grande lavoro è Claudia Piaserico, che insieme al fratello Alberto rappresenta la seconda generazione nell’azienda fondata nel 1986 dai genitori Bruno e Maria Ester. Lei cura la parte creativa e di sviluppo del prodotto, anche se il suo percorso di studi è stato tutt’altro. Anzi, il fatto di disegnare gioielli è nato per caso.

 

Come sta andando il mercato?

In questo periodo combattiamo contro tutto. La parola d’ordine è ‘rimanere a galla’. La situazione geopolitica è critica e il mercato interno oltre a stagnare non paga. Non sai mai se alla scadenza riceverai realmente il pagamento e questo non ti permette di programmare, quando invece devo pagare i fornitori e continuare ad investire. E investire dall’altra parte del mondo, con logiche completamente diverse e costi alti.

 

Dall’altra parte del mondo significa Cina, vero?

Sì. Dopo un lavoro durato anni abbiamo aperto il primo negozio a Shanghai il 23 maggio scorso e ne sono seguiti altri. La scelta di Shanghai è stata dettata da due fattori: era vicino al nostro quartier generale in Cina e questo ci avvantaggiava, poi in caso ci fosse da correggere qualcosa avremmo potuto farlo prima di sbarcare a Pechino. Queste aperture, però, sono state il frutto di un percorso molto lungo e complesso.

 

Ci spieghi

Abbiamo iniziato a lavorarci quattro anni fa quando abbiamo conosciuto il nostro partner a ‘VicenzaOro’. Gli è piaciuto il nostro prodotto e abbiamo cominciato a testarlo attraverso canali alternativi. I nostri gioielli, infatti, sono ‘borderline’ nel senso che sono in argento ma di fascia medio-alta e con un design particolare. Nella cultura cinese il gioiello è legato all’oro, mentre l’argento è considerato di basso livello. Abbiamo quindi iniziato a testare il gradimento durante eventi per donne benestanti organizzati in club di lusso o durante serate organizzate dalle banche per i correntisti più importanti, nei quali i prodotti di lusso sono venduti con uno sconto maggiore a seconda del livello del cliente. Accanto a questo abbiamo testato prezzi, aree, gusti del pubblico. Il prodotto è piaciuto e abbiamo redatto un business plan per la distribuzione in negozi monomarca, in modo da comunicare il brand, il posizionamento e cosa vogliamo trasmettere. Abbiamo poi cercato forme di comunicazione alternative su canali non tradizionali per una fascia ‘snobbish’ attirata dal design più che dal metallo.

 

A proposito di Cina, dal 1 giugno sono stati dimezzati i dazi sul lusso, anche se il gioiello non è ancora incluso.

Spero che si arrivi ad includere anche i gioielli, o almeno l’accessorio moda. Vorrebbe dire tanto, visto che incidono molto sul prezzo.

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