mercoledì, Ottobre 27

#italiachefunziona: Better Silver, tra e-commerce e tradizione

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Dalla cantina di casa all’export in 70 Paesi e un primo ‘album’ da solisti uscito in gennaio dopo quasi 40 anni passati a ‘scrivere’ per altri. È una storia molto nordestina quella di Better Silver, azienda vicentina che produce catene in argento, che ha fatto dell’export – intrapreso già negli Anni Ottanta – e dell’innovazione due punti di forza. A raccontare l’evoluzione dell’azienda è Paolo Bettinardi, che nell’anno di fondazione è nato e che dal 2002 è entrato attivamente nell’azienda famigliare nella quale è cresciuto.

 

Bettinardi, come sta andando il mercato?

Bene, il 2014 è ripartito bene, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, nei quali abbiamo visto una contrattura, anche se in un momento di confusione generale, con il prezzo del metallo salito vertiginosamente, siamo riusciti a tenere botta. Il 2015 sta confermando i numeri dell’anno scorso, quindi siamo soddisfatti.

Siete riusciti a tenere in un settore come quello del catename, che ha sofferto più di altri.

In realtà questo è vero soprattutto per l’oro, mentre l’argento non ha sofferto della concorrenza estera. La catena in argento è ancora un prodotto che parla italiano. Il problema, piuttosto, sono i dazi. In Usa l’Italia paga dazi sia sulla manifattura che sul valore del metallo, mentre altri Paesi no e questo fa la differenza.

Come nasce Better Silver?

Mio padre Romano lavorava come rappresentante di argento, ma aveva voglia di cambiare vita e lavoro e nel 1977, quando sono nato io, ha iniziato l’attività nel garage di casa, che era proprio sotto la mia camera. Ricordo ancora il rumore della pressa.

PAOLO-BETTINARDI

In pratica è cresciuto con l’azienda…

Sì. Anche se ci sono entrato effettivamente solo nel 2002, insieme ad Andrea, mio fratello più giovane, in realtà ci ho sempre lavorato, ad esempio nelle fiere. Alla fine, essendo l’impresa di famiglia, sei sempre lì. Siamo un’azienda famigliare, anche se ci sono altre figure: mio padre si occupa della parte legata a strategie ed investimenti, mio fratello è responsabile della produzione e segue la parte tecnica, che è importantissima; io quella commerciale, amministrativa e di marketing. Avere le leve in mano alla famiglia è fondamentale, ti dà la possibilità di essere snello e seguire tutte le attività dell’azienda, che attualmente ha 250 dipendenti con uno stabilimento in Italia e uno all’estero.

Una storia che più veneta non si può. Come si è evoluta Better Silver in quasi 40 anni?

Come ho detto siamo partiti nel 1977, con l’entusiasmo e la voglia degli imprenditori dell’epoca e senza grandi capitali. Negli Anni Ottanta abbiamo iniziato a lavorare in maniera massiccia con l’estero, allora soprattutto gli Stati Uniti, che nell’ultimo periodo sono un po’ in calo. Abbiamo sempre continuato ad essere catenisti, senza mai smettere di innovare, che per noi non è una scelta degli ultimi anni. La catena in argento è un prodotto industriale, che necessita di importanti investimenti in innovazione, non potevamo pensare di non investire in macchinari e impianti, sempre nuovi e dirompenti. Un’altra parte degli investimenti va invece ad aspetti non produttivi, ma che riguardano ad esempio web e infrastrutture, come portarci la fibra ottica in azienda.

Negli ultimi anni siamo diventati partner di riferimento di importanti brand internazionali del settore, che collaborano con noi per determinati articoli, per la nostra capacità di produrre numeri importanti in breve tempo. Poi da un paio d’anni ci siamo avvicinati anche ad una nuova tipologia di produzione con un nostro brand.

Ha parlato di export, quanto rappresenta per voi? In quanti Paesi esportate?

Esportiamo il 90 per cento della nostra produzione in circa 70 Paesi. I mercati principali sono Usa, Sudamerica, Medio Oriente e Europa. Al momento, invece, non siamo performanti al massimo in Asia, dove ci siamo sempre scontrati con problemi di prezzi. La Russia è importante e anche se questi anni c’è stato un calo di vendite per noi non è stato travolgente. Per scelta non abbiamo Paesi che rappresentino una quota di mercato tale da compromettere l’azienda, cerchiamo di mantenere l’export molto frazionato, cosa che abbiamo imparato a nostre spese nel corso degli anni.

Ha parlato di investimenti nel web, si riferisce all’e-commerce?

Sì. Nel 2007 abbiamo aperto un canale distributivo silver-retail.it, che vuole creare un rapporto diretto tra la fabbrica e i punti vendita, evitando la lunga catena distributiva, che va ad aumentare il costo del prodotto. Ci sta dando soddisfazioni e ci ha permesso di acquisire molte informazioni, ad esempio arrivare a capire quali prodotti interessano di più è difficile se hai molti filtri. In questo modo, invece, possiamo comprendere dinamiche importanti.  A luglio abbiamo messo online anche il nuovo marchio, ma mentre silver-retail.it è pensato per i negozi, roma1947.it si rivolge direttamente al pubblico. In questo secondo caso abbiamo fatto realizzare il sito da un’azienda di Padova, molto giovane, che adesso si occuperà anche di implementare le vendite attraverso i social network.

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