giovedì, Settembre 16

#italiachefunziona: bagni mondiali

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Progetti personalizzati, collaborazioni con designer, laboratori interdisciplinari per elaborare nuovi prodotti, ma collezioni dai nomi rigorosamente veneti. Ha radici ben ancorate nel Nordest Lineabeta, azienda di arredo bagni nata trent’anni fa da quattro fratelli, che oggi esporta in diverse parti del mondo e sta affrontando la crisi puntando su ricerca e innovazione. Un milione i pezzi venduti in 65 Paesi, frutto di una creatività tutta italiana, prodotti in Italia o all’estero a seconda delle specializzazioni e della competitività delle manifatture.

A raccontare questa evoluzione è Enrico Capitanio, marketing manager e figlio di Carlo, il fondatore, che in azienda è entrato quando era ancora in culla.

 

Lei è in azienda praticamente da una vita…

Sì, anche da prima di nascere. L’azienda è stata fondata da mio padre Carlo, inizialmente con un socio, poi trasformata in SPA coinvolgendo altri tre tra fratelli e sorelle: Luisa che si occupa della parte commerciale; Monica, per il sistema qualitativo e organizzazione aziendale; Renato che cura la produzione. Mio padre segue il lato creativo e di strategia aziendale.

 

Come si è evoluta Lineabeta?

Inizialmente si puntava sul mercato italiano, sempre con un metodo di vendita Btb, avendo come riferimenti i rivenditori di arredo bagno. Da pochi anni ci siamo aperti alla progettazione di lavori con architetti e contractor, soprattutto all’estero. Gran parte dei rivenditori si è spostata su progetti personalizzati. Nel 2012 è entrato Joe Velluto come art director, e questo ha contribuito a farci focalizzare sulla collaborazione con designer e allo sviluppo del lato sociale.

 

Cosa intende?

Nel nostro ‘Lab’ affianchiamo giovani designer a professionisti di altri settori. Finora abbiamo organizzato cinque tavole rotonde nelle quali è stato effettuato un brainstorming su temi specifici, poi i designer hanno sviluppato prodotti che sono stati selezionati, messi in produzione e presentati a fiere come il Salone del Mobile a Milano e Cersaie a Bologna.

 

Insomma un grande investimento sulla ricerca

Sì, investiamo tantissimo in questo, la maggior parte delle risorse. È la filosofia dell’amministrazione, che ci ha sempre creduto e continua a farlo.

 

Come si è evoluto il prodotto in questi anni?

L’abbiamo rinnovato completamente, snellendo le linee, la produzione, proponendo un’offerta più varia. Il consumatore finale è sempre più esigente, se spende vuole la soluzione perfetta. Gli stili, poi, sono infinitamente mutevoli. Attualmente sta andando bene: ad esempio ‘Curvà’, una collezione che si distanzia dal mondo dell’accessorio, giovane e fresca che invece del cromato utilizza il verniciato, nata dal ‘Lab’.

 

Com’è cambiato il mercato?

Oggi la grande distribuzione sta facendo grandi passi, bisogna differenziarsi. Le piccole aziende, o i gruppi di piccole imprese sono molto più flessibili. Bisogna fare network, collaborare tra aziende e con i clienti, che sono coloro che portano al successo il prodotto. Con tanti abbiamo rapporti da anni, che si basano su fiducia e rispetto. Una volta, però, bastava mandare il prodotto in negozio e la gente veniva a comprare, perché tutti si costruivano la casa. Oggi è cambiato: la gente è più informata, si scarica i cataloghi e le schede tecniche dei prodotti dal sito e vuole progetti personalizzati. Molti di quelli che non l’hanno capito hanno chiuso, altri si sono trasformati in interior designer e progettisti e con loro si lavora molto bene. È importante avere punti di riferimento sicuri, e questo è ancora più vero all’estero, dove i clienti devono avere un interlocutore che parla la loro lingua e che dà continuità. In un mondo mutevole vogliamo essere un punto di riferimento, per questo facciamo l’impossibile per progetti customizzati e forniture rapide. Se non hai un team unito, preparato e variegato oggi fai poco: è passato il periodo della piramide, oggi serve condivisione anche nel lavoro.

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