lunedì, Settembre 20

Italia Unica rilancia il lavoro

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Italia Unica è il nuovo partito politico fondato da Corrado Passera, pronto a salire sulla passerella della politica italiana per convincere l’elettorato di destra, togliendo voti al sempre più magro consenso elettorale di Silvio Berlusconi. Corrado Passera tira dritto nella sua strada per intercettare anche quell’elettorato insoddisfatto della sinistra, senza disturbare eccessivamente la politica condotta da Matteo Renzi.

Italia Unica si propone come autentica alternativa senza possedere le caratteristiche di una seria opposizione di destra oppure conservatrice. Un simile soggetto politico potrebbe ridimensionare il peso dello Stato nella vita dei cittadini, lanciando una forte polemica contro gli eccessi della pressione fiscale, senza dimenticare le questioni bioetiche. Ma nessuno pensa a fondare un partito di destra con forti e precisi ideali di identità, giacché la sinistra italiana sta lentamente stravolgendo la sua filosofia politica. Resta in campo solo Sinistra ecologia e libertà che però non riesce ad affermarsi come vorrebbe.

La politica italiana è comunque pronta a subire un forte maquillage per cambiare aspetto e presentare ai cittadini un altro volto. Gli scenari si arricchiscono di nuovi soggetti politici verso un nuovo raggruppamento di forze civiche e di movimenti, tutti derivanti dalle scissioni dei grandi partiti tradizionali, ricchi di ideologie blasonate basate su un pensiero filosofico. Su questa rivoluzione sociopolitica si inserisce Italia Unica, presentando brillanti azioni da realizzare per rilanciare l’Italia.

La popolazione italiana è ormai abituata, a seguito della profonda crisi dell’identità dei partiti politici, ad ascoltare proposte di nuovi movimenti o di liste civiche. Quei programmi per salvare il Paese sono solo documenti scritti, ancora tutti da esaminare. Italia Unica, dopo una gestazione di circa 12 mesi, presenta il suo variegato menu della salvezza ma la speranza e il sogno sono legati alla sua riuscita, altrimenti il vecchio spettacolo della politica si ripete cambiando soltanto il palcoscenico. Corrado Passera si presenta come un altro salvatore della patria. La sfida, difficile e ambiziosa, deve essere vissuta con un grande impegno e con una seria determinazione. Il recinto dentro il quale si muove Corrado Passera è tortuoso e complicato ma lui può giocare in anticipo poiché conosce bene le stanze del potere. La forte determinazione da mettere in campo è l’unica arma non ancora usata, principale causa delle promesse non mantenute dai diversi Governi. Matteo Renzi è la dimostrazione più evidente. C’è da segnalare che l’Italia ha visto partire tanti treni carichi di buone speranze: nessuno è mai arrivato alla stazione. Su questa enorme incapacità del Parlamento muove i passi la sfida di Italia Unica, all’interno di un contesto sociopolitico decisamente ingessato.

La politica italiana sconta gravi ritardi nel fundraising perché dovrebbe cambiare l’approccio con i cittadini, cercando una maggiore partecipazione per rinnovare i valori culturali. Serve uno stravolgimento serio e rigoroso per trovare il consenso elettorale e il finanziamento dai cittadini, convinti delle buone idee di un partito politico. E’ un vero peccato che Italia Unica non sia riuscita a proporre un modello di fundraising, capace di rivoluzionare la cultura politica degli italiani. Su questo argomento, motore indispensabile per i partiti politici, brancola nel buio senza presentare novità di rilievo, degne di un nuovo soggetto politico.

«Seguo da alcuni anni», commenta Raffaele Picilli, fundraiser senior e autore con Marina Ripoli del volume ‘Fundraising e comunicazione per la politica’ – Rubbettino Editore 2014,«con interesse tutte le attività legate al fundraising e al people raising per la politica. In Italia, ancora non sono molte e tra quelle presenti, la maggior parte consistono in semplici raccolte di fondi. Va precisato che la differenza tra raccogliere fondi e fare fundraising è notevole ed è consequenziale al rapporto di fidelizzazione che viene a crearsi, nel tempo, tra donatore e progetto da sostenere. Italia Unica si avvale di un sito web nel quale viene presentata la mission, le idee, le persone e il programma. Nel sito, che nello stile ricorda molto quelli americani, mancano però, a mio avviso, due sezioni fondamentali per l’innovazione della politica: il fundraising e il people raising. Per coinvolgere nuovamente il cittadino alla politica, bisogna farlo sentire attivamente parte di un movimento o di un partito politico. Questo può avvenire attraverso anche il dono del proprio tempo (fare volontariato), di denaro o di beni. Quando non vengono offerte queste possibilità al cittadino/elettore, lo si lascia fuori a guardare. Non è una questione solo di soldi da raccogliere, ma di partecipazione attiva, che in politica vuol dire possibilità di maggiore credibilità del movimento o del partito. Peccato che questo manchi a Italia Unica. Per chiarire l’efficacia dell’uso del fundraising e del suo legame con la comunicazione, si può prendere ad esempio una frase che compare nel sito web di Italia Unica: ‘L’Italia Unica che vogliamo va costruita insieme’. Ora, ci si potrebbe chiedere: ‘perché farlo?’. E’, infatti, evidente che manca la motivazione a darsi da fare. Invece, ogni azione, nel fundraising per la politica, deve portare a una reazione che consenta al cittadino/elettore di leggere un appello (come quello indicato sopra) e di sentirsi invitato dall’organizzazione a fare qualcosa per il raggiungimento dell’obiettivo dato, nel caso specifico, ‘costruire l’Italia insieme’. E’ bene ricordare che la politica italiana, avvalendosi dei princìpi e delle tecniche di fundraising, può trovare la strada per diventare davvero innovativa, rigenerandosi dopo anni di immobilismo e decisionismo a senso unico. Non basta chiedere un voto per cambiare il nostro Paese e questo vale anche per Italia Unica».

Italia Unica prepara le sue azioni su un terreno economicamente favorevole per lanciare le rivoluzioni e gli stravolgimenti nel mondo del lavoro. Non è stata mai registrata una combinazione di shock esterni (svalutazione, petrolio, espansione monetaria) potenzialmente positiva sull’economia del Paese, in grado di favorire una ripresa decisamente più consistente. C’è un cauto ottimismo sull’inversione di rotta relativo al clima deflazionistico che potrebbero alimentare gli eventi legati al petrolio. Le positive attese della popolazione sono fondamentali poiché influiscono direttamente sui comportamenti. Sul fronte industriale i segnali restano ancora di stagnazione. Italia Unica conosce bene l’urgenza del Paese: il lavoro. E’ troppo elevato il numero di persone disoccupate, di esodati, di lavoratori in cassa integrazione, senza tralasciare la popolazione dei giovani che non riesce a entrare nel mercato del lavoro. Ma la percentuale degli inoccupati è davvero preoccupante. E’ totalmente assente quel doveroso ricambio generazionale che garantisce una crescita culturale di una nazione.

«La proposta di Italia Unica», commenta Marco Marazza, Professore di Diritto del Lavoro presso l’Università di Roma Universitas Mercatorum, università telematica non statale creata dal Sistema delle Camere di Commercio italiane, «rivoluziona il mondo del lavoro anzitutto perché è complessiva ed organica, all’opposto di quanto fatto fino ad oggi dal Governo, con gli schemi di decreti sulla flessibilità in uscita e sugli ammortizzatori sociali. L’impressione, infatti, è che al Governo ancora manchi una visione di insieme. Di conseguenza sono poco chiari anche gli obiettivi e gli strumenti che si intende utilizzare per conseguirli. Una vera riforma del lavoro, per essere efficace, non può certo limitarsi a innovare la sola flessibilità in uscita per i nuovi assunti. Piuttosto, un vero cambio di passo, si deve ottenere intervenendo con una legge che dia certezza alle regole delle relazioni sindacali, con l’introduzione della Agenzia nazionale per il lavoro dotata di poteri centralizzati, con il riordino dei contratti di lavoro che agevoli l’inserimento delle categorie più deboli, con il potenziamento di tutti gli strumenti idonei a incentivare la produttività del lavoro in cambio di retribuzioni nette più alte. In questa sfida, la forza del programma di Italia Unica sta proprio nel fatto di essere frutto di una visione di insieme dei problemi del lavoro. E i punti cardine della proposta sono la produttività, la fiducia in relazioni industriali costruttive, che devono essere adeguatamente sostenute dal legislatore e coltivate soprattutto a livello aziendale, nonché l’impossibilità di distinguere tra già occupati e nuovi assunti, tra dipendenti pubblici e privati. Solo evitando queste artificiose distinzioni sarà, infatti, possibile dosare in modo equilibrato flessibilità e tutele, garantendo, da subito, una maggiore competitività del sistema produttivo. In un momento di stagnazione economica non è coerente intervenire sulla flessibilità del lavoro solo per i nuovi assunti, come invece propone il Jobs Act con il contratto di lavoro a tutele crescenti. E’ piuttosto evidente» conclude Marco Marazza, «che il compromesso politico raggiunto non offre una soluzione adeguata alla situazione contingente e, oltretutto, finisce per scaricare sui nuovi assunti, e quindi principalmente sui giovani, la nuova flessibilità. Invece, per sostenere l’economia e attrarre nuovi capitali occorre, in primo luogo, rendere più produttivo il lavoro, incentivando la contrattazione collettiva a rimuovere le tante inefficienze a fronte della defiscalizzazione di quote del salario, modificando per legge la disciplina di ciò che accade durante lo svolgimento del rapporto di lavoro. Si parla troppo poco, spesso senza la necessaria attenzione, di orari di lavoro, mansioni, controlli. Per i licenziamenti, poi, la reintegrazione andrebbe per tutti lasciata nei soli casi di licenziamenti discriminatori o nulli. In tutti gli altri casi il lavoratore dovrebbe essere risarcito con un indennizzo da quantificare con criteri più equi di quanto previsto dal Jobs Act, affinché il dipendente licenziato per futili motivi possa comunque contare su una congrua somma di denaro. Infine, occorrono specifici strumenti contrattuali non solo per rendere finalmente effettiva l’alternanza tra scuola e lavoro, ma anche per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e il reinserimento dei più anziani. Complessivamente, la proposta di Italia Unica persegue l’obiettivo di uno scambio tra maggiore flessibilità del lavoro e maggiori salari netti».

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