venerdì, Settembre 17

Italia – Turchia: la visita ufficiale di Erdogan a Roma Le sempre più importanti relazioni economiche tra i due Paesi

0

Il 22 febbraio 2017 si è tenuta la prima Joint Economic and Trade Commission (JETCO) tra Italia e Turchia nel corso della quale è stato firmato un protocollo per lo sviluppo degli investimenti e della cooperazione economica nei settori dell’ energia, dell’agricoltura, della scienza e della tecnologia, del turismo e della cultura. Cooperazione che si era manifestata, ad esempio,  già nel coinvolgimento di aziende italiane nella realizzazione del terzo ponte sul Bosforo ad Istanbul, del tratto autostradale Gebze-Bursa-Izmir, della metropolitana di Ankara.

E per le aziende italiane la Turchia non può non essere un mercato ambito, data l’ enorme platea da cui è formato – circa 77 milioni di abitanti, soprattutto giovani (più della metà ha meno di 30 anni) e ben istruito. Proprio una popolazione giovane è molto attratta dalle eccellenze di molti marchi italiani i quali, da tempo, si sono impegnati ad implementare il livello di modernizzazione turco. Senza poi trascurare che la posizione strategica dei due Paesi con numerosi hub marittimi li mette fisiologicamente nella condizione di essere entrambi porte di accesso di un mercato enorme come quello europeo e quindi sempre più interdipendenti.

A renderli tali, anche il Tap, ossia  è la parte finale di un maxi-gasdotto da 45 miliardi di dollari che parte dall’ Azerbaijan, attraversa tutta la Turchia, Grecia, Albania e dopo aver percorso più di quattromila chilometri giunge in Puglia i cui cittadini, compresa la classe dirigente, non hanno mai nascosto l’ insofferenza per il percorso prescelto, che potrebbe portare alla distruzione di oliveti secolari e alla compromissione dei paesaggi salentini. Inoltre, spettri di corruzione si sono stati denunciati intorno a questo progetto:  per esempio, il ministro turco Berat Albayrak, da cui dipende la società statale Botas che controlla il tratto turco del gasdotto, è il genero di Erdogan, essendosi  sposato nel 2014 con sua figlia Esra ed è stato a lungo manager di giganti privati dei mass media e dell’ energia.

Ciononostante, Ankara, in quanto membro della NATO dal 1952, ha stretto un particolare legame, nel settore della difesa, con Roma con cui si svolgono regolarmente Comitati Bilaterali. Sul campo, i due Paesi hanno partecipato a numerose missioni, quali il Kosovo, l’Afghanistan, il Sudan ed il Libano. Nell’ ambito dell’industria della difesa, la Turchia è un partner di pregiata caratura per l’ Italia. Un emblema di questo aspetto, il C-27J Spartan, un aereo da trasporto tattico firmato dall’ italiana Leonardo, potrebbe conquistare la Turchia al posto del C295 di Airbus in un contratto dal valore stimato di 500 milioni di dollari, per nove velivoli da trasporto truppe destinati al ministero della Difesa turco.  Inoltre, Ankara ha aumentato la collaborazione nella difesa con Francia e Italia assegnando al consorzio Eurosam (composto dal produttore europeo di missili MBDA – a sua volta partecipato da Airbus, Leonardo e BAE Systems – e il gruppo della difesa francese Thales) un contratto per studiare lo sviluppo e la produzione di un sistema di aerei e missili a lungo raggio, pronto ad entre in servizio entro metà del prossimo decennio. Intesa che prevede un contratto di 18 mesi a favore di Eurosam e dei sui partner turchi Aselsan e Roketsan.

Nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, anche il settore culturale riveste un ruolo centrale: dai monumenti all’interesse per la musica, in particolare per l’opera lirica italiana. Particolarmente profonde, poi, anche la cooperazione tra università italiane e turche in ambito scientifico e tecnologico e la collaborazione tra i due Paesi nel settore del restauro. In tale ambito, l’Italia ha giocato sempre da fuoriclasse: alcune missioni italiane di scavo, ad esempio, sono attive in Turchia da più di 50 anni come nel caso di Hierapolis dove è stato scoperto il martyrion dell’Apostolo Filippo, e quella di Arslantepe.

Dal punto di vista politico, qualche frizione tra Ankara e Roma ci fu in seguito al colpo di Stato del luglio 2016:  «In Turchia c’è stato un golpe contro la democrazia che ha fatto 238 martiri e nessuno è venuto qui » . Con queste parole Erdogan, nel corso di un’intervista a Lucia Goracci di Rai News 24, se l’ era presa con l’Unione Europea e, soprattutto, con Federica Mogherini: «Non avrebbe dovuto parlare da fuori: `Mogherini prima di tutto saresti dovuta venire in Turchia. Se viene bombardato il Parlamento italiano che cosa succede? La Mogherini, che è italiana, come reagisce? Dice che hanno fatto bene, che è preoccupata dai processi che ne deriverebbero? Ora vi chiedo una cosa: l’Occidente è dalla parte della democrazia o del golpe?».

Il presidente non nascose la sua indignazione  anche per l’ inchiesta per riciclaggio aperta a Bologna nei confronti del figlio Bilal, sotto inchiesta per riciclaggio dopo un esposto presentato da Murat Hakan Huzan, oppositore politico del presidente turco e rifugiato in Francia: «Se mio figlio torna in Italia potrebbe essere arrestato perché c’è un’inchiesta su di lui a Bologna e non si sa perché. In quella città mi chiamano dittatore e fanno cortei per il Pkk. Perché non intervengono? È questo lo stato di diritto? La sua vicenda potrebbe mettere in difficoltà persino le nostre relazioni con l’Italia. Mio figlio è un uomo brillante e viene accusato di riciclaggio di denaro. L’Italia dovrebbe occuparsi della mafia, non di mio figlio» . L’ allora Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, in un tweet, ribatté: «In questo Paese i giudici rispondono alle leggi e alla Costituzione italiana, non al presidente turco, si chiama “stato di diritto”».

Ora, se si considerano le sempre più evidenti tensioni tra Ankara e Washington per via dello spostamento della sede dell’ ambasciata USA in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme e, non ultimo, del sostegno americano all’ YPG, senza dimenticare l’ avvicinamento ad Iran e Russia (da quest’ ultima la Turchia ha addirittura acquistato un sistema di difesa antimissilistico S400) e gli avvertimenti della Francia di Macron, il ruolo dell’ Italia potrebbe non essere di importanza secondaria.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

emanuele.cuda@lindro.it

End Comment -->