martedì, Settembre 28

Italia, scusate l’errore…

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«Scusate, c’è stato un errore» dicono più o meno, colti con le mani nella marmellata, i responsabili svizzeri della Oerlikon Graziano, fabbrica di Rivoli, Torino, filiale locale della omonima Società con sede in Svizzera. In questo caso a proposito di Antonio Forchione, operaio della filiale piemontese, licenziato al suo regolare ritorno in azienda dopo un trapianto di fegato perché ritenuto «inidoneo al lavoro». «Stiamo valutando la vicenda e la possibilità di riconsiderare il licenziamento», fanno sapere dal quartier generale i vertici del Gruppo che opera nel settore metalmeccanico. La lettera di licenziamento non sarebbe stata scritta dal responsabile del personale locale, dunque potrebbe essersi trattato appunto di un errore.

E chi siamo noi per dubitare della loro buona fede. E del fatto certo, certissimo, indefettibile, che sarebbero intervenuti anche se il caso non fosse esploso a livello nazionale, sin con l’intervento del Ministro del lavoro, Giuliano Polettiinaccettabile, inconcepibile, sbagliato»), del Presidente della Regione Piemonte e di chiunque altro a seguire. Come sempre di errore si tratta, ed errore di qualcun altro, di un dipendente distratto o inadatto, di una procedura scorrettamente eseguita, del caso, del fato, del destino cinico e baro o delle rane piovute dal cielo.

Ma se vale, certamente, certissimamente, indefettibilmente, per loro, a maggior ragione deve valere per i nostri, si fa per dire, politici. E quindi Matteo Renzi ha solo per errore fatto una legge di Riforma Costituzionale ed Istituzionale balzana respinta quasi plebiscitariamente dai cittadini, così come Matteo Salvini potrà accampare l’errore, certamente certissimamente indefettibilmente non a lui attribuibile, quando si toccheranno con mano le conseguenze della campagna d’odio che va fomentando verso tutto e quasi tutti, Beppe Grillo non ha responsabilità alcuna se qualche Sindaco non è proprio all’altezza (eufemismo) trattandosi di errore certamente, certissimamente, indefettibilmente non a lui riconducibile. Tutti innocenti, non solo non c’è dolo ma, italicamente, neppure la ben più lieve colpa. Idem per tutti gli altri (aggiungere a piacere). Quanto a Silvio Berlusconi, figuriamoci se in materia pretendiamo noi di insegnare alla gallina come si fanno le uova, e proprio a chi ha fatto dello scarico di responsabilità il proprio abituale ‘modus interloquendi’. È stato, per tutti, un errore. Solo un errore. E tutto è perdonato, come sempre e più di sempre. «Tana liberi tutti» e si può ricominciare.

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