sabato, Maggio 8

Italia – Russia: quella guerra alle sanzioni di Bruxelles

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Il problema, per Picchi, è politico, ma è l’aspetto economico quello che, secondo la Lega, dovrebbe convincere il Governo che sta sbagliando: “Noi siamo un Paese che non è ancora uscito dalla crisi economica, che ha una vocazione all’export, chiudere il principale mercato di esportazione durante una crisi economica è come suicidarsi. Avevamo un mercato di primo ordine con questo Paese, questo mercato è chiuso e la cosa ancor più grave è che chi ha voluto queste sanzioni, come USA e Uk, sono quelli che poi con pratiche di exportdisinvoltole aggirano più facilmente. Mentre noi manteniamo fede a quelle che sono le regole e vi sono altri Paesi che fanno ‘i duri’ in linea di principio e poi si scopre che magari esportano tramite triangolazioni Vietnam-Kazakistan, Kazakistan-Russia e la loro quota di mercato in questi Paesi con le sanzioni è molto aumentata a discapito di Paesi come Italia, Germania e Francia che erano naturali esportatori con queste Nazioni”.

Questa nuova guerra commerciale ha delle vittime, afferma Di Stefano, “le tantissime aziende italiane ridotte al lastrico, al contrario degli Stati Uniti che, invece, hanno aumentato le esportazioni in Russia”.
Le criticità non riguardano sono l’export, colpiti anche gli investimenti russi e il turismo. L’Assessore al Turismo della Liguria, Gianni Berrino, di Fratelli d’Italia, tra i firmatari della mozione ligure, sottolinea “già dal 2015 il turismo russo è diminuito drasticamente nella nostra regione a discapito di città come San Remo e Portofino che erano tra le mete più gettonate. In questo caso ci tengo a sottolineare che Genova da inizio 900’ aveva intrecciato dei rapporti solidi con la Russia, che sono perdurati anche durante il periodo della URSS e che con l’applicazione delle sanzioni sono stati bruscamente interrotti. Abbiamo accolto il disagio delle associazioni degli albergatori, dei rappresentanti di confindustria e delle camere di commercio che hanno visto diminuire il loro giro d’affari dall’entrata in vigore delle sanzioni”. La mozione della Liguria, come quella delle altre due regioni, prevede “l’istituzione di un comitato per contrastare le sanzioni alla Russia e per il sostegno al processo di autodeterminazione della Crimea”. Di questo comitato nessuno è disponibile a fornire maggiori informazioni, né c’è la conferma che i promotori delle mozioni abbiano già attivato canali diretti con la Russia -come riferivano alcune fonti le scorse settimane-, ma, al momento dell’approvazione della mozione, afferma l’Assessore, “era presente, all’interno della sala consigliare, un troupe di una televisione russa, la sera stessa le principali emittenti della Federazione hanno dato la comunicazione del risultato unanime della nostra votazione”.

Questa nuova guerra fredda “è molto più complessa della prima guerra fredda, perché il mondo è molto cambiato e l’Occidente ha un ruolo che sarà sempre più marginale negli equilibri mondiali”, afferma Di Stefano.
Alcuni analisti sostengono che la posizione russa nei confronti della UE si irrigidirà parecchio a breve, e la politica delle sanzioni starebbe aggravando la tensione che, per altro, proprio alla vigilia del vertice NATO dell’8 e 9 luglio è diventata palpabile. L’Unione Europea, secondo Di Stefano,  “sta seguendo la strategia folle degli Stati Uniti di portare la Nato ai confini della Russia. Quindi, certo che i rapporti si irrigidiranno. Dopo l’invito formale al Montenegro, l’Alleanza Atlantica lavora per gli ingressi di Georgia e Ucraina. E, nel frattempo continua la militarizzazione dell’Est europeo. Tutto questo è visto dalla Russia come una minaccia esistenziale, come ha affermato più volte il Presidente Putin. Se questa escalation continuerà da parte della Nato, le conseguenze non sono prevedibili. Noi del M5S abbiamo chiesto una ridiscussione della partecipazione italiana nella Nato per evitare proprio scenari apocalittici di questo tipo. Si tratta di un’Alleanza sorta per motivi difensivi e che dagli anni’90 ad oggi si è trasformato in uno strumento di aggressione e distruzione dei popoli. Gli attentati di Dacca ci hanno dimostrato come il nemico oggi non sia la Russia, ma il terrorismo. Mosca, anche da questo punto di vista, rappresenta un alleato fondamentale non un nemico come ci vogliono far credere”.

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