domenica, Maggio 9

Italia – Russia: quella guerra alle sanzioni di Bruxelles

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Palazzo Chigi, fin dal 2014, si è allineato a USA e UE, sostenendo la necessita di mantenere le sanzioni fin tanto che non vi sarà il ripristinato del rispetto del diritto internazionale: «L’Italia non può tirarsi fuori dal contesto internazionale che ha scelto le sanzioni come strada di contrasto alla politica espansionistica della Russia». Senza mancare di sottolineare l’impegno della Farnesina a tenere aperto il canale diplomatico, consapevole dell’importanza della Russia nel contesto europeo. Una posizione che sembrava essersi leggermente modificata quando, a metà giugno, il Premier Matteo Renzi, partecipando al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), in procinto di recarsi al Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno, durante il quale i vertici politici della UE avrebbero dovuto ratificare la proroga delle sanzioni, aveva affermato: «La posizione italiana è molto semplice: le sanzioni non si rinnovano in maniera automatica ma, o c’è un giudizio su quello che sta accadendo, o diventano ordinaria amministrazione».  Poi, il 27 giugno, Renzi, nelle comunicazioni al Parlamento su quanto il giorno dopo l’Italia avrebbe portato al tavolo del vertice di Bruxelles, neanche una parola sul tema sanzioni, che compariranno solo nella  risoluzione approvata dal Senato al termine della discussione sul programma tracciato dal Premier, che impegna il Governo «a continuare a discutere, nelle sedi europee, delle sanzioni alla Russia, sostenendo la posizione espressa al Forum economico di San Pietroburgo dal Presidente del Consiglio Renzi, secondo la qualele sanzioni non si rinnovano in modo automatico». Pochi giorni dopo, l’ufficializzazione che, almeno per altri sei mesi, le sanzioni resteranno in piedi, e l’Italia nulla ha da eccepire, anzi, ha votato a favore.
Così, Roma.

Il Territorio, o almeno alcune aree del Paese, quelle che esprimono il tessuto produttivo che traina l’export italiano, la contrarietà per la politica delle sanzioni l’hanno portata ai parlamenti locali, che l’hanno trasformata in azione politica. I parlamenti di Veneto, Lombardia e Liguria si sono espressi per il superamento delle sanzioni.
Apripista, il Veneto, lo scorso 18 maggio, quando il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione nella quale si chiede al Governo nazionale di attivarsi per il ritiro delle sanzioni. Il 29 giugno è stata la volta della Liguria, la risoluzione -volta «all’immediato ritiro delle inutili sanzioni alla Russia»- ha ottenuto un voto unanime di tutte le forze politiche in Consiglio.  Il 5 luglio è stata la volta della Lombardia, con una mozione che, come le altre due, chiede il ritiro delle sanzioni e il riconoscimento della volontà della Crimea di ritornare sotto l’ombrello in russo. In Toscana si sta lavorando ad una mozione che ricalca le prime tre.
Punto di riferimento di questo attivismo in politica estera dei territori in fatto di sanzioni, sono Lega Nord e M5S, che in Parlamento hanno più volte portato il tema.

Secondo Guglielmo Picchi, responsabile delle Relazioni Internazionali della Lega Nord, “le sanzioni, storicamente, non sono mai servite a nulla; l’effetto deterrente che certi Paesi dell’Unione vorrebbero che queste sanzioni avessero in realtà non solo non lo hanno, ma, peggio, hanno l’effetto contrario, incattiviscono i rapporti tra gli Stati”. Il ruolo dell’Italia è “fare da ‘ponte’ tra Est ed Ovest come avvenne nel 2004”. Secondo Picchi, poi, molto grave quantoha fatto il Presidente Renzi: andare a San Pietroburgo a promettere di togliere le sanzioni,  firmare contratti per oltre un miliardo di euro, poi, due giorni dopo, mandare il suo Ministro degli Esteri al Consiglio del Ministro degli Esteri dell’UE a votare a favore della proroga delle sanzioni per altri sei mesi. Avendo rapporti con la Federazione Russa so che ci sono stati diversi malumori per questo gesto. Le aperture fatte dal Presidente andavo nelle direzioni di quanto la Lega chiede da tempo, invece poi, due giorni dopo è successo tutto il contrario”.
Se si pensa di usarele sanzioni per colpire Putin e la sua leadership sbagliamo”, prosegue Picchi, “perché andiamo a colpire solo il popolo russo. Inasprire l’opinione pubblica russa contro l’Europa e gli Stati Uniti è nell’interesse dalla cooperazione tra i popoli? Non credo che la pace e la cooperazione possa essere costruita tramite le sanzioni”.

Manlio Di Stefano, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Commissione Affari Esteri della Camera, che ha partecipato al Congresso di Russia Unita, il partito di Putin, tenutosi domenica 26 e lunedì 27 a Mosca, ci conferma “le sanzioni sono al primo posto dell’agenda dei nostri rapporti, per tanto, certo, ne abbiamo parlato al Congresso”.  “Le sanzioni sono state imposte dagli USA, l’Europa non le voleva. E’ stata la leadership americana e il Presidente americano ad insistere, tante di quelle volte da mettere in imbarazzo l’Europa, che ha deciso per le sanzioni economiche, nonostante i costi. Con questi governi oggi nell’Unione Europea, la Ue non toglierà mai le sanzioni senza l’ordine degli americani”.

A chi insinua che l’attivismo di Lega e M5S sia di maniera, volto a tenere alta la bandiera e buono il territorio, Picchi risponde: “Bisognerebbe essere al Governo del Paese per poter fare una concreta battaglia contro le sanzioni. Noi la battaglia la portiamo avanti in tutte le sedi nazionali ed internazionali. L’Italia vive in un contesto internazionale, perciò non possiamo svegliarci una mattina e togliere unilateralmente le sanzioni alla Russia, quindi bisogna costruire un consenso intorno alla posizione italiana. Naturalmente poi ci sono le varie iniziative locali nei vari consigli regionali.  Noi siamo all’opposizione, quindi, al massimo, possiamo impegnare il Governo ad operarsi nelle sedi opportune”.
E M5S respinge la tesi di una vicinanza particolare, un rapporto privilegiato del Movimento alla Russia: “Non si tratta di ‘rapporto privilegiato’, ma consapevolezza che la Russia sia un partner commerciale, economico, culturale e storico imprescindibile per il futuro dell’Europa e dell’Italia. Noi dialoghiamo con tutti coloro che vogliono costruire un mondo multipolare di Stati sovrani e liberi. Non abbiamo lobby, non abbiamo le pressioni di corporazioni finanziarie alle spalle. Noi autogestiamo le nostre campagne elettorali. E abbiamo, quindi, le mani libere per poter difendere gli interessi strategici nazionali e indirizzare la nostra azione verso quelle che giudichiamo essere le scelte migliori per il popolo italiano. Popolo italiano che consideriamo depositario di una sovranità perduta che riacquisterà molto presto grazie a noi. Un interlocutore fondamentale per la risoluzione delle gravi crisi internazionali di Iraq, Siria, Libia e Yemen. Un Paese amico per la costruzione di un nuovo mondo multipolare da costruire attraverso i principi del rispetto della sovranità, dell’autodeterminazione dei popoli e di un modello di globalizzazione giusto e bilanciato”.

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