martedì, Settembre 21

Italia – Russia: affaire Biot, solo un tassello di un mosaico più ampio L’episodio appare, allo stesso tempo, il prodotto dell’allentamento in corso dei rapporti fra Italia e Russia e un ulteriore tappa di questo processo

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L’affaire Biot l’episodio di spionaggio a favore della Russia che ha avuto per protagonista un ufficiale della Marina militare italiana e al quale i mezzi di informazione, negli scorsi giorni, hanno dato ampia copertura – appareallo stesso tempo, il prodotto dell’allentamento in corso dei rapporti fra Italia e Russia e un ulteriore tappa di questo processo. Le conseguenze di quanto accaduto sono ancora in larga parte da definire. Al di là della sua gravità oggettiva, la visibilità pubblica data alla vicenda (che si traduce, fra l’altro, proprio nell’attenzione che le è stata riservata dai media) è un chiaro segnale indirizzato a Mosca. Non è, però, ancora chiaro quale potrà essere la risposta del Cremlino. Sinora, la posizione delle autorità russe è stata improntata a una sostanziale moderazione, sia a livello di dichiarazioni, sia a livelli provvedimenti assunti. Da quanto accaduto in questi giorni emerge tuttavia, in maniera evidente, come negli ultimi tempi l’atteggiamento italiano nei confronti della Russia sia almeno in parte mutato e come questo mutamento sembri destinato a continuare nei prossimi mesi.

Si tratta di un processo che dura ormai da diverso tempo. Dopo le simpatie espresse nei mesi del primo governo Conte (giugno 2018-agosto 2019) – simpatie che, tuttavia, hanno faticato a esprimersi in azioni concrete – già con l’insediamento del governo Conte II i rapporti hanno cominciato a raffreddarsi. Fra Russia e Italia rimangono, tuttavia, ampi e importanti spazi di cooperazione, in primo luogo in campo energetico. In questo campo, per esempio, nel 2020, Mosca ha contribuito per il 43% circa (28,4 miliardi di metri cubi circa) alle importazioni italiane di gas naturale. Nonostante la significativa flessione registrata rispetto all’anno precedente (-9,9%), sempre nel 2020 il valore complessivo delle importazioni italiane in Russa è stato di circa 7.100 milioni di euro a fronte di circa 9.330 milioni di euro di importazioni (-34,9% rispetto al 2019). Il fondo sovrano russo (RDIF – Russian Direct Investment Fund) è inoltre attivo in Italia in una lunga serie di settori, un attivismo che ha portato, fra l’altro, alla stipula del recente accordo per la produzione in Italia del vaccino anti-COVID-19 ‘Sputnik V’.

Questo attivismo è stato oggetto di attenzione anche da parte delle strutture nazionali di intelligence, che hanno evidenziato, fra l’altro, la natura ampiamente ‘istituzionale’ degli investitori russi (oltre a RDIF, soprattutto le grandi aziende statali/ex statali come Gazprom, Rosneft e Lukoil) e come la loro azione si concretizzi in progetti congiunti con grandi azionisti italiani, meglio se istituzionali. I rapporti di ENI con Gazprom epiù recentemente – con Rosneft sono ben noti. Nell’estate 2019, Cassa depositi e prestiti ha siglato un accordo di cooperazione con RDIF per promuovere la cooperazione economica bilaterale e sostenere l’attività delle imprese italiane in Russia. Fra i partner italiani di RDIF figurano inoltre, a vario titolo, realtà importanti come ENEL, Pizzarotti, ANAS, Inalca, Pirelli, Barilla e Generali. Non si tratta, tuttavia, di una strategia recente, se è vero che già nel 2013 RDIF e l’allora Fondo strategico italiano avevano siglato un accordo per una piattaforma d’investimento comune da un miliardo di euro nei settori dell’alimentare, dellingegneria, dei macchinari e della tecnologia.

Questo intreccio di rapporti tratteggia uno scenario complesso, reso ancora più complesso dalle dinamiche della scena internazionale. In vari Paesi europei, nei mesi passati, sembra essersi registrato un aumento delle attività ‘coperte’ di Mosca, che ha portato, fra l’altro, all’espulsione di personale diplomatico russo dai Paesi Bassi e dalla Bulgaria. Parallelamente, l’amministrazione statunitense ha intensificato gli allarmi sul ‘cyberattivismo’ del Cremlino e annunciato l’intenzione di alzare la soglia della risposta alle iniziative aggressive di Mosca e Pechino in questo campo. Su questo sfondo, l’‘affaire Biot’ è solo un tassello di un mosaico più ampio. Non sembra, quindi, casuale che le autorità russe abbiano preferito, finora, minimizzarne la portata, sottolineando invece la solidità delle relazioni fra Mosca e Roma. In uno scenario di crescenti tensioni con Europa e Stati Uniti, l’Italia rappresenta infatti, per la Russia, un interlocutore troppo importante perché il suo ruolo sia messo in discussione da una ‘spy story’ ai cui toni ‘da guerra fredda’ rischiano di accompagnarsi processi dagli esisti imprevedibili.

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