lunedì, Maggio 10

Italia: quale via d’ uscita dallo stallo? Mattarella e con lui tutti gli altri italiani hanno capito che Lega e Cinque Stelle non possono fare il governo

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Perché Di Maio dovrebbe dire di sì a Casellati su quel nome e quel partito – Berlusconi e Forza Italia – al quale ha detto un doppio no a Salvini? E perché Mattarella, che sa prima di chiunque altro la risposta alla domanda, ha incaricato la Presidente del Senato per vedere se una maggioranza può venir fuori? Un governo del Presidente nasce per fare cose di mera amministrazione dello Stato, essendosi dimesso il governo precedentemente in carica. Ma fa anche qualcosa di più, quello che nessun governo, escluso quello del Presidente, può fare quando si è in uno stato di stallo: una vera legge elettorale. Di Maio dirà di sì, se lo dirà, solo quando questo impegno sarà ufficialmente e pubblicamente assunto dal governo Casellati. Perché nessun altro governo politico può sorgere in un Parlamento dove i veti incrociati anticipano addirittura le dichiarazioni ufficiali.

Il tema che fa precipitare ogni discorso politico in questo frangente è proprio la legge elettorale: il rosatellum che ci ha fatti precipitare nel caos assoluto dei consensi tradotti poi in posti parlamentari, con quel Rosato che, si passi lo sfogo, anziché tacere dopo la sua scemenza va in giro e parla e non ha ancora capito che non gira e non parla un genio.

Mattarella e con lui tutti gli altri italiani hanno capito che Lega e Cinque Stelle non possono fare il governo; i veti di Berlusconi da una parte e la contrarietà di Di Maio dall’altra, hanno affossato la nascita del governo che era l’unico possibile. A tramare poi contro la nascita di quel governo si trova anche Renzi, che da semplice senatore della Repubblica, continua però a muoversi credendosi ancora a capo del PD e Primo Ministro. E questo è un problema. È un doppio problema, tutto italiano: possibile che un uomo che ha fatto la storia degli ultimi 25 anni d’Italia e un altro che l’ha fatta per tre anni, senza riuscire a convincere gli italiani, siano ancora lì a mettere distinguo da ogni parte per sperare di avere ancora un ruolo? Per il loro ruolo, è possibile che tutto resti bloccato? Ma qui allora due sono i responsabili: Salvini che parla di nuova politica ma non riesce a liberarsi della vecchia e il PD che non è ancora riuscito a far capire a Renzi che quando un segretario si dimette, il suo ruolo è finito. Per il bene del partito, visto che lo ha portato al collasso grazie anche a Casini, uno che sta al centro-sinistra come la bomba atomica sta a un raduno hippy. Ma che cosa vuole davvero il PD, se la banda di Renzi con a capo Renzi-il Griso, continua a imperversare nascostamente e quando lo faceva ufficialmente è stato, l’una e l’altro, bocciato dagli italiani?

L’attuale Parlamento rinnega la rigorosa legge dei numeri, poiché i numeri non sono sicuri in politica. La politica, infatti, è l’unica disciplina che smentisce il risultato della somma dei fattori. In politica tutti i numeri sono opinabili. Sarà forse per questo che la società dell’informazione si sta sempre più specializzando in algoritmi per predisporre scenari senza possibilità di interpretazione. Se andiamo avanti di questo passo, presto avremo un algoritmo per fare un governo. E sarà anche inutile avere i partiti e sarà allora vero che le divisioni ideologiche non vi saranno davvero più perché a quel punto si ragionerà solo su efficienza ed efficacia richieste da produzione e finanza per fare i propri interessi. Sarà uno scenario indubbiamente inedito quello di una società nella quale saranno finite le contrapposizioni ideologiche, che corrispondono a visioni del mondo, distinte sostanzialmente in due: la redistribuzione della giustizia e della ricchezza e l’opposizione a entrambe. Chi farà l’algoritmo sapremo da che parte sta…

Ovviamente, scegliamo per l’opinabilità dei numeri, perché se per caso esistesse un algoritmo politico avremmo visto nascere un mostro a quattro teste (M5S, Lega, F.I. F.D.I.) governare il nostro Paese.

Di questo mostro se ne deve essere accorto preventivamente Mattarella il quale, dopo le consultazioni di prassi con i partiti successive al voto, ha dato mandato alla Presidente del Senato per vedere se i numeri per una seria legge elettorale ci sono, visto che mancano le condizioni politiche per mettere in piedi un governo. E manca pure un leader capace di coagulare intorno a sé gli altri politici per guardare avanti e fare un percorso programmatico prima di andare alle urne anticipate, che saranno comunque anticipate. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di governare perché ognuno di loro sta pensando quale mossa potrà risultare migliore per catturare nuovi voti o per consolidare quelli che già ha, a danno del principale antagonista, i 5S per il centro-destra e i 5S contro il centro-destra. Così l’opinabilità diventa tattica. E la stanno facendo tutti. Solo che dove c’è tattica non c’è un vero programma politico: non c’è un programma che possa mettere insieme i numeri con gli interventi in ambito locale, europeo, internazionale. Non ci sono neanche per gestire l’welfare, che il centro destra vuole sempre più ridurre mentre i cinque stelle lo vogliono nella forma del “ni”, ossia ridurlo senza ridurlo, conseguenza del suo elettorato fatto da componenti un po’ di destra un po’ di sinistra. Quando poi invece passiamo alla politica estera, che in campagna elettorale è stata praticamente assente se non nella forma “Europa si” “Europa no”, ma non quale Europa e quale globalizzazione, i programmi divergono senza distinguo. Che è un problema serio, che vediamo nella vicenda Siria in corso: mentre il Parlamento europeo ha votato le sanzioni contro la Russia, in Italia la Lega vuole abolirle, e vuole farlo in nome del denaro che le esportazioni portano nelle casse di qualche imprenditore, senza preoccuparsi l’imprenditore e il politico della Lega, di capire cosa vogliono dire le azioni di Putin tra depistaggi, appoggi a dittatori, hackeraggio mondiale, morti di cittadini non graditi allo Zar 2.0. Insomma, non sarebbe meglio sapere prima chi sia davvero Putin e cosa sia la sua Russia prima di decidere di stare dalla sua parte? E di più: possibile che la legge del denaro faccia passare sotto silenzio azioni illiberali? Si, la legge del denaro non pensa alla libertà, ma i politici dovrebbero invece pensarla, la libertà. E con la libertà, pensare agli scenari prossimi venturi tra migrazioni – che ora si capisce essere un piano messo a punto dagli Stati africani con la regia dei nuovi loro padroni, i mercati asiatici soprattutto, per indebolire l’Europa destinando ai migranti una fetta importante del welfare – intelligenza artificiale, demografia e lavoro.

Le quattro formazioni che dovevano e potevano formare un governo numerico non hanno speso una parola credibile in merito. L’hanno spesa propagandisticamente per le elezioni, ma nessuno su demografia e intelligenza artificiale, e ora, in vista di un governo, servirebbe passare dalla propaganda ai fatti. È questo passaggio che non riesce, un passaggio squisitamente politico. Ecco perché Mattarella è spinto a un governo del Presidente che, per definizione, non è politico. Ma quando in politica non nasce un governo politico, quale crisi profonda sta vivendo la politica?

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