giovedì, Agosto 5

Italia, potenza regionale Dall’Unità ai giorni nostri, l’Italia è una delle più antiche e discusse potenze regionali

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I teorici delle Relazioni Internazionali discutono da sempre del modo migliore per classificare gli Stati all’interno della comunità internazionale, alla ricerca di definizioni sempre più accurate per descrivere e posizionare i Paesi basandosi sul loro peso specifico nel mondo.

L’odierna suddivisione degli Stati in base al tipo di influenza che esercitano ha origine dal pensiero di un italiano, il filosofo e politologo Giovanni Botero, il quale, nella sua opera ‘Relationi Universali‘ del 1595, divideva gli Stati in ‘grandissime’ (grandi potenze), ‘mezano’ (medie potenze) e ‘piccioli’ (Stati minori). L’attuale stato delle cose, poi, implica la presenza di due ulteriori entità: la superpotenza e le potenze regionali.

Andando in ordine decrescente, dunque, l’unica superpotenza rimasta dopo il crollo dell’URSS sono gli Stati Uniti, cui fanno seguito le grandi potenze, principalmente rappresentate da Paesi con lo status di potenza nucleare e/o con seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Tra queste si annoverano Cina, Russia, India, Regno Unito e Francia, mentre talvolta, soprattutto da parte di autori anglosassoni, viene inclusa anche l’Italia, in virtù della propria posizione nel programma di condivisione nucleare e delle sue caratteristiche economiche, diplomatiche e militari.

Scendendo di un gradino si trovano le medie potenze, tra cui spiccano Italia, Germania, Giappone, Australia, Brasile, Canada, Indonesia e Turchia.

Un ulteriore livello di analisi permette, poi, di prendere in considerazione quei Paesi che, in virtù della marcata influenza in un determinato contesto geografico, possono dirsi potenze regionali. Seguono le potenze minori e, infine, quegli Stati che non possono considerarsi potenze di alcun tipo, la cui influenza negli affari internazionali è del tutto trascurabile.

L’Italia è un caso esemplare di una media potenza che è allo stesso tempo anche una potenza regionale.

Il libro “Italia potenza regionale”

Proprio questa particolare condizione, assieme al fatto che esistono pochissimi approfondimenti in tal senso, ha spinto chi scrive questo articolo a studiare il fenomeno e a trarne un libro, dal titolo ‘Italia potenza regionale: il contesto africano dall’Unità ai giorni nostri, appena pubblicato da Aracne Editrice all’interno della collana ‘Nazionalismi, Storia e Geopolitica’, il cui comitato scientifico è diretto dal Antonello Folco Biagini.

La stesura del libro ha permesso di rispondere a tre domande fondamentali per la politica estera del nostro Paese: come si è evoluto il ruolo di potenza regionale dell’Italia? Come è cambiato dall’Unità ai giorni nostri? In base a quali meccanismi?

Ciò che emerge è che, indubbiamente, tale ruolo è stato molto diverso a seconda del momento storico preso in esame.
Andando alle origini della nostra unità nazionale, si evince che, nonostante sentimenti nazional-colonialisti fossero presenti già da prima del 1861, una spinta effettiva in tal senso si ebbe solamente in seguito a tale data. Alle soglie della Prima Guerra Mondiale, infatti, l’Italia controllava una rete coloniale composta da Eritrea (1882), Somalia (1889), Libia (1911) e Dodecaneso (1912), utile per contrastare le difficoltà economiche nazionali, porre un freno al fenomeno dell’emigrazione ed acquisire prestigio internazionale. Questo rappresentò l’inizio di un crescente impegno coloniale che sarebbe poi culminato nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

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