sabato, Maggio 15

Italia: politica estera UFO Lo IAI diagnostica l'ancora scarsa attenzione italiana in materia: siamo proprio autolesionisti

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FRAT 

 

Vivono nel Paese dei Balocchi, gli italiani: uno Stivale sospeso nel nulla, finché non c’è una pietruzza che collide coi loro egoismi, con i criptonazionalismi autolesionisti.
Ciò manco avessero le risorse in materie prime, in particolare in fonti energetiche ‘tradizionali’, di USA e Russia messe insieme.
Oppure, fossero vaccinati contro le crisi globalizzate. O, ancora, fuori tiro dal terrorismo jahidista o da una finanza alligatore dell’economia.

Poi, l’inciampo: mettiamo, una processione di barconi che, dalle coste del fronteggiante Mediterraneo, scarica migliaia di fuggitivi dall’Africa, dalla Siria, persino dall’Afghanistan. Allora sì che ci si ricorda di far parte di una comunità internazionale, innanzitutto dell’Unione europea, con cui si intrattiene uno strano rapporto di insofferente sudditanza, perché per noi, anche nelle relazioni internazionali, la legge non è eguale per tutti.

Dunque, la politica estera quotidiana, tela di Penelope senza possibilità di disfacimento, non è vista come priorità per il Paese: né dai cittadini e neanche dai politici (vi sfido a trovarmi un rigo di politica estera nei programmi delle scorse elezioni al Parlamento di tutte le forze in campo).

Questo atteggiamento era lampante ieri mattina, alla presentazione dell’annuale Rapporto sulla Politica Estera italiana dello IAI – Istituto Affari Internazionali – che già dal titolo fotografa la tendenza al ‘pesce in barile’ di questa fondamentale branca della vita del Paese (ma il Paese … pare ignorarlo): ‘Scegliere per contare’.

La dice proprio lunga questo titolo. Perché sottintende un cerchiobottismo di fondo; le sirene dell’euroscetticismo e dell’eurocriticismo; le indecisioni; la passione per la fumosità. Il tutto porta a un unico risultato: essere s-considerati come il due di picche.

I media avranno già messo in cronaca il dibattito ed io non sono una specialista di politica estera, anche se ne seguo attentamente gli sviluppi e ciò che sta avvenendo in Ucraina mi fa seriamente preoccupare, sentimento che non mi pare diffuso fra i miei connazionali.

Posso parlare di pancia, come una sorta di ‘turista per caso’ in un consesso che, da un lato, era promosso dal sommo pensatoio in Italia in materia e dunque, le indicazioni provenienti dal suo presidente, l’Ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci e dal suo Direttore, Ettore Greco (con tutto il lavoro di riflessione che c’era dietro) erano efficaci e meditate; dall’altro ospitava altri turisti per caso‘, stavolta al di là del tavolo, in virtù del fatto che dal 2006 ad oggi sono stati (e uno lo è, seppure non in prima battuta, essendo ‘semplice’ sottosegretario) i Massimi Fattori della Politica Estera italiana.

Mi fronteggiavano, infatti, Massimo D’Alema, Franco Frattini e Emma Bonino, il passato (all’appello, in realtà, mancava Giulio Terzi di Sant’Agata, del Governo Monti, ovvero di quel Governo che cominciò a ricostruire la credibilità italiana); Benedetto Della Vedova, il presente.
Tre caratteri diversi per un ruolo in comune, quello di Ministro degli Esteri.

Io ho una preferenza personale per Emma, che vedo diretta e competente. Comunque mi pare in possesso di una visione ampia, per predisposizione genetica.

E poi, lo ammetto, non sono capace di dividere il tono supponente e sentenzioso di D’Alema, con l’inglese rimasticato di qualche parolina con cui inframmezzava il suo discorso, dal senso delle suo parole, che ne esce come una specie di fruscio di fondo. Pare sgranare perle di saggezza ad un pubblico di Giufà …

Poteva dire pure cose giuste, per carità, ma rovinava tutto con la sua convinzione oracolare: ogni parola, una lama. Era buffissimo per noi del pubblico assistere ad una specie di spettacolino costituito dal muto, ma esplicito commento da telecronaca che Emma Bonino faceva alle parole di D’Alema: smorfie e torsioni della bocca erano un continuo rimarcare il pensiero interno della ex Ministra.

Per motivi di impegni altrove, mi son persa Frattini e Della Vedova, ma non credo di essermi castrata di un’illuminazione sulla via di Damasco.

Per carattere, Franco Frattini è cesellato e barocco  -anzi l’ho trovato anche ingrassatello, saranno i cioccolatini che si sarà sparato per consolarsi dalla mancata nomina a Segretario generale della NATO-, dunque agli antipodi con D’Alema.

Da quel che è emerso anche dalle agenzie, a fronte di un Rapporto dello IAI piuttosto ampio e di largo respiro, il discorso del gruppetto degli opinionisti politici (ormai son ridotti a quel rango, giacché, rifacendoci al titolo del Rapporto IAI, non contano per scegliere) si è focalizzato su temi di stretta attualità: la crisi ucraina con le opinioni su come comportarsi con quel monello di Putin, nonché i risvolti energetici di una reazione troppo … energica, a cui, secondo sia Massimo D’Alema sia Emma Bonino,  si potrebbe far fronte con un’interconnessione energetica in Europa; le questioni europee  –e sfido io, sono alle porte le elezioni e la presidenza di turno dell’Italia! -; le politiche migratorie e di accoglienza, tema caldo, anche perché dal Viminale giungono segnali di fumo di invasioni bibliche pronte a mettersi in cammino per invadere le nostre coste.

Insomma, una sorta di Bignami da parte loro, sia pure con squarci di pensiero più profondo e suggestivo, a fronte di un trattato di politica internazionale su cui erano stati chiamati a confrontarsi, ma che hanno quasi del tutto glissato.

Eppure, l’Ambasciatore Nelli Feroci, introducendo i lavori, era stato estremamente preciso nell’indicare in credibilità, stabilità politica e consenso sul fronte interno quali i tre prerequisiti‘ per mettere in campo una politica estera efficace, al servizio degli interessi nazionali del Paese.

Sul fonte del recupero di credibilità, sostiene, infatti, il Rapporto, per l’Italia c’è un percorso ancora da completare, dopo avere intrapreso a partire dalla fine del 2011, una serie di misure per evitare il collasso finanziario.
Da allora, si sono registrate varie battute d’arresto, sulle quali hanno pesato non solo le resistenze ai tentativi di riforma interna, ma anche una persistente instabilità politica.

Secondo lo Iai, pertanto, è mancato un chiaro senso della direzione verso cui l’Italia stava andando. Ovvero, come dice Battiato, siamo ancora alla ricerca di un centro di gravità permanente.

D’altronde, salvo Della Vedova, che è in carica, e D’Alema, che pare sia in predicato per il ruolo di Commissario europeo  -così va a fare il profeta ispirato fuori casa e la smette di tramare contro Renzi-  gli altri due ex Ministri probabilmente non hanno nel breve periodo prospettive di tornare in sella in quel ruolo: dunque, le loro indicazioni a titolo personale hanno certo minor aderenza all’analisi politica di quella di una think tank che, invece, vede chiaro fin dove si allarga l’orizzonte.

Giampiero Gramaglia, consigliere per la Comunicazione dello IAI, che ha moderato l’incontro, ha ricordato quando, 5 anni fa, in un documento che era una specie di progenitore del Rapporto annuale IAI, intessuto con altri centri di studio e analisi della politica estera, venne fuori l’indicazione per un’elezione diretta del Presidente della Commissione UE. Allora sembrò un’ipotesi ardita, un caso di studio; invece, oggi, quel futuro è qui.

 

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