sabato, Luglio 31

Italia? Più che un medioevo, una Palestina dell’epoca romana -sperando nel Rinascimento- La crisi politica italiana: prospettive e riflessi. La parola a Stefano Fait, analista di macrotendenze

0

Negli ultimi giorni l’Italia ne ha viste davvero tante. Dai risultati delle elezioni dello scorso 4 Marzo sono passati più di 80 giorni senza un Governo. Tante voci, tante opzioni, un’alleanza tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle, una promessa di ‘cambiamento’. Lista dei ministri pronta, spunta il nome di Giuseppe Conte, fiato sospeso, ma il Governo del Cambiamento -nella sua prima versione-, non è partito. Un no al nome di Paolo Savona al Ministero dell’Economia, le accuse di voler uscire dall’Unione Europea, ed è stato di nuovo baratro. La rabbia esplode, Mattarella dà l’incarico formale a Cottarelli, parte il gioco del ‘chi si schiera con chi?’, poi, si riparla di Governo politico. Ieri, l’incontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio a Montecitorio per vagliare l’ultima chance di un Governo giallo-verde. Poi, l’annuncio. Cottarelli si fa da parte, Conte sale per la seconda volta al Quirinale e, poco dopo, rende pubblica la lista dei ministri. Il nome di Savona rimane, cambia solo il ministero che, stavolta, è quello degli Affari Europei. All’Economia, stavolta, Giovanni Tria; Di Maio e Salvini vicepremier. Il Governo c’è ed oggi alle 16 è previsto il giuramento.

Abbiamo chiesto a Stefano Fait, analista di macrotendenze e di intelligence strategica, di farci un quadro sugli scenari di questa crisi.

Ci fa il quadro di tutti gli scenari possibili al limite della fantapolitica di questa crisi che stiamo vivendo?

Il voto del 4 marzo ha lo stesso potenziale di riverbero globale del Brexit. Ha stabilito che, per la prima volta, nell’Europa occidentale (quella che si considera più civile) una grande nazione con un peso specifico sufficiente a far cambiare rotta all’intero continente è nella posizione di poterlo fare. Questo è naturalmente nell’interesse dell’America di Trump, della Russia di Putin e della Cina di Xi Jinping, leader populisti multipolaristi non a caso sempiterni bersagli dei media occidentali. È naturale che prima o poi dovrà esplodere un Russiagate italiano, conseguente agli accordi alla luce del sole tra Lega ed establishment russo. Ci potrebbe anche essere un Trumpgate in relazione agli orientamenti atlantisti in politica estera del Movimento 5 Stelle. Negli ambienti del Partito Democratico le denunce e invettive sono già partite. Probabilmente la stampa tradizionale sta solo attendendo il momento giusto per scatenarsi. Ci penseranno i tedeschi a pareggiare i conti dal punto di vista dell’impatto mediatico. Merkel, Weidmann, Oettinger, Ferber…Quasi ogni settimana un esponente dell’establishment tedesco esibisce una tracotanza e una disumanità catastrofiche per la comunicazione politica del fronte europeista ‘senza se e senza ma’. Sembrano intossicati dal potere e incapaci di immaginare che qualcuno sia in grado di rimuoverli dalle stanze dei bottoni aiutando gli europei a capire cos’è successo in tutti questi anni e cosa occorrerà fare per scongiurare una replica. La formazione del nuovo governo populista ed eurocritico segna un punto di non ritorno, come l’8 settembre 1943. Ho ragione di credere che gli storici futuri rintracceranno singolari parallelismi tra il nostro tempo e gli eventi del secondo conflitto mondiale. Gli irrituali gelo e disprezzo riservati ad Angela Merkel da Trump e Putin rivelano che Washington e Mosca sono in guerra con Berlino. L’Italia è diventata da poco teatro bellico  e, da ieri, abbiamo cambiato alleanze, come nel ’43. Gli americani stanno bombardando a tappeto la Deutsche Bank e i riguardi di Trump e dell’establishment statunitense nei confronti di Macron indicano che è in preparazione uno sbarco in Francia, con il tentativo di convertire il vichysta Macron, anche grazie all’aiuto di una parte dell’élite francese. Gli europeisti nostrani si stringono intorno al Fronte Repubblicano ma sanno di avere i mesi contati. Presto l’alleato tedesco non li potrà più sostenere. Intanto i russi dilagano a oriente di concerto con gli americani e gli inglesi cercano in tutti i modi di difendere la propria indipendenza dal nuovo ordine europeo. Le difficoltà incontrate dalla Merkel nella formazione del governo ci fanno capire che l’epilogo è relativamente vicino.

 Quali i riflessi sull’Italia in termini economici e sociali?

Molti hanno notato che i rappresentanti più in vista del partito democratico esternano opinioni e valutazioni che sembrano far trasparire un malcelato auspicio che una catastrofe economico-finanziaria si abbatta sugli elettori italiani, a fini pavlovianamente rieducativi: devono imparare a votare come si conviene. L’uscita del già citato commissario europeo tedesco, Günther Oettinger, poi costretto a scusarsi, va nella stessa direzione: il voto non conta, perché tanto ci pensano i mercati e le norme europee a rimettere in linea gli elettorati nazionali finché non tornano a votare correttamente. Lo si è visto in Irlanda, Francia, Olanda e, più recentemente, in Grecia. Adesso è il turno dell’Italia. È ironico che le istituzioni e i media accusino i populisti di effettuare un lavaggio del cervello dell’elettorato a base di paura, odio, dogmi e superstizioni mentre contemporaneamente spiegano ai lettori cosa è o non è appropriato pensare senza consentire alcun reale contraddittorio e sperimentazione di politiche sociali ed economiche differenti. Ci hanno spiegato che i riflessi del voto inglese sulla Brexit, del voto americano alle presidenziali e del voto referendario italiano sarebbero stati catastrofici. Previsioni completamente disattese dagli eventi successivi. Anche questa volta ci assicuravano che la decisione di Mattarella avrebbe confortato i mercati. Invece li abbiamo visti in fibrillazione, sullo spread come in borsa, con il simultaneo indebolimento dell’euro e le severe critiche della stampa finanziaria e del Nobel Krugman. Non contenti ora ci spiegano che se non votiamo il ‘Fronte dell’Italia che lavora e che produce unita contro gli sfascisti’ faremo la fine del Venezuela o dell’Argentina. Il classico ‘terrorismo morbido’. Siamo arrivati al punto che è lecito sospettare che i pronostici vadano invertiti per riuscire a capire dove andremo a parare. Quel che è fuor di dubbio è che se continuiamo così faremo male a noi stessi e al resto del mondo. Il modello di sviluppo neoliberista europeo deprime il tenore di vita di una maggioranza di europei per poter carpire sempre più risorse dall’esterno, con esportazioni e turismo. È un modello vampirico incapace di rispettare le specificità locali, nonché incompatibile con le esigenze di equilibrio dell’economia, della finanza e dell’ecosistema ma anzi congegnato in modo tale da amplificare ed estendere disparità e squilibri. È un sistema anti-umano, imperniato sull’egoismo collettivo piramidalizzato. Una mostruosità. Il nuovo governo ha promesso di invertire la rotta. Speriamo.

È un ritorno al medioevo?

E’ piuttosto un ritorno alla Palestina dell’epoca romana. C’è una fantastica scena di uno splendido film comico – Brian di Nazareth dei Monty Python, ambientato in una Palestina occupata dai romani in cui i ribelli pensano più a dividersi e combattersi tra loro che a scacciare gli oppressori – che illustra esattamente lo spettacolo allo stesso tempo tenero e demoralizzante dello schieramento anti-populista: ciascuna componente con i suoi distinguo, le sue esigenze, i suoi identitarismi, i suoi interessi tribali o clanici. Un’armata Brancaleone in cui tutti sospettano tutti e non riescono a definire un messaggio omogeneo che non sia un suicida ‘continuiamo come si è sempre fatto, in Europa e in Italia’. Il Medio Evo è dove stiamo ora. Il nuovo governo ha l’opportunità di rimuovere lo status quo neofeudale. Attendiamo che da queste fasi confuse irrompano forze in grado di inaugurare il Rinascimento.

 Quali i riflessi sull’Europa?

La Germania se ne frega delle regole e delle esigenze altrui, la Francia viene ignorata, il Regno Unito se ne vuole andare, l’Italia è in rivolta, la Spagna si sta scindendo e politicamente è nel caos, la Polonia è in guerra con Bruxelles, come l’Ungheria e, in misura minore, la Repubblica Ceca. Quest’Unione Europea e questa eurozona sono spacciate. Dovranno rinascere come la fenice, ma questa volta al servizio dei cittadini europei e non delle oligarchie europee. Le attuali istituzioni europee sono un espediente per raggruppare centinaia di milioni di persone con obiettivi divergenti in un condominio continentale accentratore in cui ciascuno ha ragione di lamentarsi e di prendersela con gli altri inquilini, senza poter traslocare. È il più classico dei divide et impera. Un’intera regione del pianeta è fiaccata e controllata attraverso una perpetua e soffocante atmosfera di zizzania e risentimento. Per sua stessa natura è uno strumento di oppressione e spogliazione. Quindi dovremmo uscirne? È lo stesso problema degli scozzesi. Sanno che il Regno Unito è controllato dalla City di Londra e che solo una minoranza di inglesi se ne avvede. Che si fa? Se esci, la minoranza sveglia degli inglesi sarà ancora più schiacciata dalla preponderanza degli integrati e allineati. Se resti, devi farlo lottando nell’interesse della liberazione di tutti. L’Italia e i populisti europei si trovano di fronte a questa scelta a livello continentale. Se uno crede, come lo credo io, che, allo stesso modo delle Nazioni Unite, anche l’Unione Europea, se governata nell’interesse degli europei, possa diventare uno strumento che può essere usato per compiere sempre più bene e sempre meno male (con un coltello puoi tenere in ostaggio o liberare ostaggi recidendo delle corde), allora ha senso restare e battersi. È l’opzione più eroica, ma richiede un complessivo risveglio di milioni di europei con la presa d’atto della loro reale condizione. Il governo populista appena insediatosi non ha alcuna intenzione di uscire dall’euro: intende mettere sul piatto il peso decisivo dell’Italia per rinegoziare tutto quel che finora ci ha danneggiato. Ce la farà perché gode del tacito appoggio di Washington.

 Quali i riflessi sul resto del mondo? Perché il mondo è preoccupato per la crisi italiana?

 Esiste un’alleanza multipolare internazionale estremamente vasta e potente che ha sfidato lo status quo e alla fine lo abbatterà, verosimilmente entro gli anni Venti. La suddetta Alleanza vede con favore questo governo composto da esponenti da politici sovranisti e tecnici di orientamento multipolare. Se ne deduce che ‘il mondo preoccupato per la crisi italiana’ è essenzialmente quello ignaro di quel che accade e l’establishment in via di estinzione che sta cercando di camuffare la scelta reale, che è quella tra Europa oligarchica ed Europa democratica, non tra Europa sì ed Europa no. L’umanità sta affrontando l’ennesima sfida del Grande Inquisitore di Dostoevskij: «Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicità loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l’autorità. Tu [Gesù il Cristo] respingesti la prima, la seconda e la terza e desti così l’esempio…».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->