mercoledì, dicembre 19

Italia – Niger: una partnership sempre più stretta? Dopo l' annuncio della missione militare, inaugurata oggi la nuova ambasciata italiana a Namey, la prima in Sahel

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Proprio nel tentativo di debellare il cancro del terrorismo, ad opera di gruppi come Boko Haram, il Consiglio dei Ministri ha approvato, sul finire del 2017, il decreto che dà il via libera all’ invio di 470 militari in NigerDecisione che era stata già annunciata da Paolo Gentiloni insieme al ministro della Difesa Pinotti sul ponte della nave militare Etna, impegnata nella missione europea Sophia, diretta dall’ammiraglio italiano Enrico Credendino. Missione che ha portato, nell’ anno appena conclusosi, all’ arresto di 130 scafisti e alla distruzione di circa 600 barconi. «Noi –  le parole del Premier – dobbiamo continuare a lavorare concentrando le nostre attenzioni ed energie in quel mix di minacce provenienti dal traffico di esseri umani e del terrorismo, che è andato consolidandosi in questi anni nel Sahel».   «La stabilità di questi Paesi è il modo migliore per rispondere ai traffici di droga e di esseri umani che sono purtroppo così diffusi» ha aggiunto il capo dell’ esecutivo, rivelando, inoltre, che saranno mandati in Niger militari che si trovano su altri scenari in base «all’andamento di diverse campagne militari internazionali», come in Iraq, dove, al momento, operano «circa mille militari ed è possibile che una parte di queste forze non siano più indispensabili nel prossimo periodo».
A detta del capo di stato maggiore della Difesa, il generale Claudio Graziano, ad essere inviati in Niger, dopo il semaforo verde del Parlamento, saranno «alcune centinaia di uomini», nella cornice di una missione che «non sarà ‘combat’: il nostro contingente avrà il compito di addestrare le forze nigerine e renderle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti ed il terrorismo».

Rimanendo nell’ ambito di quanto l’ Italia sta facendo per il Sahel, il 13 dicembre scorso, si è svolto nei pressi di Parigi, al castello di Celle-Saint-Cloud, il vertice sulla sicurezza del Sahel convocato dal presidente Emmanuelle Macron. Vi hanno preso parte anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier italiano Paolo Gentiloni ed il “G5 Sahel”, ossia Ibrahim Boubakar Keita per il Mali, Mahamadou Issoufou per il Niger, Roch Marc Christian Kaboré (Burkina Faso), Idriss Deby (Ciad) e Mohamed Ould Abdelaziz (Mauritania). Tra i partecipanti, anche esponenti dell’Ue, della Nato, dell’Unione Africana, il premier belga Charles Michel e delegati di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti.

Il vertice, che si svolge il giorno dopo il summit sul clima, si tiene su iniziativa di Macron, che ha di recente giudicato “urgente invertire la tendenza” nel Sahel, dove “i terroristi” hanno “registrato vittorie militari e (vittorie) simboliche” negli ultimi mesi.

Nel progetto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno investito rispettivamente 100 milioni di dollari e 30 milioni di dollari; l’ Ue 50 milioni, e gli  Usa 60 milioni. Il totale è però, comunque, ancora lontano dai 500 milioni di dollari che erano stati stabiliti. Nel corso del vertice, il presidente francese ha reso noto che i 4mila uomini impegnati nell’ operazione militare francese Barkhane si coordineranno con la nuova forza africana del G5 Sahel, con l’ obiettivo di «vincere contro i jihadisti dalla prima metà del 2018».

«Andiamo in Niger in seguito ad una richiesta del governo locale pervenuta a inizio dicembre per un contributo a fare le cose che normalmente facciamo in questi Paesi, come in Libia: consolidare gli assetti di controllo del territorio e delle frontiere e rafforzare le forze di polizia locali» aveva detto Gentiloni.

«La decisione di inviare un contingente di 470 militari italiani in Niger appare opportuna» in quanto «fra terrorismo e migrazioni, l’Africa sub-sahariana è ormai la frontiera sud dell’Europa e preme direttamente su casa nostra». Con queste parole, l’ ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha accolto la missione italiana nel Paese africano, dicendosi convinto del fatto che «nei dovuti modi e nei dovuti tempi, la nostra presenza dovrà ancora diminuire e poi annullarsi in Afghanistan e in Iraq e trasferirsi maggiormente verso le aree di nostro interesse».

E’ vero, come ha ricordato Prodi, che «almeno in questa prima fase, ci limiteremo, insieme ai tedeschi, ad una funzione di addestramento delle forze militari e di polizia e a un’attività di sorveglianza e protezione della capitale. Il lavoro prettamente militare continuerà, almeno nel prossimo futuro, ad essere svolto da forze americane e, soprattutto, francesi. Ciò non toglie che il nostro contingente sia fornito delle più moderne dotazioni di armi».

L’ex premier, in passato anche inviato speciale dell’Onu in Sahel, spiega che «una maggiore presenza nel Territorio del Niger è certamente utile anche per l’azione di controllo dei flussi di emigrazione clandestina, ma è sufficiente osservare quanto siano numerose le vie alternative che gli emigranti già oggi praticano per capire come quest’ obiettivo, pur dominante per noi, sia di secondaria importanza rispetto allo scopo principale della missione in Niger» La Francia rimane l’ attore principale, anche in virtù dei suoi grandi interessi: «dalle imprese produttive alle miniere, dagli ospedali alle scuole, dagli alberghi ai servizi pubblici».

«Mi rendo conto che al nostro contributo militare minore non può che corrispondere un ruolo politico minore ma non vorrei che capitasse anche in questo caso quello che è avvenuto recentemente in Libano», ma, chiosa in maniera provocatoria l’ ex capo del governo, sebbene «personalmente colpito dal grande compito che la Croce Rossa svolge, non accetto che questo sia il ruolo esclusivo dell’Italia nel Mediterraneo e in Africa. Al nostro doveroso aiuto alla Francia nel Sahel deve perciò corrispondere un nostro ruolo politico, finalmente nel quadro di una comune politica europea».

“Et l’Italie? Ou est elle?” è la domanda che un politico libanese ha posto a Romano Prodi. Dov è l’ Italia? Qualcosa si sta muovendo? La speranza è l’ ultima a morire.

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