lunedì, Giugno 21

Italia-Montenegro: un affare da 12 miliardi di euro

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Dopo l’opposizione del Movimento 5 Stelle, anche Legambiente si oppone al progetto di interconnessione energetica tra Italia e Montenegro. È il Piano di Sviluppo (PdS) della Rete elettrica di Trasmissione Nazionale (RTN), approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico nel 2008, che prevede l’importazione di energia idroelettrica dalla Serbia attraverso un cavo sottomarino in corrente continua con portata fino a 1 GW e in questo caso nell’Adriatico (415 Km di connessione tra Villanova (Abruzzo) e Tivat (Montenegro), di cui 390 Km in cavo sottomarino e 25 in connessione terrestre). Il progetto prevede, inoltre, anche la costruzione di circa 13 centrali idroelettriche in Serbia, che attualmente risulta in deficit energetico. Un affare che costa all’Italia circa 12 miliardi di euro.

L’obiettivo, dichiara Terna, «è quello di contribuire alla diversificazione delle fonti e delle aree di approvvigionamento energetico ed alla riduzione del prezzo dell’energia elettrica in Italia, nonché di incrementare i livelli di sicurezza  del sistema elettrico italiano. L’area balcanica è infatti caratterizzata da un consistente potenziale energetico non utilizzato, con particolare riferimento alle ingenti risorse di tipo idrico, alle opportunità di impianti da fonti rinnovabili ed alle miniere di lignite e carbone». Ironia della sorte anche gli oppositori al progetto affermano di perseguire, più o meno, gli stessi obiettivi: riduzione dei costi energetici, diversificazione delle fonti ma non delle aree in senso internazionale, al fine ultimo di incrementare la sicurezza del sistema elettrico anche attraverso una maggiore indipendenza energetica nazionale. Secondo le ultime stime il costo della connessione ammonta a circa 2 miliardi di euro che sarebbero a carico dei contribuenti. Sì, perché il costo dell’elettricità dalla Serbia ammonta a 155 euro/MWh, il triplo rispetto al costo medio dell’elettricità italiana in Borsa Elettrica, che è stato di circa 63 euro/MWh nel 2013.

I cantieri sono già aperti, «ma si continuano ad avere informazioni parziali e ci pare evidente la volontà di non fare chiarezza da parte di chi ha firmato gli accordi ai tempi del Governo Berlusconi», denuncia Legambiente, che chiede: «Il Governo faccia chiarezza su un progetto inutile che aumenterà le bollette dei cittadini italiani. Un progetto dove le uniche certezze che si hanno sono preoccupanti per le imprese e i cittadini italiani», ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.

Le mie perplessità sul progetto“, ci dice Gabriele Gattozzi, economista dell’energia e redattore del Piano Energetico del Comune di Pescara nel 2007, perplessità “che ho espresso già nel 2010 in occasione di un Consiglio comunale di Pescara appositamente dedicato all’argomento, si basano su un paio di considerazioni. La Serbia Montenegro non è attualmente in grado di esportare grossi quantitativi di energia elettrica che giustifichino una connessione HVDC di 500 kV (un cavo assolutamente simile è stato attivato tra le coste pugliesi e la Grecia nel 2008 e in questo caso l’energia elettrica è stata esportata dall’Italia verso il Paese ellenico e non viceversa). Si parla, poi, della costruzione nei citati Paesi balcanici di nuovi impianti idroelettrici, che una volta in funzione possano giustificare la realizzazione del cavo sottomarino, ma allo stato attuale non ci sono dati precisi a riguardo ed è quindi impossibile pronunciarsi sulla fattibilità tecnico economica di tale progetto“. Indipendentemente da questo primo aspetto, continua Gattozzi, “in Italia abbiamo registrato a partire dal 2007 una forte riduzione della domanda di energia elettrica che è tuttora in corso e proprio secondo i dati riportati da Terna anche il 2013 si è chiuso con una contrazione dei consumi del 3% rispetto all’anno precedente. Sempre basandoci sui dati forniti da Terna, nel 2013 la potenza efficiente netta di generazione nel nostro Paese è giunta a ben 124 GW, più del doppio del picco di domanda che per lo stesso anno ammonta a circa 54 GW. Ne deriva che l’Italia ha una riserva di potenza enorme che non giustifica in alcun modo ulteriori importazioni di energia elettrica, tanto che anche le importazioni di elettricità dalla Francia, nostro fornitore storico, sono state ridotte dal 17% del fabbisogno 2007 al 13% del fabbisogno 2013 (ossia da 48 a 42 TWh). Sulla base di questi dati risulta quindi davvero incomprensibile la necessità di un’ulteriore interconnessione, a maggior ragione con un Paese come la Serbia-Montenegro che paragonata come sistema elettrico con l’Italia è di circa un decimo rispetto al nostro Paese. Se mi si può passare un esempio un po’ banale è come se un ipermercato andasse a rifornirsi in una bottega di quartiere”, conclude Gattozzi.

“L’opera, che rappresenterà il primo ‘ponte elettrico’ con la regione balcanica, prevede un elettrodotto lungo 415 km, di cui 390 km in cavo sottomarino e 25 km in cavo terrestre (15 km in Italia e 10 km in Montenegro): un’infrastruttura quindi a impatto ambientale nullo poiché completamente sottomarina e interrata per la parte terrestre. L’investimento previsto per la realizzazione del cavo elettrico è di oltre 1 miliardo di euro”, ci dice Terna, che si sta occupando di costruire materialmente il cavo. A Terna, infatti, abbiamo posto alcune domande sul progetto.

Il progetto prevede, inoltre, la costruzione di 13 centrali idroelettriche nei Balcani. Chi le costruirà? Chi pagherà? Qual è il costo di queste?

Terna è responsabile solo per l’interconnessione elettrica tra i due Paesi. Per altre iniziative nell’area devi rivolgerti ad altri soggetti.

Perché il progetto è fermo dal 2008, anno dell’accordo? Non c’è il rischio che possa non essere più attuale tale necessità energetica, visto il calo della domanda elettrica in Italia?

Quanto all’avanzamento dei lavori, il progetto sta andando avanti. Lato Italia i lavori sono cominciati già a fine 2013 e proprio nei giorni scorsi, dopo aver effettuato tutte le attività propedeutiche, Terna Rete Italia ha avviato le operazioni di posa del cavo sottomarino (oltre 140 i Km di cavi già posati). Inoltre, è stato lo stesso Governo italiano, non più tardi di un mese fa, a ribadire l’importanza e la strategicità dell’opera, sulla quale intende andare avanti. Lo ha sottolineato il vice ministro dell’Economia, Claudio De Vincenti, alla Commissione Attività Produttive della Camera, dando, al termine della seduta, parere favorevole alla ratifica ed esecuzione dell’accordo con il Montenegro, già approvata dal Senato. Terna e l’Italia sono tenuti a rispettare le indicazioni della Commissione Europea che prevede sostanzialmente due cose: primo, raggiungere entro il 2020 il 10% di energia importata rispetto alla potenza installata nei singoli Paesi Ue (oggi siamo al 7%); secondo, garantire la capacità di scambio e mutuo soccorso tra i Paesi europei attraverso la maggiore sicurezza degli approvvigionamenti energetici grazie ai flussi di potenza meglio ripartiti tra le diverse aree geografiche. Altro importante elemento di valore relativamente a questo secondo aspetto è rappresentato dal fatto che il cavo consentirà sia di importare sia di esportare energia, a seconda delle valutazioni effettuate sui costi orari.

Il costo dell’energia che compreremo dal Montenegro sarà 155 euro/MWh? Perché conviene se il costo medio dell’elettricità italiana in Borsa Elettrica si aggira intorno ai 60 euro/MWh?

Sui costi citati, ovvero, i 155 euro a MWh, questi riguardano l’accordo intergovernativo tra Italia e Serbia del 2009, e non tra Italia e Montenegro. Ad ogni modo l’accordo con la Serbia è in fase di revisione. Si tratta comunque di accordi intergovernativi.

Perché conviene investire in un altro Paese, invece che sul territorio nazionale? Abbiamo mare acqua e vento in abbondanza in Italia, quali sono i fattori che fanno preferire il Montenegro?

Il motivo che ha spinto a investire in Montenegro è dovuto al fatto che il collegamento elettrico tra Italia e Montenegro è un’opera di rilevanza strategica europea. Inserito nel Piano di Sviluppo della rete italiana elaborato a dicembre 2005, l’interconnessione Italia-Montenegro è un progetto di cui anche la Commissione Europea ha co-finanziato gli studi di fattibilità, condotti nel 2008, nel quadro del programma di supporto alle infrastrutture elettriche prioritarie Trans-European Network (TEN), considerando l’opera strategica per l’integrazione dell’intera area balcanica in Europa, attraverso l’Italia. Inoltre, la banca europea EBRD ne ha finanziato l’analisi costi-benefici lato montenegrino. Il progetto è frutto di un percorso intergovernativo, iniziato nel dicembre 2007 con la firma dell’accordo siglato dai ministri Bersani (governo Prodi) e Gvozdenovic, poi proseguito con ulteriori azioni dei governi successivi, testimoniando virtuosamente il ruolo strategico e tecnologico dell’opera. Il Montenegro, grazie al suo posizionamento geografico e a una rete di trasmissione in buone condizioni e ben collegata con gli altri Paesi (Bosnia Erzegovina, Serbia, Kosovo, Albania e, tramite la Serbia, Bulgaria e Romania), è in una posizione strategica per svolgere il ruolo di piattaforma elettrica di scambio tra Italia e regione balcanica.

E dell’indipendenza energetica del Belpaese? Proprio in un momento in cui gli equilibri internazionali sembrano sbilanciarsi….

Quanto alla nostra indipendenza energetica, per l’Italia l’opera significa maggiore sicurezza del sistema elettrico, soprattutto per l’Italia centrale, e contributo agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 del sistema elettrico italiano: l’energia importata attraverso il Montenegro da tutta l’area balcanica sarà, infatti, per buona parte green. Per il Montenegro, invece, la nuova interconnessione consentirà la realizzazione del piano di rinforzo della rete di trasmissione nell’area costiera con conseguente incremento della sicurezza di esercizio del sistema nazionale e dei livelli di affidabilità della fornitura per i consumatori della costa, e renderà la rete montenegrina piattaforma elettrica di scambio tra i Balcani e l’Europa favorendo la sua integrazione nel mercato energetico europeo; anche nel paese balcanico il progetto significherà creazione di nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per le imprese locali.

La domanda di energia elettrica in Italia non è coperta dalla produzione nazione per l’80%? Se si andremo a comprare quel 20%?

A quanto ci risulta, poi, secondo i dati 2014 (gli ultimi disponibili), la domanda di energia elettrica è soddisfatta per quasi l’86% da produzione nazionale. Se l’Italia continua a importare una quota dell’energia dall’estero è per motivi economici, visto che il prezzo del KWh italiano è ancora elevato rispetto alla media europea. Nello specifico del progetto con il Montenegro, l’opera darà la possibilità agli operatori del mercato elettrico di importare energia a costi inferiori a quelli italiani.

Il costo del progetto sarà ammortizzato nella bolletta elettrica degli italiani? E con l’abolizione del mercato tutelato (prevista nel Ddl Competitività) chi tutelerà gli italiani da repentini e forti rialzi in bolletta (dovuti magari a perdite energetiche che naturalmente ci saranno durante il passaggio della corrente nel cavo sottomarino)?

Sui costi in bolletta. Va precisato che una parte del costo del progetto verrà sostenuto da Terna e, come tutti gli interventi previsti e approvati nel Piano di Sviluppo, sarà ripagato dalla tariffa dove, è bene ricordarlo, il peso delle attività svolte da Terna è tra il 3 e il 4% del totale; ma proprio nell’ottica di ridurre l’impatto sugli utenti si sta studiando la possibilità di finanziare parte del costo col meccanismo dell’interconnector (procedura prevista dalla legge numero 99 del 2009), coinvolgendo quindi finanziatori privati. Inoltre, vi è la possibilità di ricorrere ad altre forme di finanziamento, in particolare quelle Ue nell’ambito dei ‘Progetti di interesse Comune’.

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