sabato, Ottobre 23

Italia-Messico: prove di bilateralismo field_506ffb1d3dbe2

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Si registra inoltre lo sforzo congiunto nella lotta alla criminalità organizzata, la corruzione e più nello specifico nella lotta alla rete internazionale del narcotraffico. Interessante anche l’interazione in ambito sportivo individuato quale strumento utile all’educazione sociale dell’individuo e pertanto da riqualificare e migliorare in termini di accessibilità e sicurezza: accessibile da tutti a prescindere da estrazione sociale, etnia, religione o altro e sicuro ovvero privo di violenza. Da qui facile aprire un più ampio discorso di interazione culturale dove il settore cinematografico sembra poterne godere in particolar modo con coproduzioni e accesso reciproco a produzioni già esistenti. Inoltre, come ha anticipato Mattarella in un’intervista rilasciata a Newsweek, l’interazione culturale è già visibile in Città del Messico mediante una mostra fotografica delle opere di Antonio Canova e lo sarà in Italia nel prossimo autunno, con una mostra dedicata alla civiltà Maya e che sarà ospitata a Verona.

Occorre tuttavia giungere ad una valutazione d’insieme di questo interscambio che proprio per l’Italia assume una portata strategica non indifferente. Messico in primis vuol dire accedere ad un bacino di manodopera a basso prezzo in una posizione geograficamente strategica. Infatti per molte aziende italiane il Messico non è altro che un punto d’appoggio dal quale riversare i propri prodotti in mercati ben più dinamici ed importanti. Parliamo di Stati Uniti e Canada, grazie all’accordo di libero scambio con il Paese centroamericano (NAFTA). Ciò vuol dire che con l’assenza di costi doganali, le aziende riescono ad esportare mantenendo la propria competitività nel mercato di destinazione. Inoltre, la prossimità degli stessi mercati rende inferiori i rincari dovuti ai costi di trasporto e logistica. Inoltre le recenti riforme in ambito energetico permettono ulteriori ingressi di capitali di investimento proprio per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nelle profondità marine di sovranità messicana. Anche l’eolico sembra essere un comparto rilevante e da sviluppare sul territorio centroamericano sempre con l’ausilio della manodopera locale.

Ovviamente non tutto è oro ciò che luccica: il Messico resta pur sempre un Paese ad alto tasso di violenza. Il narcotraffico è ben lontano dall’essere controllato o ridimensionato, ma anzi ne costituisce ormai una peculiarità territoriale con tanto di guerre tra cartelli per il controllo del territorio. Guerre che non risparmiano i civili e alle quali fanno da contorno le poco ortodosse soluzioni governative, che anche in concomitanza di scioperi e manifestazioni pacifiche risponde con il pugno duro. All’inizio del ‘900 si parlava di ‘destino manifesto’ ovvero una forza gravitazionale che spinge il Messico a subire un’attrazione geopolitica verso il nucleo di potere confinante (Stati Uniti). Una vicinanza che ha influito sul Paese in ogni suo aspetto e soprattutto nel bene e nel male. Nel bene se consideriamo proprio la condizione di confinante con il mercato più ricco e dinamico del mondo (tra alti e bassi) quindi un potenziale luogo dove riversare ogni genere di prodotto. Ma questo stesso privilegio ha trasformato il Messico in un Paese affetto da dipendenza dal mercato statunitense (oltre il 70% del proprio export) e pertanto vulnerabile ad ogni sua perturbazione. Mercato come detto dinamico quello nord americano che ha come effetto collaterale quello di diversificare la sua domanda in ogni settore fino a quello delle sostanze illegali. Settore produttivo che proprio per la sua illegalità diventa ad alto profitto per unità di prodotto. Affare da migliaia di dollari che è stato più che sfruttato dalla malavita messicana astuta nel ritagliarsi il doppio ruolo di produttrice e vettore di sostanze stupefacenti. Quest’ultimo aspetto si riferisce al fatto che proprio dal Messico transitano anche le sostanze stupefacenti provenienti da altri centri produttivi sudamericani. Sistema difficile da scardinare e che oggi rappresenta anche, paradossalmente, il più importante settore in termini occupazionali. Potere che non può che entrare a contatto con le istituzioni pubbliche rendendo sempre meno nitido il confine tra lecito ed illecito. ‘Messico e nuvole, la faccia triste dell’America…’ cantava Enzo Jannacci negli anni ’70 e ancora oggi, nonostante l’internazionalizzazione resta viva quell’immagine di triste di un destino manifesto.

 

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