domenica, Novembre 28

Italia, la supremazia del governo sul Parlamento

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L’arma della fiducia è essenziale per mantenere un premieranno indiscutibile, infatti “l’iter è il seguente: o il Governo mette la fiducia su un provvedimento che ha presentato lui stesso per non farlo modificare; oppure quando il Parlamento, soprattutto nelle Commissioni, modifica dei provvedimenti, il Governo presenta un maxi emendamento su cui mette un voto fiducia e così ripristina gli equilibri. Il secondo strumento che riduce ancora di più il margine del Parlamento sono le leggi delega. Su determinate materie rinuncia al suo potere di legislatore e delega al Governo”.

Più attentamente “se andiamo ad analizzare i quattro Governi”, sottolinea Vincenzo Smaldore, “gli ultimi tre Monti-Letta-Renzi segnano l’era delle grandi intese, quello di Berlusconi era un governo basato su una maggioranza più chiara e legittima. Negli ultimi governi è cambiato lo scenario: con Monti, proprio perché si sentiva meno legittimato e bisognava trovare degli accordi in Parlamento, il ruolo del Parlamento è aumentato, sia da un punto di vista numerico sia dal punto o di vista qualitativo. Provvedimenti come l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio viene fatta sotto il governo Monti con un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Tutto ciò viene drasticamente annullato con Letta e poi si stabilizza con Renzi, e torniamo a percentuali minori. Tanto è vero che la modifica della Costituzione, su cui è a lavoro da due anni Renzi, è un’iniziativa di Governo (la famosa riforma Boschi) non è il risultato di un percorso parlamentare, ma tutto il contrario”.

Nonostante ci siano molti aspetti ed equilibri da analizzare, il Parlamento non ha più il ruolo principale”. E questa realtà, come dicono anche i numeri, non può essere smentita. “Ci sono varie concause politiche, dal sistema elettorale a come i partiti procedono, dopo le elezioni, nella definizione dei ruoli etc. Sono anni che si parla di rafforzare ulteriormente l’esecutivo, che il processo legislativo è lento, questi sono proclami non veri. I numeri ci aiutano a capire che bisogna trovare una volontà politica; dal punto di vista pratico abbiamo visto che in quindici giorni una legge se si vuole fare si fa. Il problema non è l’esistenza del bicameralismo. Pensiamo all’elezione dei giudici della Consulta, è stato un procedimento estremamente lungo. Sarebbe interessante capire quali sono i meccanismi da mettere a punto per fare in modo che un certo dibattito politico possa svolgersi nelle sede istituzionali tale da essere chiaro e legittimo. Con Renzi siamo di fronte a tutta una serie di step che avvengono e da cui nascono accordi di cui non si sa nulla, di esempi ce ne sono (dal caso emblematico del Nazareno fino appunto ai nomi scelti per i giudici della Consulta).

La trasparenza, negli ultimi tempi è stata utilizzata con un’accezione abbinata alla comunicazione politica. Si parla di riforme istituzionali, si fanno, però su che basi? Bisogna analizzare i dati. c’è necessità di rafforzare ancora l’esecutivo? Bisogna coniugare i numeri con l’attualità politica. Negli ultimi anni c’è un dibattito su come i partiti una volta vinte le elezioni poi debbano procedere con le implementazioni delle politiche. In questo dibattito si deve sempre cercare un equilibrio tra la governabilità e la rappresentanza. Noi siamo schiacciati sulla discussione del tema della governabilità, ma tutti gli aspetti della partecipazione, della rappresentanza a livello cittadino stanno diventando sempre più sbiaditi”.

 

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