venerdì, Ottobre 22

Italia, la supremazia del governo sul Parlamento

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Esiste un’inversione di tendenza nell’attività legislativa: otto leggi su dieci sono state presentate dal governo e solo due del Parlamento italiano. Questo trend si fa più evidente con il governo di Enrico Letta e rimane saldo in quello di Matteo Renzi, l’attuale. Come si legge nel minidossier di Openpolis, “Premierato all’italiana”, «la stragrande maggioranza delle leggi approvate dal nostro parlamento siano di iniziativa del governo. Nell’attuale legislatura, come nella scorsa, circa l’80% delle leggi approvate sono state proposte dai vari esecutivi che si sono succeduti».

Paradossale per quella che è, costituzionalmente parlando, una Repubblica Parlamentare. Ma i numeri non mentono,  di circa 183 disegni di legge presentati al mese, solamente 6 diventano legge. «Di questi 6 che riescono a completare l’iter, nell’80% delle occasioni parliamo di proposte avanzate dal governo. Il peso dell’esecutivo nella presentazione e produzione delle leggi è evidente. Mentre le proposte di deputati e senatori diventano legge lo 0,87% delle volte, per quelle del governo la percentuale sale al 32,02%. Uno squilibrio tra governo e parlamento». Anche per quanto riguarda i tempi di approvazione subiscono dilatazioni temporali più o meno estese.  «Se in media l’esecutivo impiega 133 giorni a trasformare una proposta in legge (poco più di 4 mesi), i membri del parlamento ce ne impiegano 408 (oltre 1 anno). Nell’attuale legislatura si evidenziano trend opposti: mentre le proposte del governo sono più lente rispetto allo scorso quinquennato, quelle del parlamento sono più veloci».

Dati su cui riflettere attentamente. Inoltre «delle 565 leggi che il nostro parlamento ha prodotto dal 2008 ad oggi, molte poche sono “nate” in aula. A fare da padrone infatti sono le ratifiche dei trattati internazionali, che rappresentano il 36,28% della produzione legislativa delle ultime due legislature. A seguire, con un’altra fetta importante della torta, le conversioni in legge dei decreti emanati dai vari governi che si sono susseguiti».

L’analisi del nuovo sistema che si sta delineando sembrerebbe rafforzare maggiormente l’esecutivo, mentre il Parlamento sta subendo una specie di cristallizzazione. La nostra analisi è partita da qui: quattro Governi in due legislature. C’è un trend che è comune in queste due legislature e a tutti e quattro i Governi, vediamo che il potere legislativo si è spostato, pian piano, dal Parlamento al Governo”. Vincenzo Smaldore, dell’Associazione Openpolis ci spiega i dati del minidossier che delinea una realtà incontrovertibile su cui riflettere attentamente. “Abbiamo un Governo che fa otto leggi su dieci, le porta a termine in un terzo del tempo che serve al Parlamento e soprattutto il Governo fa tutte le leggi più importanti. L’iniziativa parlamentare si è affievolita non solo dal punto di vista numerico ma soprattutto la qualità, l’importanza dei provvedimenti. Il Parlamento svolge, ormai, quasi un’attività burocratica, come l’istituzione di Commissioni parlamentari o simili. Tutti i provvedimenti più importanti, da quelli economici, di politica estera, le riforme e le modifiche della Costituzione sono tutte di iniziativa governativa. A fronte di ciò si delinea il fatto che lo spazio del Parlamento è decisamente ridotto, e si riduce ancora di più se andiamo a vedere altre due cose: la prima è l’aumento dei voti di fiducia. Il Governo pone le questioni di fiducia quando i provvedimenti sono stati modificati dal Parlamento. Con il voto di fiducia lo spazio si riduce ancora di più”.

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