venerdì, Maggio 14

Italia in Russia: effetto spiazzamento

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A partire dal 31 luglio 2014, l’Unione Europea, in risposta alle azioni belligeranti condotte e reiterate in Ucraina dalla Russia, ha adottato e applicato contro quest’ultima sanzioni pesanti e pervasive dirette a colpire svariati settori del Paese, prorogate -lo scorso 21 dicembre- fino al 31 luglio 2016.
Muovendo dall’assunto per il quale ad ogni azione corrisponderebbe una reazione uguale e contraria, si potrà ben comprendere il perché la Russia abbia conseguentemente adottato contromisure lesive contro l’economia europea,  che hanno colpito anche tutte quelle imprese italiane che fino allo scorso anno erano solite intrattenere una partnership commerciale con la Russia.
Gioacchino Fazio, docente di Economia Industriale presso l’Università degli Studi di Palermo,  ci ha spiegato in che modo le contromisure adottate dalla Russia hanno colpito le imprese italiane.
Le misure restrittive, afferma il Professor Fazio, “come è evidente, vanno in entrambe le direzioni; da una parte i Paesi UE, oltre ad aver adottato misure di blocco delle attività finanziarie russe legate alla libera circolazione dei capitali in territorio comunitario, hanno prodotto restrizioni all’export di determinati servizi tecnologici, utilizzati in ambito energetico, e all’import, dalla Russia, di beni ‘dual use’ ad alta componente tecnologica“.
Per altro verso, la Russia è intervenuta pesantemente con restrizioni aventi ad oggetto l’importazione, dai Paesi UE, di un’ampia gamma di prodotti, e fra questi , in modo particolare, di prodotti agro-alimentari.
La stima degli effetti economici di queste misure è senza dubbio una operazione complessa, “in primis perché occorre distinguere fra effetti diretti ed effetti indiretti delle misure, ed in secondo luogo perché gli effetti, nelle due direzioni alle quali appena fatto riferimento, si distribuiscono dal punto sia dal punto di vista settoriale che territoriale, in modo asimmetrico“, prosegue Fazio.
E’ evidente, infatti, che le misure di restrizione all’export dall’UE verso la Russia colpiscono determinati settori (alta tecnologia e servizi finanziari tra tutti) facenti capo a specifici Paesi dell’Unione, mentre le restrizioni russe alle importazioni dai Paesi UE interessano prodotti che si trovano anche in altri Paesi; alla luce di ciò, dunque, “la valutazione degli effetti delle misure dipende perlopiù dalla prospettiva territoriale presa in considerazione.
Se ci si colloca nell’ottica dell’Italia, possiamo dire che esso sia stato particolarmente colpito dalle restrizioni all’import russo di prodotti agro-alimentari; le restrizioni decise dal Governo russo riguardano, infatti, perlopiù le importazioni di alcuni prodotti agricoli e fra questi , carni bovine e suine, pollame, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura“.
Com’è noto, aggiunge il Professor Fazio “il nostro Paese detiene una posizione di indiscussa leadership all’interno del mercato comunitario, e non solo, per la fattura di prodotti agro-alimentari d’alta qualità la cui domanda risulta strettamente correlata, e determinante, ai fini della crescita del reddito pro-capite. Le restrizioni attuate dal Governo russo bloccano, dunque, inevitabilmente, l’accesso ad un mercato sconfinato e con enormi potenzialità“.
Guardando “agli effetti diretti prodotti dalle contromisure, ovvero quelli calcolabili sulla base del minor valore delle esportazioni italiane di prodotti alimentari, questi ammonterebbero, stando, inoltre, alle stime della Coldiretti, e condivise dalla SACE, a 100 milioni di euro per il 2014 (e quindi per metà dell’anno trascorso, atteso che le misure restrittive siano state decise nell’estate 2014) e a 250 milioni per il 2015“.
Tuttavia l’impatto delle misure è ben più elevato e ciò perché occorre considerare gli effetti indiretti delle contromisure presse e, primi tra tutti, quelli manifestatisi con riferimento alle attività che si collocano a monte ed a valle della produzione agro-alimentare, e quindi ad esempio sui canali di distribuzione.
Vi sono altri effetti indiretti che possono manifestarsi tanto nel breve periodo quanto, e sono i più incisivi, in quello medio-lungo; mi riferisco agli effetti di spiazzamento in danno dei prodotti italiani ed a vantaggio di quelli provenienti da altri Paesi non colpiti dalle misure di embargo russe; nel momento in cui, infatti, la domanda russa viene soddisfatta da nuovi fornitori, ovvero da acquisti più ingenti da vecchi fornitori, si genera quello che potrebbe essere definito come ‘effetto spiazzamento‘; quest’ultimo diviene tanto più grave quanto più si prolunga il periodo di embargo“.
Una volta interrotte le sanzioni, le imprese italiane dovrebber riattivare i preesistenti canali commerciali e provare a recuperare le quote di mercato le quali, tuttavia, nel frattempo, saranno state coperte e sostituite dai produttori di altri Paesi; ciò comporterà nuovi e rilevanti investimenti nella rete commerciale e nel marketing e quindi un ulteriore aggravio.
Per non parlare, continua il Professore, “degli effetti spiazzamento più duraturi provenienti dalla diffusione di prodotti ‘italian sounding’, apparentemente sositutivi di quelli originali, ovvero da quelli venduti con manifesta contraffazione di prodotti originali italiani; basti pensare al caso, emblematico, del Parmisan che, in molti mercati esteri, evocandolo, vorrebbe sostituire, riuscendoci, purtroppo, spesso, il nostro Parmigiano reggiano“.
Non bastasse, vi sono anche possibili effetti duraturi di spiazzamento ad opera di produttori italiani che, per aggirare l’embargo, potrebbero decidere di de-localizzare gli impianti in Russia o in Paesi non colpiti dall’embargo, o ancora, e più verosimilmente, di aumentare l’attuale produzione all’estero di tali beni.
L’entità di questi effetti indiretti è certamente elevata, anche se di difficile stima; per tali ragioni SACE e Coldiretti individuano un range di effetti complessivi, (che comprendono quindi quelli diretti di 350 milioni di euro ai quali fatto cenno nelle righe precedenti), che si colloca fra 938 milioni e 2,3 miliardi di euro.

La storia ci ha insegnato che le politiche di restrizione al commercio internazionale hanno sempre, e comunque, sortito effetti negativi su tutti i Paesi che vi sono stati coinvolti, ed inoltre che esse generano effetti asimmetrici spesso a vantaggio dei settori più retrivi e meno efficienti dell’economia andando contro quelli più dinamici.
Qualora le misure alle quali fin qui fatto riferimento venissero estese, conclude il Professor Fazio, “e per fortuna questo non è (ancora) il nostro caso, potrebbero essere attivati dei veri e propri avvitamenti depressivi delle economie, i quali andrebbero ad aggravare in modo irreversibile le situazioni di crisi“.

 

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