martedì, Giugno 22

Italia in Iran, torna il primato nell’Ue? Il nostro Paese era il primo partner commerciale nella Ue. E lì si vuole restare

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Prima, durante e dopo le sanzioni. È il presidente stesso della Repubblica Iraniana, Hassan Rohani, a spiegare quando e come l’Italia abbia guadagnato l’amicizia (ma soprattutto l’interesse) del suo Paese. «Prima delle sanzioni l’Italia è stato il nostro primo partner nella Ue, e vorremmo che tornasse a svolgere questo ruolo anche oggi», dichiara Rohani. Partner commerciale si intende. Nel 2005 l’Italia era il terzo maggiore a livello mondiale per Teheran, con uno scambio pari al 7,5% di tutte le esportazioni iraniane e, a inizio 2006, Roma era il primo nell’ambito dell’Unione europea (si contendeva il primato con la Germania). Subito prima delle sanzioni l’interscambio economico superava i 6 miliardi di euro all’anno e i colossi dell’industria italiana (Eni, Fiat, Edison, Saipem etc.) erano ben radicati nel tessuto iraniano. Per un’economia che emerge asmatica e rallentata dagli anni delle sanzioni, un eventuale ritorno a simili livelli equivarrebbe a una fondamentale boccata d’ossigeno.

Ma se la Repubblica Islamica è interessata a riallacciare stretti rapporti con l’Italia, lo stesso vale per Roma. Un obiettivo, anzi, che non è stato mai accantonato anche durante il periodo delle sanzioni internazionali (2008-2016 le principali). «Durante le sanzioni le posizioni italiane sono state le più eque nei confronti dell’Iran», ha ricordato Rohani. «E anche se l’Italia non faceva parte del gruppo 5+1, con la presenza della signora Mogherini (pur in qualità di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea ndr.) ha avuto il suo ruolo e dato il suo contributo ai negoziati». Ma il lavorio negoziale dell’Italia in quegli anni non si esaurisce nella presenza di Federica Mogherini al tavolo delle trattative. Contatti a livello diplomatico – intrattenuti spesso grazie a comuni iniziative culturali, artistiche e intra-religiose – sono andati avanti anche nel periodo di massima tensione con la presidenza del falco conservatore, Mahmud Ahmadinejad, e nel 2013 – a breve distanza dall’elezione del moderato Rohani e dell’avvio delle trattative sul nucleare – Emma Bonino, all’epoca ministro degli Esteri, si è recata a Teheran, prima tra tutti i suoi omologhi europei da quando erano state imposte le sanzioni. Nel periodo subito successivo altri 17 ministri degli Esteri di Paesi Ue hanno ricalcato le sue orme.

Su questo retroterra è quindi ri-sbocciato il recente avvicinamento. La visita di Renzi a Teheran segue di appena 75 giorni – un tempo molto breve per la prassi delle relazioni internazionali – quella di Rohani a Roma, prima tappa del suo primo viaggio europeo dopo la fine delle sanzioni, e questo scambio di primati e cortesie ha un significato evidente, come afferma lo stesso presidente iraniano: «Con la fine delle sanzioni e l’esecuzione dell’accordo nucleare il mio primo viaggio è stato in Italia. E oggi a meno di tre mesi da quella visita a Roma abbiamo qui il presidente del Consiglio Renzi in visita a Teheran. Sia la mia visita a Roma sia la visita del presidente Renzi sono un segnale molto chiaro della volontà dei due Paesi per lo sviluppo dei rapporti economici, scientifici e culturali». Rohani ha ricordato anche che a gennaio in Italia «sono stati firmati 30 accordi, oggi altri 6, e l’esecuzione di questi 36 accordi potrebbe aprire una nuova strada per i nostri rapporti e per l’arrivo della tecnologia in Iran. Sono dei buoni accordi di collaborazione nei settori dei trasporti, industria, turismo, tecnologia, ma oggi dobbiamo compiere passi efficaci per renderli esecutivi».

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