domenica, Novembre 28

Italia in guerra in violazione della Costituzione

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Ammesso, e non concesso, che l’Italia fosse sotto aggressione, comunque dovrebbe dichiarare lo stato di guerra, con tutte le conseguenze del caso. Il solo fatto per cui noi non spariamo non basta per dire che non siamo in guerra, dato che aiutiamo altri che in guerra sono. Per di più, e so di dire una cosa molto sgradevole, non avendo finora (per fortuna) subito alcun attacco neanche terroristico, dal punto di vista del diritto internazionale, in senso stretto, noi siamo aggressori!

Dunque è una guerra quella in atto, ma allora, di nuovo, una considerazione conclusiva molto importante e serissima va fatta.
Quando si è in guerra ci sono due cose da fare, non in alternativa, ma in successione o combinazione: combattere e fare la pace. Per combattere basta sparare, e noi, con gli addestratori, e il mondo occidentale, con i bombardamenti, lo stiamo facendo. Ma la pace chi la fa? Il Papa si sgola da anni a dircelo. Renzi dice che la fa con la cultura, mah, invieremo ai jhadisti dei biglietti gratuiti al teatro.
Attenzione: con le parole si può scherzare, ma con i fatti no.
Qui però, la guerra è un po’ strana, perché le parti in commedia non sono chiare affatto, pur sorvolando sulle cose fantasiose tipo ‘guerra asimmetrica’ e fantasticherie simili. Ripeto: la guerra è guerra, punto.

Gli USA, che hanno fatto per decenni i gendarmi del mondo – finché non hanno capito che non gli conviene -, con qualche riluttanza, hanno cominciato a bombardare il ‘territorio dell’ISIS’, anche perché responsabili principali del disastri dell’Iraq, grazie al quale l’ISIS ha potuto nascere e insediarsi sul territorio. Ma lo bombardano svogliatamente, dato che, a parte il fatto che inizialmente hanno largamente finanziato proprio l’ISIS, contavano sul fatto che, grazie anche agli altri oppositori del Governo della Siria (a loro volta in gran parte finanziati da loro) si riesca a fare cadere Bashar al-Assad: inviso ai turchi, agli israeliani e agli stessi USA perché la Russia sostiene Assad e perché gli israeliani strillano. Un gioco pericolosissimo anche perché in Siria, appunto, c’è una base russa, l’unica, credo, nel Mediterraneo e la Russia non ha nessuna intenzione di perderla. D’altra parte, Israele ha detto chiaramente che, nella confusione, vorrebbe, al solito, approfittarne e annettersi già che c’è le alture del Golan, territorio siriano occupato illecitamente da Israele fin dal 1967.

La Siria, lo si voglia o no, è uno Stato perfettamente ‘legittimo’ dal punto di vista del diritto internazionale. Legittimo in questo caso significa uno Stato consolidato e funzionante – che sia pessimo non è cosa rilevante. O meglio lo è se la Comunità internazionale decide di impedire a quello Stato di esistere: per la Siria non lo ha fatto, per l’ISIS sì, ma non attraverso le Nazioni Unite. La Siria, legittima, si trova a combattere su più fronti e inoltre ha l’ostilità consacrata da parte della Turchia, che ne teme l’azione a favore di talune minoranze turche e in particolare dei curdi, che sono l’incubo di Erdogan, e infatti in Turchia, tanto per non sbagliare, ammazzano gli avvocati dei curdi.

Però, attenzione, la Siria è, sul terreno, l’unico Stato che abbia un Esercito degno di tal nome, capace di combattere efficacemente l’ISIS (i famosi ‘stivali’), insieme a quel che resta dell’Iraq, ‘Stato’ un po’ per modo di dire, e dei curdi, soggetto sicuramente non Stato, che combattono a loro volta … attaccati spesso alle spalle dalla Turchia! Ma dunque, logica vorrebbe, come del resto prescrive il diritto internazionale, che si aiuti il Governo siriano, quello iracheno e i curdi a battere l’ISIS e i ribelli, e poi, solo poi, dopo avere riportato il gioco al punto di partenza, si cerchi di favorire in Siria un processo democratico serio, si valuti se dividere l’Iraq in due o tre, ecc.. In genere si fa così. Sarebbe lungo approfondire il discorso, ma vi assicuro che questa è l’unica logica possibile.

La posizione e le motivazioni della Russia sono ovvie, salvo aggiungere che dopo decenni di emarginazione, prima con la scusa del comunismo e poi con altre scuse, oggi è evidentemente l’unico soggetto in grado di agire utilmente e, mi permetto di aggiungere, in possesso di una strategia chiara.
Certo, occorrerebbe accettare l’idea che gli USA non sono più il gendarme del mondo e che se continuano così, daranno solo la possibilità alla Russia di farlo lei: logica vorrebbe una alleanza piena tra i due, ma la logica come l’umorismo non è della politica.

Perché questo, a mio parere, è il vero punto: gli USA non sono più la potenza egemone del mondo e bisogna che se ne rendano conto e se ne convincano i suoi alleati. Mi sbaglierò, ma Putin lo ha capito benissimo, l’Europa molto meno (ammesso e non concesso che si possa ancora parlare di Europa), la Turchia solo un po’, per cui, da un lato fa pasticci con l’ISIS, i ribelli anti Assad, e dall’altro esegue i colpi di coda degli USA incapaci di agire, abbattendo l’aereo russo: me ne assumo tutta la responsabilità, ma sono convinto che questo è ciò che è accaduto.

Ora, però, si sta accorgendo di avere esagerato e di trovarsi allo scoperto, ma Putin non sembra disposto a fargliela passare liscia.

Un altro che lo ha capito, oso dire, è proprio Obama, che però si trova stretto tra un establishment tradizionalmente anti russo (e tutti sappiamo quanto forti e immobili siano le burocrazie) e dai riflessi condizionati pro regimi autoritari e le lobby petrolifere ed ebraiche fortissime, che spingono per l’interventismo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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