mercoledì, Dicembre 1

Italia in emergenza da quarant'anni

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Detto questo, la Francia parte tuttavia da una situazione meno repressiva di quella italiana?

La Francia aveva la possibilità di utilizzare questa legge del 1955 per dichiarare lo stato di emergenza e che era stata applicata nel 2005 durante la rivolta delle banlieue. Era un provvedimento riguardante solo un pezzo di territorio della città di Parigi. Ma non prevedeva misure speciali. La volontà di Hollande che ha annunciato di voler riformare la Costituzione è invece proprio quella di arrivare a quello che è lo stato di eccezione permanente. Un modello di emergenzialismo infinito che dà la possibilità ai Governi di reprimere con più facilità e di attuare un maggiore controllo sociale.

Come possiamo valutare invece la presa di posizione del Papa che ha detto ‘no’ a porte blindate e a misure di emergenza?

Io credo che il Pontefice in questo momento sia veramente l’unica voce fuori dal coro sia nell’ambito strettamente politico che in quello di prospettiva. Ho letto recentemente l’Enciclica papale e credo sia l’unico documento politico ‘di sinistra’ degli ultimi dieci anni. Detto questo le parole di Papa Francesco sono molto importanti, ma fanno il paio con una Chiesa ancora molto molto chiusa e che ha delle sue forti responsabilità verso quello che è oggi lo stato delle cose.

Resta in ogni caso importante guardare con attenzione a ciò che si sta muovendo all’interno di quel mondo. Non solo dunque le parole del Pontefice ma, per esempio, le prese di posizione di un giornale come Famiglia Cristiana sono molto importanti. Danno il segno di realtà e di voci che sono fuori da quel coro unanime di approvazione di quella cultura dell’’occhio per occhio dente per dente’, della ritorsione, di una guerra globale permanente ed infinita dentro la quale siamo da almeno quindici anni. Quello che bisogna guardare con molta attenzione, tornando a quello che dicevamo prima, è vedere come il nuovo scenario che si andrà a costruire all’interno dello stato di emergenza in Francia verrà recepito dagli altri Paesi europei. E se non rischiamo di trovarci di fronte ad un copia e incolla di quello che è stato il Patriot Act dell’amministrazione Bush all’indomani degli attentati dell’11 Settembre.

Guardando un momento alle forze politiche e sociali rispetto a queste tematiche, che giudizio possiamo esprimere?

E’ uno scenario deprimente quello che abbiamo davanti. Nell’ambito di un più ampio quadro europeo, quello italiano è il peggiore perché al di là degli avvenimenti accaduti dopo gli attentati di Parigi, il problema in Italia riguarda l’assenza assoluta di una conflittualità sociale all’interno di una società dove regna la paura, l’insicurezza, il rancore, il razzismo, l’odio verso il diverso. Rischiamo in questo modo una deriva autoritaria realizzata con un largo consenso popolare.

 

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