mercoledì, Aprile 21

Italia, il Paese dell'eterno presente La cultura del breve periodo e l'assenza di una visione del futuro

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Lo stesso ragionamento vale per quanto riguarda le politiche sull’immigrazione (tema caldissimo degli ultimi tempi). Alzare barriere o inneggiare a slogan di chiusura non sarà la soluzione adottabile per affrontare il fenomeno.  All’inizio degli anni ’80 avevamo già descritto quello che poi è realmente accaduto, lo abbiamo fatto con larghissimo anticipo”, ci  spiega Fara. “Venti anni fa la situazione di oggi era già descritta. Se la politica avesse avuto la capacità di utilizzare il lavoro fatto da ricercatori, da esperti di diversa matrice a seconda delle discipline, probabilmente saremmo arrivati all’appuntamento con il fenomeno migratorio con larghissimo anticipo, saremmo stati pronti. Invece siamo costretti a gestire il fenomeno con la politica del day by day”.

L’elemento palesemente contraddittorio sta nel fatto che la classe dirigente tutta, continui a fare ‘le orecchie da mercante’, nonostante ascolti diversi pareri da parte di esperti di settore, proclami slogan d’effetto, ma in concreto non si riesce a fare il salto in avanti.  Quindi il Ministero per il Futuro dovrebbe “lavorare con la prospettiva di costruire scenari, di immaginare vari percorsi di crescita e di sviluppo, di anticipare eventualmente fenomeni di crisi”non ha dubbi il Presidente dell’Eurispes. Dovrebbe avere un ruolo strategico, proiettato in avanti, dovrebbe essere in grado di contribuire all’azione di Governo, immaginando gli scenari possibili che si potrebbero consolidare nell’arco dei prossimi anni. uno stimolo nei confronti della classe politica e dirigente a cominciare di occuparsi in maniera seria di futuro. Un Paese senza progetto è destinato a vivere un eterno presente, una situazione di precarietà continua. Non c’è nessuno che appaia impegnato nel cercare di immaginare la prospettiva del Paese. Purtroppo dobbiamo fare i conti con una classe dirigente generale, della quale la politica ne è l’espressione, sostanzialmente inadeguata, in ritardo. Lo si nota se si osserva il mondo economico, della finanza, della cultura, dell’informazione. Non è solo una responsabilità della politica”.

In più secondo Roberto Paura “dovrebbe resistere ai cambiamenti di natura politica estremamente repentini e che sia preposto allo sviluppo di scenari all’interno dei propri singoli settori. Una cultura del lungo termine che al contrario manca completamente a livello politico. Dovrebbe essere il più bipartisan possibile. Al momento non si vede una reale traduzione di questa attenzione in iniziative politiche. Sarebbe auspicabile l’adozione di una commissione parlamentare per il futuro a livello europeo, in cui i rappresentanti politici incomincino a prendere confidenza con gli scenari a lungo termine (parliamo di una componente che provenga da tutti i Paesi membri, in maniera tale da far traslare la cultura del lungo termine in ogni singolo Paese membro)”.

 

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