giovedì, Luglio 29

Italia – Giappone: in affari da 150 anni

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Esattamente 150 anni fa l’allora Regno d’Italia e l’Impero del Giappone, due Paesi lontanissimi non solo geograficamente ma anche culturalmente, inaugurarono un rapporto che, a discapito di ogni previsione, sarebbe stato caratterizzato da un secolo e mezzo di amicizia e collaborazione. Nella bellissima cornice di Villa Madama, sabato 19 marzo i rispettivi Ministri degli Esteri italiano e giapponese, Paolo Gentiloni e Fumio Kishida, si sono incontrati in occasione dell’anniversario dell’inizio delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi.  La visita s’inserisce in un contesto particolarmente positivo a livello di relazioni bilaterali contraddistinto da un susseguirsi d’incontri e una più stretta collaborazione settoriale sia dal punto di vista politico, sia in ambito culturale che economico.
Nell’ultimo biennio, tale clima di collaborazione è stato sottolineato da un susseguirsi d’incontri al massimo livello politico, basti pensare che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi  e il Premier giapponese Shinzo Abe si sono incontrati ben quattro volte in poco meno di due anni e presto si rincontreranno nuovamente all’inizio di maggio a Firenze.
Molti sono stati i temi al centro del bilaterale di sabato fra Gentiloni e Kishida soprattutto in materia di cooperazione politica, senza dimenticare i forti legami al livello economico che hanno sempre contraddistinto le relazioni fra Italia e Giappone. Una condivisione di vedute ravvisabile in particolar modo in ambito G7 dove proprio i due Paesi si alterneranno alla presidenza del gruppo nel biennio 2016-2017. «Oltre a preparare il G7 di aprile, abbiamo guardato ai nostri rapporti bilaterali, eccellenti sul piano economico e culturale: Italia e Giappone sono due paesi lontani geograficamente ma molto vicini per tanti aspetti, che hanno una convergenza molto forte sui punti affrontati dal G7», ha sottolineato Gentiloni, «le grandi crisi che abbiamo davanti sono globali, sfide come il terrorismo e l’immigrazione non riguardano solo la Ue ma sono fondamentali per l’agenda globale e quindi anche per il Giappone; di fronte a una minaccia globale come il terrorismo serve una risposta complessiva, certamente anche sul terreno militare e della sicurezza ma che passi anche per risorse economiche e un’operazione sociale e culturale, una sfida culturale che Italia e Giappone porteranno nell’agenda del G7».

Nonostante infatti la grandissima distanza geografica fra Roma e Tokyo e un’apparente differenza d’interessi in ambito geopolitico, non mancano i punti d’intesa su molte problematiche globali in particolar modo per quanto riguarda il terrorismo, la proliferazione delle armi nucleari, Russia e Cina questioni a cui si legano indissolubilmente interessi anche di carattere economico.
In tema di terrorismo l’intesa fra Italia e Giappone ha come punto principale lo scambio d’informazioni e una più stretta collaborazione in tema di intelligence. Non a caso l’incontro di sabato ha avuto come maggiore risultato un accordo siglato fra i due Paesi sulla protezione dei dati: «abbiamo firmato un accordo sulla protezione delle informazioni e ci aspettiamo un rafforzamento della collaborazione in questo settore», ha dichiarato Kishida, mentre il suo portavoce, Masato Otaka, in un successivo intervento ha spiegato che «da oggi tutti i dati trasmessi dall’Italia al Giappone e viceversa saranno protetti».

L’accordo s’inserisce a pieno nella svolta epocale che la politica estera giapponese ha subito in questi ultimi anni. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, la difesa giapponese è stata ‘de facto’ sotto tutela americana fino agli anni ’90 decennio in cui una serie di governi di stampo conservatore ha cercato di aumentare in maniera costante la spesa in armamenti.
Lo scorso settembre la decapitazione di due ostaggi giapponesi da parte dell’ISIS è stata decisiva per fornire al governo Abe il pretesto per una nuova interpretazione dell’articolo 9 della costituzione giapponese che autorizzava l’utilizzo delle forze armate solamente in caso di autodifesa bloccando per anni l’azione strategica giapponese nella sua sfera d’interesse regionale. Il nuovo articolo introduce il concetto di ‘autodifesa collettiva’ , autorizzando le forze armate giapponesi ad interventi fuori dai confini nazionali solamente accanto ad altre potenze straniere alleate e sempre nell’ottica della legalità internazionale.
Proprio nell’ottica di questa nuova proiezione internazionale della sua difesa, il Giappone ha bisogno di una rete d’intelligence più capillare e in questo campo l’Italia, che può sicuramente vantare una rete d’informatori in Medio Oriente di maggiore rilievo,  può dare un significativo contributo.

La nuova linea presa da Tokyo in termini di politica estera e sicurezza apre, inoltre, un ventaglio di possibilità per molte aziende italiane del settore della difesa e degli armamenti, come sottolineato anche nell’ultimo vertice da Gentiloni il quale ha affermato che l’ultimo incontro  «potrebbe essere il luogo per discutere la futura collaborazione potenziale tra le industrie dei due paesi sul tema della difesa, che e’ di grande interesse».


Al di là della seppur importantissima collaborazione politica, sono proprio le relazioni economiche che hanno sempre caratterizzato i buoni rapporti fra l’Italia e il Giappone sin dal 1866 quando venne siglato il ‘Trattato di amicizia e di commercio’  che sancì l’inizio delle relazioni diplomatiche e i primi scambi commerciali (principalmente l’importazione di bachi da seta per l’industria tessile italiana). Dopo un secolo e mezzo esatto, i rapporti economici italo – giapponesi sono ancora caratterizzati da un forte dinamismo e se da un lato si stanno aprendo nuovi scenari per le aziende italiane del comparto difesa, sono molti altri i settori in cui l’Italia è presente tradizionalmente nel Sol Levante a livello economico, mercati che offrono tuttora ampie possibilità di sviluppo per gli investitori italiani.

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