martedì, Settembre 21

Italia-Germania: storia di una rivalità

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ITALIA – GERMANIA 4-3 (1970)
Chiamatela come volete, questa semifinale dei Mondiali, che sia in italiano, in tedesco, in spagnolo o in inglese, ma la partita giocata all’Atzeca di Città del Messico, il 17 giugno del 1970, è passata alla storia come la Partita del secolo. Un rocambolesco 4-3 per l’Italia che beffò la Germania e la fece accedere alla finale contro il Brasile di Pelé, giocata sotto un caldo torrido e davanti a oltre centoduemila spettatori ma, soprattutto, di mercoledì alle ore 16 locali mentre in Italia era mezzanotte. Nessuno si curò di questo e quasi tutti i ragazzi ottennero il permesso di poter vedere la partita, anche se era notte e alla fine furono circa 30 milioni gli italiani incollati alla tv per sostenere gli azzurri, ‘guidati’ dalla splendida voce di Nando Martellini.
La disamina della partita è inutile farla. Rimangono indimenticabili due cose: in primis il titolo di un articolo della ‘Gazzetta della Sport’ che recitava ‘Non è stato soltanto un incontro di calcio‘, riferimento diretto allo scontro tra due filosofie diverse, e in secundis la frase «Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani!», detta da Martellini al gol di Gianni Rivera che chiuse l’incontro, come se fosse fisicamente lì, dentro ogni casa dove si stava vedendo la Nazionale battere la Germania, dopo una partita per lunghi tratti agonica che aveva visto gli Azzurri iniziare i tempi supplementari subito sotto nel punteggio. È qui, al primo incontro che valeva veramente qualcosa, che comincia, seriamente, la rivalità tra le due Nazionali.

 

ITALIA – GERMANIA 3-1 (1982)
Per la prima volta le due eterne rivali s’incontrano in una Finale dei Mondiali di calcio, a Madrid, con l’Italia che torna all’appuntamento con la storia dopo la finale persa nel 1970, mentre la Germania ci arriva a distanza di soli 8 anni dalla vittoria nei Mondiali giocati in casa nel 1974.
Per la prima volta l’Italia è più pragmatica della Germania e ha imparato, nel corso del Mondiale, a sapersi rimboccare le maniche e superare le critiche, che le sono piovute addosso dalla stampa italiana, dopo il primo girone giocato male e chiuso senza vittorie. La dimostrazione la si ebbe quando Antonio Cabrini sbagliò un calcio di rigore sullo 0-0: poteva essere il colpo di grazia sul morale della Nazionale invece si trasformò nella spinta decisiva, che portò gli Azzurri a vincere. L’esultanza di Marco Tardelli, al gol del 2-0, rimarrà nella storia come la più bella immagine della storia del calcio italiano, vedere lui che corre, imprendibile per tutti, urlando di gioia è un momento che ancora oggi, anche per chi non era ancora al mondo, trasmette una gioia unica e indescrivibile. In tribuna, invece, c’era chi più di tutti rispecchiava lo spirito di ogni italiano che stava vedendo quella finale, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini che a ogni giocata e a ogni gol si alzava in piedi festeggiando come una persona qualsiasi e al terzo dell’Italia, dal suo labiale si leggeva: «Non ci prendono più, non ci prendono più!».
Il compito di mettere i titoli di coda è nuovamente di Martellini che grida: «Campioni del Mondo!», non una, non due, ma ben tre volte, come per rimarcare il numero di titoli vinti da noi. È il trionfo dell’Italia pragmatica e talentuosa di Enzo Bearzot, che aveva sovrastato per tutti i 90 minuti la Germania, troppo macchinosa e poco incisiva.

 

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