martedì, Ottobre 19

Italia, emergenza sbarchi field_506ffb1d3dbe2

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 IMMIGRAZIONe

L’emergenza sbarchi in Italia diventa preoccupante. Il numero di migranti giunti sulle coste della Penisola aumenta in modo considerevole durante i mesi estivi. Il picco registrato nella stagione si aggiunge a un andamento annuale già superiore rispetto alla media. Nei mesi di giugno e luglio 2014 si sono registrati 46.000 sbarchi (nel 2013 erano stati 43.000), mentre dall’inizio dell’anno, secondo l’UNHCR, si supera quota centomila. La situazione sociale emerge con chiarezza da un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa, analizzando attentamente i dati del Ministero dell’Interno.

Nel mese di luglio sono stati più di 21 mila i migranti arrivati dalla Libia. Tra i Paesi di provenienza seguono l’Egitto, con 2.521 migranti e, in misura marginale, Turchia, Grecia e Tunisia. Per quanto riguarda le regioni dove scelgono di approdare, la Sicilia rimane la meta principale (97.000 sbarchi negli ultimi 12 mesi), mentre la Puglia, la Calabria e la Campania hanno ricevuto alcune migliaia di migranti.

La politica italiana deve intervenire con urgenza per fronteggiare il fenomeno sociale. Si cercano soluzioni specifiche per tentare di risolvere il problema riguardante le coste italiane. «All’interno del suo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, l’Italia lancerà una grande operazione di controllo delle frontiere. Nome in codice: Mos Maiorum. Dovrebbe iniziare», si legge in un comunicato dell’Agenzia giornalistica Redattore Sociale, «tra il 16 e il 23 ottobre 2014 e comporterà il controllo ai valichi di terra, porti, aeroporti e stazioni ferroviarie di frontiera di tutta Europa, per intercettare chi si muove irregolarmente. L’operazione è stata presentata il 18 luglio 2014 in una riunione del “Gruppo di lavoro sulle frontiere/Comitato misto”, a cui siedono Europa, Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Nessuno nel nostro Paese ne ha ancora parlato ufficialmente».

L’operazione denominata Mos Maiorum non rappresenta una novità“, spiega Antonio Ricci, redattore senior del Centro Studi e Ricerche IDOS, “nel quadro delle attività di controllo e non va associata a Mare Nostrum e agli sbarchi di migranti a Lampedusa, che riguardano prevalentemente persone alla disperata ricerca di protezione internazionale. Lo scopo di Mos Maiorum è quello di intercettare gli irregolari, ma rappresenta anche un’ulteriore salvaguardia contro eventuali infiltrazioni terroristiche, mirate a mettere a repentaglio lo svolgimento delle riunioni dei rappresentanti dei Governi degli Stati Membri, in corso a Milano durante il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea. L’auspicio, tuttavia, è che le forze di polizia italiane, cogliendo l’occasione fornita dal semestre europeo a guida italiana, sappiano efficacemente rilanciare la collaborazione europea anche per quanto riguarda l’attuazione di operazioni di contrasto alla criminalità organizzata, la quale lucra significativamente dal business dello sfruttamento della manodopera di immigrati. Storie di questo tipo non riguardano solo il nostro Sud (anche se i fatti di Rosarno del 2010 ne rappresentano solo la punta dell’iceberg), ma hanno una dimensione europea che reclama sforzi congiunti perché si ponga fine alla tratta degli esseri umani“.

I migranti sono persone senza speranza, pronte a rischiare la vita per una migliore esistenza. La morte non può spaventare chi la combatte quotidianamente. C’è solo quel consapevole desiderio di vedere un piccolo spiraglio di sole, pur di accettare supinamente il verdetto già proclamato nel proprio Paese.

E’ ancora presto per fornire una valutazione sul programma Mos Maiorum” commenta Iosto Ibba, PI unit consultant presso UNHCR “ma è importante sottolineare la natura umanitaria delle operazioni di soccorso in mare. Come tale, accogliamo con favore qualsiasi ulteriore sforzo che possa contribuire al salvataggio di vite umane, che rispetti il principio di non-refoulment e che venga portato avanti nel rispetto del diritto internazionale del mare e dei rifugiati“.

«Nella notte del 3 ottobre 2013 hanno perso la vita 368 persone in un naufragio vicino alle coste di Lampedusa. Migliaia di uomini, donne e bambini», si legge nel sito Accoglienza – Comitato 3 Ottobre dal quale viene lanciato un appello, «muoiono ogni anno perché costretti ad attraversare il Mediterraneo in condizioni inaccettabili. Sono in fuga da persecuzioni, dittature, guerre e miseria e non hanno altra scelta che mettere in pericolo la loro vita. Queste morti si potrebbero evitare con una politica dell’accoglienza fondata sui diritti e la solidarietà».

E’ bene notare una diversificazione delle località interessate: il 95% degli sbarchi è avvenuto in territori diversi da Lampedusa, dove assistiamo a un dimezzamento degli approdi dei migranti.

Il problema relativo all’emergenza sbarchi”, commenta Giorgio Gasperoni, Presidente dell’Universal Peace Federation Ong, organizzazione umanitaria con lo scopo di realizzare un mondo di giustizia, prosperità e pace “deve essere esaminato da due prospettive diverse. La prima è che non si può fermare l’immigrazione. Nei prossimi decenni l’Africa avrà una crescita imponente di popolazione. La gente vuole avere una speranza di vita e se nelle proprie nazioni non la trova la cerca altrove. Così è anche per tutte le altre regioni del mondo, dove ci sono conflitti di tutti i tipi. Quindi, oltre a un controllo dei confini per disciplinare il flusso e avere un monitoraggio del movimento migratorio, è necessaria una maggiore informazione alle nostre popolazioni per integrare al meglio i nuovi arrivati. Le stesse autorità politiche sono molto impreparate su come affrontare il problema. La seconda parte del problema dell’emergenza sbarchi riguarda un maggiore coordinamento delle politiche comunitarie per affrontare il problema alla radice. Bisognerebbe stabilire degli accordi con i Paesi di provenienza degli immigrati. Ma come cercare gli interlocutori affidabili e credibili e non cadere nel tranello di trattare con chi è la causa del problema? Non è facile trovare una risposta adeguata. Ma, se la motivazione delle autorità comunitarie europee fosse sincera e dimostrasse un concreto e realistico interesse a questo problema, le soluzioni potrebbero trovarsi”.

Se consideriamo il sovraffollamento del sistema di accoglienza compreso il livello raggiunto nei primi sei mesi dell’anno dal flusso di migranti, possiamo ipotizzare nei prossimi mesi un intenso coinvolgimento delle strutture territoriali.

 

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