venerdì, Luglio 30

Italia e Pakistan: nuove frontiere economiche I recenti incontri bilaterali dimostrano un grande interesse per il Pakistan da parte del nostro Paese

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Il Pakistan o ‘La terra dei puri’ (questa è l’etimologia tradotta del nome del Paese) appare oggi come la nuova frontiera della diplomazia economica italiana. Negli ultimi mesi ed in maniera particolare nelle ultime settimane gli incontri bilaterali fra le autorità politiche ed economiche italiane e pakistane si sono intensificate come non mai. L’interesse dell’Italia nei confronti del Pakistan è infatti testimoniato dai frequenti appuntamenti che si sono susseguiti in poco tempo, incontri che hanno posto sul tavolo diverse tematiche, soprattutto di carattere economico. Recentissima è la visita del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a Islamabad (che segue la tappa di due giorni in Afghanistan) durante la quale ha incontrato, fra gli altri, il Presidente della Repubblica Mamnoon Hussain e il Primo Ministro Nawaz Sharif. Dopo aver ricordato il caro prezzo che il Pakistan ha pagato e paga ancora nei confronti del terrorismo islamico (basti ricordare l’ultima strage in ordine di tempo a Lahore), Gentiloni ha sottolineato come ‘…i due Paesi, condividono il ruolo di ponte tra Europa e Africa e nell’Asia centrale tra Iran, Cina e Russia, per il dialogo nel rispetto delle diversità”. Al di là della comunanza di valori e dell’intesa nei confronti della tolleranza religiosa, tema comunque importantissimo, la missione italiana ha avuto però come principale obiettivo quello di intensificare la cooperazione economico-commerciale fra i due Paesi, prevendo una nutrita delegazione di rappresentanti dell’imprenditoria italiana che hanno avuto l’occasione di confrontarsi con i Ministri pakistani competenti per le politiche economiche ed industriali.  Come se non bastasse, solamente due settimane prima si era già svolto a Roma, il ‘Pakistan Trade and Investment Forum’ un convegno incentrato sulle opportunità di commercio ed investimento nel Paese, sempre alla presenza del titolare della Farnesina e del presidente del ‘Pakistani Board of Investment’, Miftah Ismail il quale, cogliendo al balzo la dichiarazione di Gentiloni per cui ‘il Pakistan rappresenta una notevole opportunità per le imprese italiane’, aveva affermato senza esitazione che ‘è questo il momento per investire in Pakistan perché sarà uno dei migliori mercati dei prossimi 20 anni’ invitando le aziende italiane ‘a venire a vedere con i propri occhi’ e il Forum si era concluso, non a caso, con una serie di incontri d’affari fra aziende italiane e pakistane. Anche in questo caso l’evento era stato preceduto da due importanti ‘missioni esplorative’.  A marzo la missione imprenditoriale dell’AICE (Associazione Italiana Commercio Estero) a Karachi, Lahore e Islamabad e ancora prima, a dicembre, la visita del presidente dell’ICE (Istituto Commercio estero) Riccardo Monti.

Quanto appena detto fa emergere in maniera evidente come l’interesse crescente che il nostro Paese nutre per il Pakistan sia dettato da fattori diversa natura: prime fra tutte motivazioni di carattere economico che si legano poi, inevitabilmente, a quelle di carattere geopolitico, dato l’importante ruolo che Islamabad gioca sullo scenario regionale asiatico.

Nato nel 1947 dalla scissione della parte occidentale dei possedimenti coloniali britannici in India, il Pakistan rappresenta oggi uno dei Paesi di fede musulmana più grandi del mondo. La sua storia politica è sempre stata caratterizzata da un’alternanza fra democrazia e regimi militari, l’ultimo dei quali si è concluso solamente nel 2008 con le dimissioni del generale Pervez Musharraf. Attualmente il Paese sta vivendo una fase di particolare stabilità a livello politico con il partito del premier Narwaz Sharif, la PML (Pakistan Muslim League) che gode di un’ampia maggioranza. La stabilità politica si riflette a cascata sulla situazione economica che in questi ultimi anni è migliorata in maniera significativa. Nonostante il Paese sia ancora in massima parte agricolo, il Prodotto Interno Lordo pakistano è cresciuto a livelli molto alti, permettendo la fioritura di industrie manifatturiere e più recentemente nel campo dell’Information Technology. Tuttavia, sebbene l’economia pakistana abbia anche dato prova di grande tenuta di fronte a molti choc esogeni ed endogeni (il terrorismo interno, la guerra in Afghanistan, la crisi economica asiatica e le tensioni con l’India) il Pakistan ha sempre sofferto la vicinanza con i successi dell’economia indiana, limitando molto gli investimenti occidentali. D’altro canto, la posizione del Paese lo rende un importante crocevia strategico fra il Medio Oriente, l’Asia Centrale ed il Sud est Asiatico con una collocazione geo strategica lungo le rotte del petrolio e del gas che partono dalle regioni centroasiatiche e arrivano all’Oceano Indiano. A dispetto infatti dell’immagine legata al terrorismo di matrice talebana che è stata sempre associata, soprattutto in Occidente, al Pakistan, sono molti i Paesi che oltre l’Italia guardano ad Islamabad con crescente interesse. Il principale partner economico pakistano è, neanche a dirlo, la Cina che considera il Pakistan un partner fondamentale per la realizzazione del mastodontico progetto pan-asiatico della ‘Via della Seta del XXI secolo’. Pechino sta investendo più di 46 mld di Euro nella creazione del cosiddetto ‘Corridoio Sino-Pakistano’ o CPEC (China Pakistan Economic Corridor), un piano che prevede il collegamento con la provincia cinese dello Xinjiang (ricca di materie prime) e il porto pakistano sull’Oceano Indiano di Gwadar attraverso la costruzione di autostrade, ferrovie e gasdotti. Per quanto riguarda invece l’Asia Centrale, il Pakistan sta intensificando i rapporti soprattutto con la ex-repubblica sovietica del Tajikistan, il cui presidente ha nei giorni scorsi incontrato Nawaz Sharif per discutere del progetto Central Asia- South Asia 1000 (CASA-1000), rete che consentirebbe di esportare verso Pakistan e Afghanistan l’energia idroelettrica di cui Kyrgyzstan e Tajikistan abbondano. In aggiunta, il TAPI, definito ‘gasdotto dell’indipendenza centro-asiatica’, prevede la realizzazione di un gasdotto per portare il gas turkmeno in Afghanistan, Pakistan e India. Sul fronte iraniano, la rimozione delle sanzioni occidentali su Teheran, potrebbe sbloccare la realizzazione dell’IP, il gasdotto Iran-Pakistan.

Alla luce dei grandi interessi che ruotano intorno al Pakistan, l’Italia e le sue aziende possono giocare un ruolo di primo piano, inserendosi a diverso titolo in questo contesto pieno di possibilità di investimento e potenzialità di sviluppo. Attualmente il nostro Paese è il terzo partner commerciale nell’UE dopo Regno Unito e Germania e il decimo in assoluto con esportazioni pari a 356 mln di Euro. Il settore in cui l’Italia è maggiormente presente è quello energetico. L’ENI è infatti il principale investitore straniero nel settore petrolifero. L’azienda del cane a sei zampe, attiva nel Paese dal 2000 attraverso l’acquisizione della British Borneo e successivamente della Lasmo, opera al momento con 11 permessi esplorativi e 7 concessioni produttive onshore. Altre aziende, come Ansaldo Energia stanno investendo anche nel settore delle rinnovabili dato che quello dell’energia è un ambito estremamente promettente per le aziende italiane data la grande determinazione che il governo pakistano sta dimostrando nel voler risolvere entro il 2017 la grave crisi energetica nazionale.

Da non sottovalutare inoltre anche le grandi opportunità legate alla costruzione del CPEC che comporteranno una forte domanda, oltre che nel settore infrastrutturale, anche di automezzi e di servizi. Per quanto riguarda le infrastrutture l’Italia è già presente da molti anni in Pakistan attraverso la Salini Impregilo che negli anni settanta costruì la Diga di Tarbela e ancora oggi è attiva in moltissimi progetti mentre nel settore automobilistico sono protagoniste la Fiat e Piaggio con la produzione di trattori e macchine agricole. Sempre in questo frangente è molto interessante per le aziende automobilistiche italiane la volontà del governo pakistano di portare un’azienda europea nel settore per interrompere il fortissimo monopolio giapponese. Grandi opportunità potrebbero inoltre derivare dalle caratteristiche demografiche del Paese stesso. Il Pakistan è una delle nazioni più popolose al mondo che lo rende un mercato estremamente vasto. Oltre il 60% della popolazione ha meno di 27 anni e si prevede perciò un raddoppio della stessa entro il 2050 con l’emersione di una classe medio-alta che domanderà prodotti di elevata qualità, un settore produttivo in cui l’Italia ha molte carte da giocare.

Quanto appena detto dimostra chiaramente come l’economia pakistana possa offrire un notevole margine per rafforzare la presenza italiana nel Paese anche nell’ottica di una diversificazione e di un bilanciamento della nostra politica estera. Il Pakistan e l’Iran potrebbero rappresentare due pilastri della nuova azione diplomatica italiana in Asia, sganciandola dall’ingombrante protagonismo dell’India (con la quale attualmente non stiamo vivendo esattamente una luna di miele) e, in seconda battuta, della Cina.

 

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