venerdì, Luglio 23

Italia e Golfo: domani più vicini Crescita degli investimenti arabi e dell’export del Made in Italy nei prossimi cinque anni

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Vicenzaoro Dubai, questo il nome della società joint venture costituita fra la Fiera di Vicenza e il Dubai World Trade Centre, che a partire da aprile del prossimo anno curerà una nuova manifestazione fieristica sui settori di oreficeria e gioielleria negli Emirati Arabi Uniti. Un esempio, fra i tanti altri, di collaborazione e crescita. Il viaggio di febbraio nel Golfo dell’ex Presidente del Consiglio, Enrico Letta, è stato un chiaro segnale della volontà italiana di affacciarsi ai mercati arabi con rinnovata convinzione. Le opportunità fra l’Italia e i Paesi del Golfo non sono da intendersi a senso unico.

Da un lato, i mercati arabi offrono nuovi e interessanti sbocchi per l’export del Made in Italy già da diversi anni; dall’altro è lo stesso territorio italiano ad attirare gli investitori arabi. Con le sue piccole e medie imprese, che rappresentano la punta di diamante di settori come l’artigianato e la manifattura, l’Italia è un elemento importante all’interno del piano di diversificazione degli investimenti operato dai paesi arabi produttori di petrolio.

Le economia del Golfo stanno attraversando una fase di crescita, presentando caratteristiche di mercato molto simili fra loro. Gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Qatar, l’Oman, il Kuwait, il Bahrein, sostengono tutti dei tassi di crescita sostenuti dovuti all’aumento dei prezzi del petrolio (principale fonte di reddito, che copre più del 20% del PIL di questi paesi) negli ultimi anni. Queste economie cosiddette ‘oil oriented’ stanno incamerando ingenti quantità di liquidità finanziaria, al punto da dover stabilire delle strategie di diversificazione per ricollocare tanta moneta.

I proventi dell’esportazione del greggio e dei suoi derivati hanno orientato la domanda delle economie del Golfo su standard qualitativamente molto elevati. Allo stato attuale, quasi tutti i Paesi arabi hanno concluso importanti investimenti in Italia. Il viaggio dello scorso inverno dell’ex premier Letta, avrebbe portato a casa i risultati auspicati. Dall’accordo in materia doganale con Dubai per l’Expo 2015 a Milano e per l’Expo 2020 che si terrà proprio nell’Emirato, ai progetti di investimenti di Qatar e Arabia Saudita nelle grandi controllate statali, come Finmeccanica ed Eni.

Un Paese come gli Emirati Arabi Uniti, grazie agli introiti derivanti dalla scoperta del petrolio, negli ultimi cinquant’anni ha sperimentato un continuo processo di crescita e sviluppo, diventando una delle più grandi economie mondiali. Gli Emirati rappresentano uno dei paesi di maggiore interesse per quanto riguarda gli investimenti italiani nell’area. Come evidenziato dalla guida agli investimenti formulata da Roedls & Partners, la fortissima propensione all’import di questo paese è trascinata dalla domanda interna in costante aumento. Non si tratta solo di ricoprire la richiesta nazionale di beni di consumo, manifattura e servizi; ma, soprattutto, di soddisfare la domanda di altri paesi del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Africa, che riconoscono negli Emirati Arabi Uniti un hub di distribuzione ad ampio raggio verso questi mercati.

La spinta verso la diversificazione degli investimenti operata dalle autorità emiratine per ridurre la consistente porzione di PIL che si regge solo e unicamente sul petrolio, ha promosso la creazione di un ambiente favorevole agli investimenti e agli affari commerciali. Il controllo sui cambi è stato eliminato, e il Dirham (la moneta nazionale) è stata legata al Dollaro statunitense al tasso di cambio conveniente di 3,673/1 Dirham/Dollaro.   

Sono diversi i vantaggi derivanti dall’investire negli Emirati, secondo gli esperti. In primo luogo la posizione strategica del Paese, crocevia commerciale di interscambio fra l’Europa e l’Asia, permetterebbe di raggiungere i mercati asiatici in crescita, area di sviluppo estremamente rapido. Tutta l’area del Golfo mantiene un’economia stabile, con tassi di importazione bassi e una tassazione vantaggiosa, con numerose ‘free zones’ per i servizi finanziari, il commercio e l’industria manifatturiera.

Il grosso lavoro di ristrutturazione del territorio dei Paesi del Golfo, garantisce oggi un sistema infrastrutturale all’avanguardia, con aeroporti internazionali che diventeranno i punti di riferimento per gli scambi fra oriente e occidente. I vicini mercai di India, Africa e Asia Centrale saranno sempre più coinvolti. Al momento, l’Italia è il settimo investitore negli Emirati Arabi Uniti. Una buona posizione, che però ancora richiede un margine di miglioramento. Molti settori, spiega il rapporto Roedls & Partenrs, sono ancora inesplorati. Finora è stata l’erogazione di servizi e beni di investimento legati all’industria petrolifera ad aver giocato sugli investimenti. Gli Emirati Arabi Uniti, sin dai primi anni Novanta, si sono impegnati in una serie di accordi bilaterali con l’Italia. Dalla convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, agli accordi di cooperazione militare e di cooperazione economica.

Oggi, prospettive interessanti sono da individuare nella partecipazione alle gare d’appalto indette dalle autorità emiratine nelle singole municipalità, nei settori dello smaltimento dei rifiuti o dell’erogazione dei servizi essenziali. I mercati del Golfo che hanno resistito allo shock delle ‘primavere arabe’, stanno sviluppando altresì sistemi per garantire maggiore trasparenza della spesa pubblica. L’ultimo rapporto SACE sull’esport italiano nel mondo, però, evidenzia alcune criticità in questi mercati. In primo luogo, la diminuzione (o meglio, il rallentamento) della domanda di idrocarburi da parte di alcuni Paesi legata alla cosiddetta ‘rivoluzione dello shale gas’. In secondo luogo, altro aspetto degno di nota, è l’introduzione della normativa sulla ‘saudizzazione’, vale a dire le leggi che prevedono la presenza di quote minime di lavoratori sauditi nelle aziende al fine di ridurre la disoccupazione giovanile. Anche le normative sul lavoro irregolare in Arabia Saudita e in Qatar potrebbero, secondo il SACE, frenare la realizzazione di progetti inediti, o comunque potrebbero rivestire un ostacolo in più.

Sicuramente, i Paesi del Golfo possono rappresentare un porto sicuro per le imprese italiane, fermo restando le difficoltà. Nei prossimi cinque anni è stato previsto un aumento del 10% dell’export italiano nella regione, e le intenzioni sono quelle di continuare a crescere. In Arabia Saudita saranno principalmente i beni di consumo a farla da padroni, mercato incentivato dalla politica fiscale stimolante per i consumi privati; in Qatar tutto l’indotto legato ai Mondiali Fifa 2022 aprirà nuove prospettive economiche e commerciali nel campo delle infrastrutture; mentre negli Emirati la crescita del settore immobiliare e la politica di diversificazione economica offriranno grandi possibilità di crescita per le esportazioni italiane.

 

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