martedì, Novembre 30

Italia, crescono PIL e i dissensi nel PD

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Cresce il PIL nel 2015 e raggiunge un +0,8% a dirlo è il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante una conferenza stampa tenutasi questo pomeriggio. Secondo i primi dati provvisori forniti dall’Istat il paese sarebbe in via di ripresa con un rapporto del deficit/Pil localizzato attorno al 2,6%, cifra in linea con le previsioni di Governo. Soddisfatto il premier Matteo Renzi scrive sul suo profilo di Facebook: «Dopo mesi di editoriali, chiacchiere, ricostruzioni, possiamo finalmente fare chiarezza sui veri numeri dell’economia italiana? Oggi infatti sono stati presentati i dati ufficiali» prosegue nel suo commento effettuando, in merito a quelle che definisce come ‘verità sui numeri’ un elenco di dati relativi a PIL, Deficit, Occupazione, Evasione fiscale, Spending Review, Tasse, Export, Investimenti e Mutui dell’anno appena trascorso, concludendo con una ‘morale’ «I numeri dimostrano che l’Italia è tornata. Non la lasceremo in mano ai catastrofisti che godono quando le cose vanno male».

Alle cifre positive che confortano l’opinione pubblica si aggiungono anche quelle rese pubbliche oggi dal Quirinale, che evidenziano un risparmio nel prossimo bilancio 2016 di 5 milioni di euro grazie ad un piano di ‘contenimento’ sostenuto dal Presidente Sergio Mattarella. Il provvedimento prevede un taglio delle spese e degli stipendi secondo il divieto di cumulo, che coinvolge lo stesso presidente della Repubblica che senza batter ciglio ha ridotto la sua retribuzione da rappresentante di stato in associazione a quanto già gli veniva conferito come ex professore universitario. Alle riduzioni di beni e servizi si aggiunge anche l’aumento degli affitti dei locali interni del Colle per i funzionari e gli addetti ai lavori, unico costo invariato il contributo riservato al mantenimento della riserva naturale di Castel Porziano, centro di ritrovo per anziani e disabili in riabilitazione.

Proseguono, invece, senza sosta le polemiche relative alle adozioni di minori da parte di coppie dello stesso sesso con il Ministro dell’Interno Alfano che riconferma il ‘no’ ed il direttore dell’Avvenire, Marco Tarquinio, che in rappresentanza della fazione ecclesiastica apre il suo quotidiano affermando che la pratica dell’utero in affitto non è definibile come diritto, ma rappresenta un vero e proprio ‘mercato dell’umano’. Restio alla pratica anche Beppe Grillo che, con una lettera aperta al Corriere della Sera, esprime i suoi dubbi su tale metodologia e si chiede se in un futuro sarà trasformata in un mezzo di speculazione, mentre il ‘delfino’ Luigi Di Maio chiede un referendum popolare. In risposta alle critiche interviene Walter Verini, deputato del PD, che addita la pratica come ‘esecrabile’ se non è un dono spontaneo e sincero, ma ammonisce le continue polemiche protratte anche da alcuni suoi compagni di partito, come il Presidente della Camera Laura Boldrini, sostenendo che tutte le critiche sono ‘spot negativi’ che alimentano le contestazioni e non sono di alcun aiuto alla risoluzione di tali problematiche.

A far tremare ancor di più le file del PD è la dichiarazione rilasciata da Denis Verdini ieri durante la trasmissione di Rai Uno, Porta a Porta, che commenta così il voto di fiducia al Senato sul ddl Cirinnà: «Da qui a fine legislatura non ci tireremo in dietro. Non avendo fatto trattative, siamo liberi, non abbiamo chiesto ministri sottosegretari», afferma il leader di Ala, che sull’appoggio al Governo ribadisce che «è stato importante, ponderato, avvenuto su legge di civiltà». Subito la replica oggi di Pier Luigi Bersani che ammonisce Renzi: «Non è vero che abbiamo bisogno di Verdini come non era vero che avevamo bisogno di Berlusconi con il Patto del Nazareno. E’ una scelta, Renzi scelga se vuol fare quello che rottama o quello che resuscita e su questo bisognerebbe fare una discussione anche congressuale». La figura di Verdini è da tempo al centro di dissensi e accuse da parte della rappresentanza dem all’interno del PD fin da quando nel lontano 18 Gennaio 2014, l’allora esponente di Froza Italia si faceva carico di fare da tramite tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il neo incaricato Matteo Renzi per stipulare il famoso e pluri-contestato ‘Patto del Nazareno”, scioltosi successivamente per divergente tra gli stessi leader politici. Dal termine dell’intesa Verdini ha lasciato Forza Italia aderendo assieme al conterraneo Lucio Barani, entrambi di origine lunigianese, prima al gruppo misto e successivamente gettando le basi per l’attuale gruppo denominato Ala, dove è stato raggiunto recentemente da Sandro Bondi e dalla compagna Manuela Repetti.

La situazione pre-elettorale delle prossime amministrative nelle grandi citta si focalizza oggi su Milano dove si affaccia anche Gherardo Colombo, ex magistrato e simbolo della lotta alla corruzione per l’indagine riguardante Mani Pulite, che scenderebbe in campo per rappresentare quella fascia del centro sinistra che non si riconosce nella figura di Giuseppe Sala, vincitore delle primarie del PD. Dalla Lombardia interviene anche lo stesso Presidente Roberto Maroni che, dopo la bocciatura oggi in sede di consiglio della mozione presentata per ottenere la sua sfiducia, con 45 voti contrari e 31 favorevoli, dichiara di essere pronto a tornare in campo per le prossime elezioni del 2018, mentre i rappresentanti dell’opposizione targati M5S protestavano dai banchi dell’aula con felpe inneggianti slogan anti- governatore e facendo il gesto delle manette a pugni incrociati.

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