lunedì, Agosto 2

Italia – Cina: cooperazione spaziale sulla Via della Seta Così diverse per grandezza, storia e geografia, hanno alcune similitudini “spaziali”

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La Cina è vicina. Nello spazio e nel tempo. Negli ultimi anni è infatti apparso chiaro come la collaborazione spaziale con il grande paese asiatico era nell’interesse non solo dell’Italia ma di tutta la comunità internazionale. Una strada diventata evidente nel 2003 con la prima missione umana che ha proiettato la Cina al terzo posto nel mondo, in quanto paese in grado di un autonomo accesso umano allo spazio. Da allora il “Grande Balzo” verso le stelle è stato contrassegnato da una tabella di marcia impressionante: 2008 prima passeggiata spaziale, 2012 le prime lezioni dallo spazio, 2013 il primo allunaggio di un rover sulla Luna. Una superpotenza che nel 2013, secondo i calcoli della banca Mondiale, ha speso per lo spazio 3,5 miliardi di dollari, che a parità di potere d’acquisto diventano 5,1.  Una sfida e una minaccia per gli Stati Uniti, particolarmente sensibili a mantenere la loro supremazia in tutti i campi, e certamente in quello spaziale. Stiamo quindi per assistere ad un inevitabile confronto? Una nuova “corsa allo spazio” che questa volta contrapporrà la Cina agli USA? Vedremo. Nel frattempo bisogna cogliere e analizzare altri segnali. Ed è quello che è avvenuto anche grazie alla politica spaziale italiana.

Italia e Cina, così diverse per grandezza, storia e geografia, hanno alcune similitudini “spaziali”: da una parte la Cina, la terza nazione al mondo a lanciare un satellite con un proprio razzo vettore; dall’altra l’Italia, la terza nazione al mondo a lanciare un satellite dopo russi e americani.

Tempi pionieristici, per due nazioni ormai ampiamente competitive nello scenario spaziale mondiale. La Cina si muove in forma decisamente più autonoma, ma senza chiudere le porte (tutt’altro!) alla cooperazione internazionale. Ricordandosi però che cooperazione significa anche competizione sul mercato upstream. La Cina infatti, come in altri settori, ha approfittato della sua competitività manifatturiera, specialmente nel settore dei lanciatori, e paradossalmente ha tratto vantaggio dalle restrizioni ITAR – imposte dagli Stai Uniti per troncare i trasferimenti di tecnologia duale verso paesi non alleati – sviluppando nuovi modelli di cooperazione (ITAR free business model).   

L’Italia, com’è nella sua vocazione, è riuscita a ritagliarsi un ruolo di protagonista globale grazie alla sua grande capacità di collaborare e di stringere alleanze, anche asimmetriche. Innanzitutto come paese fondatore dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), dove recita da sempre un ruolo da protagonista, essendo il terzo contributore e avendo la premiership industriale, scientifica e tecnologica in molti programmi rilevanti.  Inoltre, senza contare le collaborazioni dirette con le altre agenzie spaziali mondiali, ha storicamente un rapporto privilegiato con la NASA, che le permette di essere, tra le altre cose, la prima nazione europea ad aver avuto un astronauta sulla Stazione Spaziale Internazionale e quella con il più alto numero di voli umani.

Ora Italia e Cina collaborano. Una partnership promettente che va letta attraverso l’analisi dei trattati politici e commerciali intercorsi tra Unione Europea e Cina: la firma nel 1978 di un trade agreement, la prima comunicazione della Commissione UE (Long Term Policy for China Europe Relations), e la seconda comunicazione del 1998 (Building a Comprehensive Relationship with China). Sempre nel 1998 cominciava la serie degli EU China summit mechanism.

In questo quadro l’Italia si è data da fare. Dai satelliti scientifici a quelli applicativi, fino a future, possibili missioni con astronauti (gli italiani) e taikonauti (quelli cinesi), la cooperazione tra Roma e Beijing è già avviata, grazie alle due agenzie spaziali nazionali, l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e la CNSA (China National Space Agency).

Accordi già avviati

E’ proprio negli ultimi anni che la cooperazione sulla Via della Seta, tracciata da Marco Polo, si sposta nello spazio. Nel luglio 2014, una folta delegazione dell’Agenzia Spaziale Cinese CNSA, guidata dal presidente Xu Dazhe, conclude una due giorni densa di appuntamenti in Italia. Accompagnata dal presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, la delegazione visita gli stabilimenti della Thales Alenia Space Italia all’Aquila.  E’ l’occasione per presentare ai partner orientali le diverse eccellenze dell’industria aerospaziale italiana, la joint venture tra la francese Thales e l’italiana Finmeccanica.
Presso la sede dell’ASI di Tor Vergata, i due presidenti delle rispettive agenzie confermano il reciproco impegno a rafforzare la cooperazione bilaterale nel settore spaziale in una visione strategica di lungo periodo, con la firma di una lettera d’intenti che istituisce uno specifico comitato: il Joint Space Coperation Committee (JSCC), incaricato di identificare ogni possibile settore di cooperazione bilaterale.
Il JSCC, presieduto dai vertici delle due agenzie e composto da loro rappresentanti, valuterà l’opportunità per i partner di collaborare nell’analisi e nello scambio di dati da satellite in molti campi: il monitoraggio ambientale per la prevenzione dei disastri naturali; lo studio dei fenomeni di polarizzazione dei corpi celesti; la ricerca sui raggi X e sul campo gravitazionale. Il comitato inoltre si occuperà di promuovere la collaborazione Italia e Cina per le attività di ricerca sulla materia oscura, sulle radiazioni cosmiche e nel settore della robotica e dell’astrofisica. Se l’incontro del 2014 era la naturale evoluzione dell’accordo quadro tra ASI e CNSA siglato a Beijing il 23 novembre 2011, nel 2016 si arriva a chiudere il cerchio. Non prima, nel novembre dell’anno precedente, di una visita del ministro italiano Stefania Giannini, che guida a Beijing una “missione di sistema”, presente anche l’ASI, nell’ambito del China – Italy Innovation Forum. Tra i vari incontri istituzionali quelli con il ministro cinese per la Scienza e la Tecnologia Wan Gang, con l’agenzia spaziale cinese, CNSA, e con la China Manned Space Agency.    L’ultimo passo avviene a febbraio 2016. Il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston e il presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) Chun Li Bai firmano un Accordo Quadro di Cooperazione riguardante l’esplorazione spaziale, lo sviluppo di progetti di mutuo interesse e in generale le attività spaziali a scopo pacifico. “Si tratta di un accordo estremamente importante e lungimirante”, dichiara Battiston. “Non è infatti più possibile pensare al futuro dell’esplorazione dello spazio senza la collaborazione di tutti i paesi coinvolti, quindi e soprattutto della Cina”.

Si apre così una nuova era nella collaborazione spaziale tra Italia e Cina. Un fatto di una grande importanza politica ed anche economica. I circa 330 miliardi di fatturato annuo globale della Space Economy sono la frontiera più alta della globalizzazione. Non si tratta di un facile gioco di parole che fa perno sull’altezza delle orbite dove la tecnologia e la scienza dei paesi più avanzati del mondo si confrontano. Lo Spazio è oggi diventato il luogo dove la globalizzazione viene declinata attraverso valori comuni irrinunciabili: valori scientifici, tecnologici, economici e, non ultimi,  valori umanistici. Oggi la diplomazia dello Spazio è un fatto certo. Dagli americani ai russi, dagli europei ai cinesi, tutti hanno capito che l’esplorazione spaziale, robotica e umana, non è affare che si possa trattare con risorse esclusivamente nazionali, pena il fallimento o, nella migliore delle ipotesi, costi insostenibili.

Già iniziata la cooperazione per la scienza spaziale tra Italia e Cina

Uno dei capitoli più importanti nell’ambito della cooperazione spaziale tra Italia e Cina riguarda i satelliti scientifici, in particolari quelli astronomici, che con i loro occhi elettronici riescono a scrutare nelle profondità del cosmo e a rilevare ciò che non è possibile con qualsiasi altro strumento posto a terra. La cooperazione è già avviata sul campo. Nel 2015 è stato lanciato con successo dal poligono cinese Jiuquan Satellite Launch Center della provincia del Gansu il satellite scientifico Dark Matter Particle Explorer (DAMPE), alla cui realizzazione ha contribuito proprio l’Italia, con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e le Università di Perugia, Bari e Lecce. DAMPE, che quindi è il primo satellite realizzato con la cooperazione Italia – Cina, effettua misure di elettroni e fotoni nello spazio, con l’obiettivo di identificare possibili tracce della materia oscura, che resta uno dei più grandi misteri della scienza ancora da svelare.  In tutto il mondo, numerosi ricercatori ne studiano da tempo la natura e l’origine: “Si tratta” – ha commentato l’ambasciatore d’Italia a Beijing Ettore Sequi – “di un importante risultato conseguito dalla collaborazione tecnologico-scientifica tra Italia e Cina, due paesi che considerano la ricerca tra i motori del partenariato strategico bilaterale”.

Alla realizzazione di DAMPE, che è il primo di una serie di cinque satelliti previsti dal programma cinese dello Space Science della Chinese Academy of Sciences  (CAS) hanno contribuito vari gruppi di ricerca cinesi e italiani oltre a un gruppo svizzero, l’IHEP (Institute of High Energy Physics). Il satellite pesa 1900 chilogrammi, è costituito da quattro parti: uno scintillatore “plastic scintillator strips detector” un “silicon-tungsten tracker-converter”, un calorimetro “Bismuth Germanium Oxide” e un rivelatore di neutroni.

                                                                                                                                                                                                                                          Un satellite Italia-Cina per lo studio dei terremoti. Il lancio del 2017

I terremoti, com’è noto, è ancora impossibile prevederli in anticipo. Studi geologici molto dettagliati vengono però effettuati da anni, anche grazie alla speleologia, scrutando nelle viscere della crosta terrestre, per capire quali siano le aree maggiormente a rischio, oppure grazie a studi di geodesia, la scienza che si occupa della misura e della rappresentazione della Terra e del suo campo gravitazionale. In questo l’aiuto più importante per poter studiare i possibili effetti che possono anticipare un fenomeno sismico di rilievo, può arrivare proprio dall’alto, oltre l’atmosfera terrestre. Italia e Cina decidono quindi di varare il progetto di un satellite destinato proprio ad effettuare studi sui fenomeni sismici. E’ un progetto di lungo respiro, complesso e importante, fortemente voluto dal Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, che ha subito trovato risposte positive da parte dei responsabili del programma spaziale cinese, e dell’agenzia che si occupa delle problematiche geologiche e vulcanologiche (l’equivalente del nostro INGV). 

I rapporti di cooperazione spaziale con la Cina sono già ben avviati, come ci conferma Battiston: “Vanno a toccare vari settori: dai satelliti scientifici a quelli applicativi. Dai voli con astronauti all’esplorazione interplanetaria. Abbiamo in corso, infatti, dei colloqui per cooperare con le prossime missioni lunari cinesi. La Cina ha un programma lunare molto articolato, che tre anni fa è culminato con l’atterraggio di un rover, e puntano ad una missione per la raccolta di campioni lunari da riportare poi sulla Terra. Noi intendiamo cooperare, e loro ci hanno dimostrato disponibilità, soprattutto in missioni per lo studio approfondito delle risorse lunari e dei componenti chimici delle rocce, come alluminio, ferro, zolfo, eccetera. E questo lo si farà anche grazie alla collaborazione tra università cinesi e italiane”.                                      

E poi, le missioni con astronauti                                                                                           

E si guarda ancora oltre, alle missioni con astronauti. I responsabili del programma cinese per missioni con equipaggio umano, da tempo hanno rivelato l’intenzione di costruire in orbita una stazione spaziale tutta Made in China. E il progetto è stato presentato per la prima volta in dettaglio proprio in Italia, presso l’International Astronautical Congress del 2012 a Napoli.  Una stazione che ricalca, a grandi linee, ciò che fu la stazione russa Mir, i cui moduli vennero lanciati uno dopo l’altro tra il 1986 e il 1992, per una struttura del peso complessivo di 134 tonnellate.

Non è un caso che già dal 2012 un razzo vettore Lunga Marcia 2E abbia lanciato in orbita un laboratorio orbitante, precursore della futura stazione, battezzato Tiangong 1 (edificio del cielo), che è servito soprattutto a collaudare i sistemi di appuntamento e attracco con le navicelle spaziali Shenzhou, oltre ad ospitare per alcuni giorni i taikonauti cinesi e quindi a rendere operativo un piccolo avamposto orbitante.

I responsabili del programma spaziale cinese però potrebbero inserire dei correttivi alla loro stazione. E per questo, si sono mostrati molto interessati ai moduli e altre strutture realizzate dall’industria italiana (con Thales Alenia Space in prima fila) per la ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Hanno quindi chiesto all’Italia una possibile collaborazione in questo ambito, che potrebbe aprire scenari davvero importanti per il futuro, anche per i nostri astronauti.

La stessa Samantha Cristoforetti, astronauta dell’ESA che ha preso parte alla missione “Futura” dell’ASI, trascorrendo tra il 2014 e il 2015 sette mesi in orbita, non ha nascosto (al di là che studi il cinese da anni) che nuove prospettive potrebbero aprirsi proprio sulla Via della Seta…che porta allo spazio.                                                                      

La Cina è infatti disponibile da tempo ad addestrare astronauti di altre nazioni con lo scopo di ospitarli nella propria, futura stazione spaziale. Questa è forse la più importante delle dichiarazioni rilasciate dai responsabili del programma spaziale cinese, durante un workshop che si è tenuto lo scorso autunno tra i rappresentanti delle Nazioni Unite e della Cina a Beijing, e che verteva sulle tecnologie per il volo spaziale umano. Lo riferiva anche il quotidiano online China.org.cn in un articolo del 18 settembre 2015.

Yang Liwei è un eroe della Cina. E non può essere diversamente. E’ lui il primo cinese dello spazio, effettuando una missione da solo nell’ottobre 2003, ed è il primo, dopo i cosmonauti russi e gli astronauti americani, ad avere effettuato una missione a bordo di una navicella della propria nazione (Shenzhou 5), lanciata con un razzo vettore, il Lunga Marcia 2. Ora Liweii è vice direttore della China Manned Space Agency, cioè l’ente preposto ai voli spaziali cinesi con equipaggio umano, e ha spiegato che la Cina si offrirebbe per addestrare gli astronauti provenienti dalle altre nazioni che intendessero farne richiesta, facendoli inoltre volare sui propri mezzi spaziali, inclusa la futura stazione spaziale, e condurre esperimenti scientifici.  Un’opportunità che, sempre secondo Yang Liweii, è stata colta da molte nazioni che avrebbero già inoltrato delle proposte al governo cinese. Una doppia opportunità per Yang Liweii: “La conseguenza dell’inclusione di partecipanti stranieri nel nostro programma spaziale non è solamente quella che queste nazioni possono mandare del personale nello spazio, ma è anche quella di aiutarle a sviluppare i loro progetti spaziali”.

Collaborazione nel settore “scienze della vita”, industria e ricerca

Nella cooperazione spaziale Italia-Cina non manca un settore importante come quello delle scienze della vita, da sperimentare in orbita.  Nel 2012, all’Ambasciata Italiana presso la Repubblica Popolare Cinese a Beijing, è stato firmato un Memorandum d’Intesa tra l’azienda italiana Kayser Italia e la School of Life Science del Beijing Institute of Technology (BIT), alla presenza del Direttore Esecutivo di Kayser Italia, David Zolesi, del Vice Presidente del BIT, Zhao Changlu, del Vice Direttore Generale del Dipartimento relazioni internazionali del Ministero della Scienza e Tecnologia cinese, Chen Linhao, e dell’Ambasciatore d’Italia presso la Repubblica Popolare Cinese, Attilio Massimo Iannucci. L’accordo-quadro firmato tra i due paesi, e le due agenzie spaziali nazionali, sancisce la volontà reciproca dell’azienda italiana e dell’istituto tecnologico cinese di creare concrete forme di collaborazione nel settore delle scienze della vita, con un particolare riferimento ai settori della biologia e della fisiologia, che dovrebbero trovare applicazione nelle prossime missioni spaziali delle navicelle con equipaggio Shenzhou.  

Tra le missioni spaziali cui ha partecipato la Kayser Italia, azienda con sede a Livorno fondata nel 1985, si ricorda anche una missione sino-tedesca, la Shenzhou 8, nel corso della quale la Kayser ha messo a disposizione del consorzio internazionale le sue strumentazioni nel settore delle biologie dello spazio.

Italia e Cina, mezzo secolo nello spazio                                                                 

L’Italia entrò a far parte dell’allora ristretto “club” delle nazioni spaziali il 15 dicembre 1964.  Il satellite San Marco 1 fu messo regolarmente in orbita da un razzo americano Scout dal poligono della Virgina, a Wallops. Quel lancio, che fece dell’Italia la terza nazione al mondo a disporre di un satellite di propria costruzione in orbita, dopo le due potenze spaziali Russia e Stati Uniti. San Marco 1 era anche il primo satellite costruito in Europa, ed era frutto di una collaborazione tra Italia e Usa per la ricerca scientifica e la sperimentazione nello spazio.  niziava così la storia dell’Italia nello spazio. Una storia che è proseguita, e che oggi fa del nostro paese il terzo in Europa maggiormente impegnato in campo spaziale. Lo “Sputnik italiano”, era il primo di un programma avviato dal Centro Ricerche Aerospaziali di Roma, frutto di un accordo tra l’Università di Roma e l’Aeronautica Militare, sotto la guida del professor Luigi Broglio, deceduto nel 2001, il vero “padre” del programma, nonché pioniere delle attività spaziali italiane. Dal 2001, la base del Kenia è stata ribattezzata “Broglio Space Center”.   Quel primo, storico “San Marco”, fu l’unico ad essere lanciato da una piattaforma di lancio non italiana, perché i successivi satelliti verranno tutti spediti nello spazio dalla “Piattaforma San Marco”, che si trova a nord di Malindi, sulla costa occidentale del Kenya. Attualmente, il “Broglio Space Center” ospita un attivo centro di raccolta dati da satelliti in orbita, molti dei quali di realizzazione italiana.

 Dopo quel primo “piccolo passo” dell’Italia spaziale, che ci proponeva come “nazione spaziale” all’ inizio dell’epoca della conquista del cosmo, molte altre tappe verranno raggiunte: dal satellite per telecominicazioni “Sirio”, lanciato nel 1977 da Cape Canaveral, fino ai suoi successori Italsat 1 e 2 negli anni novanta; dai satelliti scientifici che hanno studiato il cosmo in varie bande di frequenza, dal “Beppo-SAX”, al satellite “al guinzaglio” Tethered, che ha volato in due missioni shuttle, il Lageos 2 per lo studio della deriva dei continenti e non solo; “Agile” sempre per lo studio del cosmo, a tutte le numerose partecipazioni a missioni di grande prestigio in collaborazione con le agenzie spaziali europea, americana, russa e, di recente, con quella cinese.

Oggi è operativa la costellazione di satelliti Cosmo-Skymed dell’Agenzia Spaziale Italiana (nel frattempo varata nel 1988), che è di tipo “duale”, cioè per uso civile e militare, e dedicata in particolare all’osservazione della Terra ed al monitoraggio dei disastri naturali. Anche nel settore dei razzi vettori, l’Italia ha sempre partecipato da protagonista: negli anni 60 realizzava l’ultimo stadio del razzo “Europa”, precursore dei successivi Ariane, per i quali il nostro paese, a Colleferro (Roma) da anni produce i “booster” dei razzi Ariane 3 e 4, fino all’attuale e potente Ariane 5. Per il razzo “Vega” inoltre, l’Italia è il paese che maggiormente sviluppa e costruisce il lanciatore, nato peraltro da un’idea italiana negli anni novanta; Vega è realizzato dal consorzio ELV (formato da “Avio” e ASI). Nelle missioni con astronauti, l’Italia era il secondo paese a partecipare al programma “Spacelab”, il modulo pressurizzato europeo che volò sugli space shuttle, ed è il terzo paese europeo a prender parte ai grandi programmi dell’ESA europea. Metà della parte abitabile dell’intera Stazione Spaziale Internazionale è stata costruita dall’Italia, grazie agli accordi dell’ASI con ESA e NASA, e alla forte partecipazione industriale della Thales Alenia Space. L’Italia vanta inoltre sette astronauti finora nello spazio (Malerba, Guidoni, Cheli, Vittori, Nespoli, Parmitano e Cristoforetti). La Cina invece lancia il suo primo satellite, China 1, nel 1970. Però lo fa in modo del tutto indipendente, con un proprio razzo vettore. Sviluppa razzi e lanciatori sempre più potenti e affidabili già dagli anni settanta. Dopo una frenata per ragioni politiche, il programma spaziale cinese riprende vigore negli anni ottanta, quando già si inizia a pensare, oltre che a lanciare satelliti, a sviluppare navicelle per astronauti. Passando anche attraverso alcuni fallimenti, i razzi Lunga Marcia 2E e Lunga Marcia 3 diventano sempre più affidabili, e dopo una lunga serie di satelliti per telecomunicazioni e per osservazione della Terra, si può iniziare con i voli umani. Nell’ottobre 2003 la navicella Shenzhou 5 (vascello divino) porta in orbita Yang Liweii, primo taikonauta della storia. Segue nel 2005 un volo con due astronauti, poi lo spettacolare volo del 2008, con tre astronauti e la prima “passeggiata spaziale” di un astronauta cinese. Nel 2012 un equipaggio di tre astronauti, comprende anche la prima donna taikonauta, Liu Yang, per la prima volta raggiunge un laboratorio orbitante, il Tiangong 1. E’ l’inizio di quella che sarà una prossima stazione spaziale tutta cinese (ma, come abbiamo visto, con apertura alla cooperazione internazionale). Bene avviato, da alcuni anni, il programma di esplorazione interplanetaria, in particolare per la Luna, con le sonde Chang’é (dal nome delle dea cinese della Luna), che con la Chang’é 3 ha portato a termine l’atterraggio sulla Luna del 14 dicembre 2014, con lo sbarco del rover Yutu, che ha funzionato per alcuni mesi. La Luna è certamente un grande obietttivo per il programma spaziale cinese, che già dieci anni fa non fece alcun mistero sul suo obiettivo di portare I taikonauti sulla Luna attorno al 2025, subito dopo la costruzione della stazione spaziale.

Saggio pubblicato nel volume ‘Le nuove reti Euroasiatiche – Il futuro dell’ Italia lungo la via della Seta‘ , Edizioni Nodo di Gordio – Vox Populi. Con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
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Sull'autore

Giornalista scientifico, collaboratore per quotidiani d’informazione nazionale e periodici specializzati. Esperto di Astronautica.

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