lunedì, Ottobre 18

Italia agli Stati Generali, la macchina che gira, gira, gira a vuoto Sceneggiata a villa Pamphili al via. Nessuno ha alcuna idea su cosa si debba fare e, specialmente, nessuno ha voglia, e meno che mai capacità, di fare qualcosa. Mentre l’inchiesta sulla sanità lombarda potrebbe essere davvero la bomba atomica sull’Italia

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Sembra di vivere in un mondo surreale, nel quale sostanzialmente si gioca, si finge, si ‘fanno le mosse’, ma è solo un gioco e nemmeno un gioco di specchi. Però, pur essendo un gioco, tutti cercano, intanto e a scanso di equivoci, di mettere le mani avanti, di lasciare qualche paletto fissato a futura memoria, di preparare qualche polpetta avvelenata. Ma così, senza impegno, senza passione, appunto per gioco.

Il Presidente della Confindustria lombarda, che per non mancare di rispetto al suo predecessore, Bonomi, si chiama Marco Bonometti, se ne esce con una frase, appunto giocosa e minacciosa insieme, nonchalante e accusatoria: ‘a Settembre saremo costretti a licenziare’ (perché finora che hanno fatto?) a causa del fatto che vi sarà una riduzione della domanda a causa della diminuzione delle persone occupate … cioè, a causa dei licenziamenti.

Ora, l’ho scritto mille volte e ripeterlo potrebbe apparire lezioso, ma dire questa cosa e dirla così è una cosa, come dicevo sopra, allucinata. Le imprese, dice il Bonometti, non fanno fatturato e quindi dovremo licenziaree farne ancora di meno. Vi sembra un discorso logico? E infatti la stessa risposta del ‘piccolo bonomi’ è scompaginata: bisogna investire nelle aziende italiane e ridurre la burocrazia per aumentare la rapidità di finanziamentocioè occorre che lo Stato faccia tutto e subito, e senza andare troppo per il sottile.
Beninteso, non vi è dubbio (sorvolo sulla solita volgarità delle ‘imprese lombarde sono il traino dell’Italia, senza di noi nulla funziona’ … poi si stupiscono se uno li manda al diavolo e se ne lamentano!) che si deve investire, aiutare le imprese a lavorare. Ma, appunto, ‘aiutare e lavorare’, non sostituirsi agli imprenditori fornendo il capitale e poi stare a guardare. Insomma, quando portavo ancora i calzoni corti, mi hanno spiegato bene e chiaramente che il capitalismo consiste nel fatto che uno che ha soldi o se ne procura, li investe e fa le aziende che guadagnano tanti soldi, grazie anche al plusvalore (ma questa è cosa superata, per carità) ma, pagando gli operai permettono a questi ultimi di acquistare i prodotti che loro, i capitalisti, fanno.
Che sia un po’ semplicistico tutto ciò è certo, ma che gli imprenditori considerino ormai quasi una bestemmia mettere i propri soldi nella propria azienda, così come una bestemmia ancora maggiore che lo Stato ci metta i soldi ma non se ne stia zitto e buono e infine una bestemmia da scomunica immediata che qualche lavoratore osi anche pretendere di mettere bocca nelle scelte dell’imprenditore, francamente mi lascia un po’ interdetto.
Quando poi la grande proposta lungimirante dei mitici imprenditori lombardi si risolve nel non investire nell’auto elettrica, ma magari in quella a carbone, il mio mento cozza violentemente sul mio pomo d’Adamo e mi fermo qui.
Questa è laclasse dirigente di questo Paese? E sorvolo sul suo capo senza vezzeggiativo.

In altri luoghi, intanto, va avanti la commedia di cui accennavo ieri. A Villa Pamphili fervono i lavori, i cuochi sono all’opera, i tipografi anche (per stampare i menu personalizzati per i vari ospiti di pochette, qualcuno anche solo per un caffè, ma un menu non si nega a nessuno) la Boschi, con elegantissima mascherina di marca Cucinelli o simili, dichiara pensosa, ma con l’occhio gelido che spunta dalla mascherina, che ‘nessuno è insostituibile’ … spero anche lei!
E dunque Conte, dopo avere incaricato mille commissioni (pardon: task force!) di fare di tutto, pare chiaramente che non abbia alcuna idea su cosa fare, o meglio una la ha: fare una bella conferenza stampa di un paio d’ore, in video conferenza, guardandosi negli occhi.
Solo per dire, che tutta questa manfrina degli incontri a singolar tenzone a villa Pamphili, non la capisco proprio, anche perché, visto che c’ha casa e bottega a Palazzo Chigi, se sta sceneggiata la faceva lì non era meglio? Almeno risparmiava i menu stampati ad hoc, e qualche caffè che costerà mille euri l’uno, no?
Macché, a lui piace villa Pamphili, gliela ha suggerita Renzi, e lui ormai con Renzi è pappa e ciccia, anche se forse non ne hanno informato la Boschi … o forse Renzi non ha informato lui! Sia come sia, sempre a Villa Pamphili (luogo ‘di alta rappresentanza’ istituzionale, dice: ma che canchero significa ‘alta rappresentanza’?) riceverà anche la signora Ursula von der Leyen … in videoconferenza. Mah. Comunque videoconferenza o no, a che serve riceverla? Per carità è una bella signora, gentile, che sta cercando di fare cose utili, eccetera, ma questa sceneggiata a villa Pamphili non dovrebbe servire a fissare il piano diresilienzaitaliano (cioè di restare come stiamo … guardatelo sto vocabolario, lo ripeto da una settimana!), e dunque che c’entra la predetta? A meno che, non si tratti di un atto di grande europeismo, insomma di una cosa fatta per dire ‘è l’Europa che comanda’, che andrebbe anche bene, se fosse completata dalla frase aggiuntiva ‘ed io faccio parte decisiva dell’Europa’ … che invece manca; ma forse è qui che si rende conto che farebbe ridere.

La verità è che, a me pare, nessuno ha alcuna idea su cosa si debba fare e, specialmente, che nessuno ha voglia, e meno che mai capacità, di fare qualcosa di utile.
E, in questa prospettiva si potrebbe addirittura sperare che l’incontro con la signora von der Leyen possa servire a far dare qualche idea a questo Governo, sempre più ondivago (e, secondo me, segnatevelo, sarà proprio così … delicatamente gli diranno esattamente cosa fare, se no si guardi, anzi guardiamoci il … ), a questi industriali sempre meno interessati a fare il loro mestiere (sempre che ne fossero capaci), a questa amministrazione inesistente e accidiosa, incapace, ma che rema contro davvero, ma non, come crede pochette, per danneggiare lui o altri -questa è la tipica paranoia dei politicanti-, ma per evitare, certo, responsabilità (vedi le proposte di Colao!), ma specialmente -credetemi al fondo è così solo così- per non avere troppo da fare.
E quindi, alla fine, non si andrà molto oltre le solite cose: tagli approssimativi di tasse ai pochi, e sempre meno, che le pagano, prebende a pioggia gettate qua e là, soldi a valanga gettati per fare ‘riprendere l’economia’ e che saranno usati per fare riprendere gli imprenditori.

Ci vorrebbe quello scatto di orgoglio e di voglia di fare che si sente, si percepisce ‘a pelle’ nel Paese, così come, però, chiaro si sente sempre più forte, lo sconforto, la sfiducia nel futuro. Il Paese assiste impotente alla commedia ormai degli orrori che si svolge a Roma e dintorni e vede chiaramente una macchina che gira, gira, gira a vuoto. Sarebbe l’ora di una scossa, ma chi mai potrebbe darla?

E, a quanto pare, stanno prendendo sottogamba, anzi, con un certo sprezzo, l’inchiesta partita a Bergamo sullasanità lombarda’, ovviamente danneggiata dal solito Magistrato che sembra un virologo: se non parla e racconta, non è contento, anzi, contenta, mi pare che sia una donna (ma non erano il sale della terra?). Un Magistrato, cara signora, indaga, agisce e tace!
Comunque vada a finire gli inizi sono i soliti, il solito scaricabarile, io non c’ero e se c’ero dormivo, ecc. Credo (stavo per dire, spero) che non si rendano conto costoro, che la cosa gli italiani -noi ‘cittadini comuni’ che non contano un c …-, la stanno guardando con una rabbia crescente. Una rabbia contro questo ceto di politicanti da strapazzo che hanno giocato e giocano ancora con -nemmeno ‘sulla’- con la nostra pelle. Se fossero un ceto politico, anche da Repubblica delle banane, avrebbero interesse e urgenza di scoprire tutto subito, di dimettersi in massa, di fare come in Giappone, suicidarsi: si rendono conto che questa potrebbe essere davvero la bomba atomica sull’Italia?
Pare di no. Anche Di Caprio ballava … sul Titanic.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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