venerdì, Dicembre 3

ITA, l’Italia con le ali spezzate Nasce un vettore che parte con una capacità concorrenziale inferiore del 60% rispetto alla vecchia Alitalia, già nana tra i giganti. In più la sua configurazione sarà in una regione europea che già ha visto il trasporto aereo strapazzato tra Malpensa e Fiumicino

0

Chi ricorda un po’ la storia di Alitalia, non avrà scordato i racconti dei più esclusivi campi da golf nondiali i cui costi delle associazioni erano generosamente sostenuti dalla compagnia oppure quando i vertici del vettore nazionale erano spartiti tra Giovanni Bisignani, pluriscritto massonico ovvero fratello di chi ‘parla ai potenti’ o Ferruccio Pavolini, figlio di quel gerarca di cui ancora qualcuno non dimentica le odi nefaste.

Sono ricordi che non vorremmo ricordare ma che gravano fortemente sul destino del trasporto aereo in Italia in cui si giocano collegamenti commerciali, economici e turistici con il resto del mondo, ma anche acquisto di aeroplani e produzione di loro componenti nelle industrie nazionali in cambio di accordi commerciali.

Ora, ci troviamo di fronte a una nuova realtà di impresa, la ITA, Italia Trasporto Aereo che a metà del prossimo ottobre rileverà le rotte di Alitalia arenata dal suo management; a ITA quel che ne resta con molti degli impegni, un po’ di flotta e tanti guai ancora da dipanare. Il ministero dell’Economia e delle Finanze qualche mese fa ha indicato Alfredo Altavilla quale direttore della nuova impresa confermando piena fiducia nell’amministratore delegato di Alitalia Fabio Lazzerini, manager di estrazione Partito Democratico. A loro il compito di validare i 2.800 posti disponibili -sono 30.000 i candidati- ma poiché non appare nessun accordo con i sindacati, il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha fatto sapere che una decisione finale della commissione Ue dovrebbe arrivare a breve. Perchè Bruxelles -ha ricordato il ministro della Lega- “ha posto come condizione la discontinuità non solo sui numeri ma anche nei contratti di lavoro”Nessun problema per il governo dunque: se c’è qualche milionata di multe da pagare già si pensa a qualche nuova gabella che colpirà i contribuenti. Perché noi italiani siamo pronti anche a venderci la camicia pur di salvare la nostra compagnia di bandiera.

I nostri lettori, abituati alla pacatezza dei nostri messaggi, fanno bene a meravigliarsi di questa ‘incazzatura’: il fatto è che da anni stiamo dicendo che le compagnie di bandiera non esistono più e che tutte le manovre politiche che si compiono sulle spalle del trasporto aereo italiano sono tutte chiacchiere per arricchire i soliti noti e fregare il popolo italiano.

A Roma naturalmente si sopportano gli scioperi, i blocchi stradali e la promesse immotivate di quella controparte tuttologa che però si ferma ai comizi senza presentare piani alternativi. “E’ un passaggio molto delicato e molto complicato -ha detto poi Giorgetti- ma l’alternativa, ricordo, è il fallimento”. Il vettore aereo non è nuovo alle proteste.

Anche le gestioni prima elencate si caratterizzarono con altri pesanti conflitti sindacali, come lo sciopero di 40 giorni degli Assistenti di Volo del Comitato di Lotta nel 1979, oppure l’astensione dal lavoro del 1981 dei piloti che portò alla loro prima precettazione. La situazione non fu mai completamente normalizzata, ondeggiando tra un allegro sistema di contropartite economiche alla pace sindacale e la gestione politica di diverse categorie una contro l’altra. Colpa sicuramente la presenza massiccia e incapace della politica peggiore nell’azienda, con le dissennate pressioni di mantenere un impossibile monopolio arrivando al solo risultato di scatenare una guerra senza quartiere tra piloti, personale di cabina e una compagnia aerea dalla conduzione inconsistente e padrona di privilegi da casta celeste.

Ripercorriamo non a caso queste storie amare di un’azienda che si è sempre definita eccellente, ma solo perché di superlativo ha avuto esclusivamente l’incapacità e la maldestria dei suoi conduttori. Ma se l’Iri di Romano Prodi in quel covo di vipere ha avuto i suoi gravissimi torti, chi è venuto dopo non è stato migliore: i ‘Capitani Coraggiosi’ di Silvio Berlusconti hanno mostrato il loro fegato solo a portar via le irresponsabili liquidazioni non avendo fatto altro che aggravare sempre più i bilanci di quella che avrebbe dovuto essere un vanto e ancora oggi seguita ad essere una vergogna per il nostro Paese, al punto da aver fatto affermare a Michael O’ Leary, il capo di Rayanair che Alitalia è sempre stata una compagnia di ‘merda’.

Ora, O’ Leary è noto per la sua rozzezza e però c’è un limite a tutto. Pazienza. A tal proposito, per restare nel disgusto, non abbiamo sentito nessuno replicare a questa affermazione. Ma siamo in Italia e non ci stupisce la codardia di chi ne dovrebbe prendere le difese.

Al di là di queste considerazioni, che devono servire a non farsi ingabbiare da chi blatera sulla difesa di un’impresa che fa acqua da tutte le parti, guardiamo con grande apprensione la nascita di un vettore che parte con una capacità concorrenziale inferiore del 60% rispetto alla vecchia Alitalia, già nana tra i giganti. In più la sua configurazione sarà in una regione europea che già ha visto il trasporto aereo strapazzato tra Malpensa e Fiumicino (sintesi di una guerra tra gli interessi della Lega di Bossi e Salvini e altre con coinvolgimenti meno di parte) con conseguenze che si sono mostrate catastrofiche dal punto di vista finanziario.

Devono sapere questo i cittadini, quando assistono alle proteste di quei dipendenti di Alitalia che hanno lasciato fare pur di conservare i loro privilegi. E ora che la newco avvia le operazioni utilizzando gli asset di Alitalia, dovrà probabilmente ripagare i soldi che secondo la Commissione europea ha ricevuto come aiuti di Stato illegali. Staremo a vedere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->