giovedì, Settembre 23

ISTAT, stop recessione Aumenta la fiducia degli imprenditori. Tasse, Confcommercio: nel 2014 aumento medio di 2,7

0

Le imprese italiane guardano con fiducia al nuovo anno. Lo rileva l’ISTAT, secondo cui a dicembre 2014 l’indice che misura il clima di fiducia delle imprese italiane è stabile rispetto al mese precedente, a 87,6.
Il clima di fiducia delle imprese, spiega l’Istituto di statistica, migliora anzitutto nel manifatturiero, settore in cui l’Italia primeggia a livello europeo. Positivi anche i dati del commercio al dettaglio, mentre peggiorano quelli delle costruzioni e dei servizi di mercato.

Le imprese italiane, secondo l’ISTAT, iniziano a credere che nel 2015 ci sarà la ripresa. Ma questo ‘sentiment’ è confermato anche da UNIONCAMERE, nell’ambito dell’Eurochambres Economic Survey 2015, cioè l’indagine realizzata ogni anno dai sistemi camerali europei. Ebbene, secondo lo studio quasi il 48% delle imprese italiane confida in una sostanziale stabilità. Il 27,7% invece ritiene che le cose andranno meglio, mentre un altro 24,4% si mostra pessimista. UNIONCAMERE ha sottolineato inoltre come ‘sentiment’ sia tornato positivo, perché la differenza tra attese di aumento e di calo del giro d’affari è di 3,3 punti percentuali».

Sostanzialmente positivi anche i dati sulle retribuzioni nelle grandi imprese, dove va registrata una diminuzione su base mensile, ma un aumento complessivo su base annua.

In particolare secondo l’ISTAT «a ottobre la retribuzione lorda per ora lavorata (dati destagionalizzati) registra una diminuzione dello 0,8% sul mese precedente. In termini tendenziali l’indice grezzo aumenta invece dello 0,4%. Rispetto a ottobre 2013 la retribuzione lorda per dipendente e il costo del lavoro per dipendente (al netto della Cig) salgono dello 0,4% e dell’1,2% rispettivamente. Considerando la sola componente continuativa, la retribuzione lorda per dipendente sale, rispetto al 2013 dell’1,0%».

I dati di fine anno pubblicati dall’ISTAT rappresentano un’iniezione di fiducia, soprattutto se messi in relazione alla crisi dei consumi che ha interessato il Paese nel quinquennio 2008-2013.

Secondo uno studio dell’UNC, Unione nazionale consumatori, basato su dati ISTAT, «i consumi delle famiglie dal 2008 al 2013 sono letteralmente precipitati. A essere maggiormente penalizzate le famiglie numerose». «Un crollo record, pari dell’11,63%, per i consumi delle coppie con tre o più figli, con una riduzione in valore assoluto di 4.526,88 euro su base annua (dai 38.933,4 del 2008 ai 34.406,52
del 2013)».

Tra i dati più significativi diffusi oggi ci sono quelli relativi al fisco. Confcommercio ha infatti stimato nel 2014 un aumento medio delle tasse pari al 2,7%, con punte che raggiungono il +4,1% per i supermercati, il 4% per i negozi di ortofrutta, fino a raggiungere il 6,2% per distributori benzina.
Secondo l’associazione datoriale, infatti, «con il passaggio dalla Tares alla Tari, l’esborso medio nel 2014 per le imprese del terziario si aggira intorno ai 5.000 euro».

A tali aumenti vanno aggiunti quelli del 2013 con il passaggio dalla Tarsu alla Tares, a causa del quale «l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti è stato del 290% e per alcune tipologie di imprese è arrivato addirittura al 500%, come per la ristorazione, con punte di oltre il 600% per l’ortofrutta e le discoteche».
La pressione fiscale non allenterà la presa nemmeno nel 2015. Secondo la CGIA di Mestre sono 12 le “voci” su cui il fisco andrà a intervenire con aumenti. Si tratta di acqua potabile; benzina e gasolio per autotrazione; multe per violazione del codice della strada; tasse automobilistiche dovute anche per gli autoveicoli e motoveicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico; pedaggi autostradali; contributi previdenziali per artigiani e commercianti; contributi previdenziali gestione separata Inps; birra e prodotti alcolici; tassazione dei fondi pensione; tassazione sulla rivalutazione del Tfr; riduzione esenzioni sui capitali percepiti in caso di morte in presenza di assicurazione sulla vita, e Iva per l’acquisto del pellet.

Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, i più colpiti saranno «gli automobilisti e tutte le categorie professionali che utilizzano quotidianamente un’auto o un camion, come i taxisti, gli agenti di commercio, gli autonoleggiatori o gli autotrasportatori. Oltre all’aumento del costo del carburante, dal primo gennaio scatteranno il ritocco delle sanzioni in caso di violazione del codice della strada, il
probabile aumento medio dei pedaggi autostradali fino all’1,5% e le tasse per le auto/moto storiche. Ma coloro che subiranno gli aumenti più preoccupanti saranno le partite Iva iscritte alla sezione separata dell’Inps. Per questi freelance l’aliquota
passerà dal 27,72 al 30,72 per cento
».

Buone notizie si registrano invece nel settore bancario, con la ripartenza del mercato dei mutui alle famiglie per l’acquisto della casa. Secondo l’ABI, infatti, nei primi 11 mesi del 2014 si è registrata una crescita del +31%. «Tra gennaio e novembre 2014 le erogazioni di nuovi mutui siano state pari a 22,46 miliardi di euro rispetto ai 17,12 miliardi dello stesso periodo del 2013. L’incremento su base annua è, quindi, del 31,2%. L’ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2014 è anche superiore sia al dato dell’intero 2012 (20,712 miliardi) sia al valore del 2013 (19,085 miliardi)».

Anche il settore finanziario chiude il 2014 in crescita. Piazza Affari ha infatti stimato una capitalizzazione di 470,4 miliardi di euro, in leggera crescita rispetto 438 milioni di fine 2013, e pari al 29,1% del Pil (era il 28,1% un anno fa). Secondo la sintesi finale di Borsa Italiana «il 2014 si chiude con 342 società quotate: 285 sul mercato principale Mta e 57 sull’Aim».

Infine le borse. Piazza Affari rimane insensibile alle aste dei titoli di Stato e a metà giornata si muove sostanzialmente in linea con le altre Borse europee: l’indice Ftse Mib cede lo 0,3% con Autogrill, Tenaris e Saipem in calo del 2%. Debole Eni
(-1%), bene Mps (+1,7%), Wdf (+1,5%) e Banco popolare (+1,2%).

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->