giovedì, Settembre 23

Istat: lavoro a picco field_506ffbaa4a8d4

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Il 2014 sarà ricordato dagli italiani come un anno nero per il commercio, anzitutto a causa della stretta sui consumi. «Nei primi dieci mesi di quest’anno, infatti, le vendite al dettaglio segnano una perdita dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Lo rileva l’Istat nella consueta relazione di fine anno.

I segni meno si ritrovano sia per gli alimentari (-1,1%) sia per il resto (-1,2%). Non fa eccezione il comparto dei farmaci (-1,4%).

In particolare, a ottobre le vendite al dettaglio restano ferme rispetto a settembre, mentre scendono dello 0,8% su base annua, registrando così il sesto calo consecutivo nel confronto tendenziale. Anche per l’alimentare segna una variazione ‘zero’ su settembre e un ribasso dello 0,5% sull’anno.

A risentire meno dei cali dei consumi alimentari sono i discount, mentre i più colpiti sono i piccoli negozi. I primi chiudono il mese di ottobre in positivo, registrando un aumento annuo delle vendite del 2,8%. I secondi, invece, calano su base annua del (-1,5%).

Secondo Confcommercio i dati Istat fotografano una «situazione meno negativa rispetto al recente passato, seppur inserita un quadro ancora molto difficile sul versante dei consumi». Ma anche nel 2014, a causa della stretta sui consumi, sono proprio le aziende a pagare di più. «Nel terziario nei primi 10 mesi del 2014, sono sparite 260 imprese al giorno» denuncia la Confcommercio.

In questo contesto non stupisce nemmeno la contrazione di quasi mezzo milione di posti di lavoro. L’Istat, infatti, certifica che nel 2013 il numero degli occupati si è ridotto a 22,420 milioni, 478mila in meno rispetto al 2012, -2,1%. In particolare il tasso di occupazione per la fascia 15-64 anni al 55,6%, «molto al di sotto delle stime Ue 64,1%». Il tasso di disoccupazione, dunque, sale al 12,2%, +1,5 punti.

E la crisi economica non ha risparmiato nemmeno il consumo lordo di energia. Quest’ultimo si è ridotto del 3%, passando da 176,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) a 171,0. In forte calo anche le importazioni di energia elettrica, pari a -8,2%.

Tra le novità del rapporto statistico annuale elaborato dall’Istat rientra la sezione dedicata all’universo delle partecipate pubbliche, perché prima i censimenti dell’Istituto si limitavano, infatti, alle controllate. Ebbene, da quest’ultimo rapporto è emersa quella che è stata definita una «giungla»: ben undicimila partecipate, di cui millecinquecento inattive e duemila senza addetti.

In particolare, nel 2012 in Italia sono 11.024 le partecipate pubbliche, per un totale di 977.792 addetti. Il 25,6% delle unità analizzate nel rapporto dell’Istat è partecipato al 100% da soggetti pubblici, il 29,1% rientra in una forchetta compresa tra il 50% e il 99,9%, mentre il 27,1% risulta partecipato per una quota inferiore al 20%. La dimensione media delle imprese partecipate, fa sapere sempre l’Istituto di statistica, è di 124 addetti per impresa.

Tra le partecipate pubbliche le imprese attive sono solo 7.685, il 69,7% del totale e le non attive sono 1.454, 994 .

Le note positive riguardano invece il turismo. Nell’ambito dei paesi dell’Ue 27, l’Italia si colloca in terza posizione per numero di presenze totali negli esercizi ricettivi, con un’incidenza di quelle straniere superiore alla media europea (47,4 rispetto a 42,7%).

Cresce anche il turismo culturale. Nel 2013 oltre 38 milioni e 190 mila persone hanno frequentato i 431 luoghi di antichità e arte della Penisola, circa 1 milione e 800 mila in più rispetto al 2012. In questo contesto primeggia il Lazio con 17,6 milioni di ingressi, e la Toscana, che da sola registra poco più di 6,1 milioni, cioè quasi lo stesso numero di visite totalizzate dall’insieme delle regioni del Nord.

Quella di oggi è stata una giornata cruciale anche per Alitalia. E’ stato perfezionato il closing dell’accordo tra la compagnia di bandiera ed Etihad: oggi sono state completate tutte le formalità relative al conferimento della compagnia aerea da Alitalia Cai alla nuova Alitalia Sai. Lo comunicano le due compagnie. L’operazione avrà efficacia il 31 dicembre 2014 e la nuova Alitalia sarà operativa dal 10 gennaio 2015.

Il compimento dell’accordo tra le due compagnie aeree comporterà il varo di nuove rotte internazionali e di nuovi aerei in flotta, nonché la riaffermazione del marchio come ambasciatore del Made in Italy.

L’obiettivo è il ritorno all’utile nel 2017 (108 milioni di euro con un fatturato di 3,7 miliardi di euro), dopo che dal 2008 si sono accumulate perdite per oltre 1,6 miliardi. Al 2023 è previsto un utile di 212 milioni di euro e un fatturato di quasi 4,5 miliardi di euro.
Pur mantenendo la rilevanza delle rotte a corto raggio, il nuovo network sarà incentrato sulla crescita dei più remunerativi voli a lungo raggio sia da Fiumicino (che diventerà un hub intercontinentale ancora più grande in Europa) che da Malpensa. I nuovi collegamenti previsti nel piano di sviluppo triennale riguarderanno Pechino, Shanghai e Seoul in Asia, San Francisco, Santiago del Cile e Città del Messico nel continente americano. Da aprile partiranno nuovi voli per Abu Dhabi da Milano, Venezia e, in seguito anche da Catania e da Bologna, che si aggiungeranno ai collegamenti già attivi da Roma.

Intanto accelera l’Economia Usa. La stime sul PIL relativo al terzo trimestre fanno segnare un +5%, superiore alla precedente stima degli analisti del 3,9%.

A spingere la crescita americana sono i consumi, saliti del 3,2% rispetto alla precedente stima del 2,2%. Le spese delle famiglie sui servizi sono aumentate del 2,5%. Riviste al rialzo anche le spese delle aziende. Gli investimenti fissi non residenziali sono aumentati del 4,8% rispetto al +1,1% previsto in precedenza, mentre quelli in prodotti di proprietà intellettuale sono cresciuti dell’8,8%. Infine gli investimenti in nuove attrezzature sono saliti dell’11%.

Secondo una nota della Casa Bianca «la revisione del PIL nel terzo trimestre indica che l’economia è cresciuta al tasso più veloce da oltre un decennio». «Il 2014 è stato l’anno della svolta per gli Stati Uniti».

I dati macroeconomici Usa, specie quello del prodotto interno lordo, hanno sostenuto tutte le Borse europee nell’ultima seduta prima della lunga pausa natalizia. Parigi e Milano si sono mosse meglio delle altre e in Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso in aumento dell’1,46% a 19.352 punti, l’Ftse All share in rialzo dell’1,38% a quota 20.451.

 

 

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