sabato, Maggio 15

Istanbul ferita dalla lunga ombra dell’IS

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Un nuovo attentato terroristico scuote ancora una volta la terra turca e a pagarne il prezzo sono oltre cinquanta persone. L’attacco avvenuto all’aeroporto Ataturk di Istanbul la sera di martedì 28 giugno ha portato nel baratro, non solo i viaggiatori, ma anche e soprattutto la politica di sicurezza del Presidente Recep Tayyp Erdogan, che ne aveva fatto il suo vessillo. Difficile non pensare subito all’attentato di Bruxelles del marzo 2016, uno strano parallelismo che suggerisce la mano dell’IS dietro l’attacco.

Gli attentanti in Turchia possono avere sempre molti padri, a volte ambigui, a volte ignoti come in questo caso, ma quello a cui non eravamo pronti è un figlio che si rivolta verso il suo stesso padre. E’ il caso dell’IS che, nonostante non rivendichi l’azione, getta la sua lunga ombra anche sul gigante turco. Un gigante che potrebbe, dopo le esplosioni e i morti, essersi svegliato dal suo sonno letargico aprendo la strada ad una nuova alleanza in ambito internazionale di cui si parlerà più avanti. Motivo piuttosto plausibile che giustificherebbe una strage così efferata (al momento anche l’unico che pare avere una sua ragion d’essere) parrebbe essere la nuova linea politica di Erdogan.

Quella che in molti chiamano, in un clima di politically correct, ‘nuova linea politica ha tutte le sfumature di un tradimento‘ della consuetudinaria politica che il Presidente turco ha consumato negli ultimi anni. Infatti, dopo aver sostenuto per lungo tempo le varie formazioni jihadiste e terroriste, Stato Islamico compreso, permettendo il transito di armi e miliziani dai confini turchi ed acquistando da loro petrolio al fine di sostenerli finanziariamente, negli ultimi tempi qualcosa sembra essere cambiato. Secondo il Presidente Erdogan il momento è propizio  per un cambio di rotta della politica estera ed interna di Ankara, il Paese sta cercando di ridisegnare la propria strategia per il Medioriente, e ha compreso di non poterlo fare senza prima abbandonare le pulsioni islamiste più estreme.

La principale considerazione che, però, andava fatta prima di intraprendere questa strada è fortemente legata allo Stato Islamico, figlio ormai scontento che ha iniziano a far sentire prepotentemente la sua voce ad una padre considerato un traditore. La Turchia passa dall’essere una risorsa all’essere un bersaglio, esattamente nel momento in cui il Governo di Ankara apre una delicata fase di dialogo con Russia e Israele, proiettata ad un futuro e più stabile assetto geopolitico sullo scenario mediorientale. Assetto che preoccupa non poco l’IS e i suoi alleati, che continuano a vedere nell’asse Ankara-Mosca il loro tallone d’Achille. Gli sforzi di questa nuova politica puntano a ricucire gli strappi seguiti a due momenti storici di particolare attrito tra Ankara e due attori internazionali di rilievo: la Russia ed Israele.

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