mercoledì, Giugno 23

Israele, un 2015 controverso field_506ffb1d3dbe2

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Tesi, come sempre, anche i rapporti tra Netanyahu e il Presidente Usa Barack Obama. Il punto più basso viene toccato a inizio novembre, in occasione della visita del premier israeliano alla Casa Bianca. Al centro della polemica vi era la nomina di Ran Baratz, malgrado il dipartimento di Stato avesse espresso chiaramente la propria irritazione. Baratz, 42 anni, professore universitario di greco e fondatore del sito web conservatore Mida, scelto dal premier israeliano come «hasbara» (in ebraico ‘spiegazione’), un incarico che è più di un semplice portavoce: si tratta della persona incaricata di ‘vendere le politiche di Netanyahu in patria all’estero. Dato che Baratz era uno sconosciuto, i giornalisti sono andati a vedere la sua pagina Facebook trovando considerazioni più che imbarazzanti. Baratz citava commenti del presidente americano Obama come esempio «di come appare il moderno antisemitismo nei paesi occidentali e liberal». Non pago ha anche scritto che Kerry ha l’età mentale «di un bambino di 12 anni», e descritto il presidente israeliano Reuven Rivlin come una «figura marginale» per la quale non vale la pena di allestire misure di sicurezza. Per il quotidiano Haaretz, la scelta di Baratz rischia di diventare «un ordigno che potrebbe far esplodere delicati negoziati» fra Stati Uniti e Israele.

Il riferimento è al pacchetto di 40 miliardi di dollari che Washington dovrà approvare nei prossimi mesi per sostenere la difesa israeliana per il prossimo decennio. Baratz non accompagnerà Netanyahu, ma certo la sua scelta non è un modo per ricucire con Obama dopo la clamorosa rottura dello scorso marzo. Allora Netanyahu andò al Congresso americano per parlare contro il trattato sul nucleare con l’Iran, fortemente sostenuto da Obama, e il presidente americano si rifiutò di riceverlo. Del resto la Casa Bianca non deve aver apprezzato nemmeno la nomina del nuovo ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, che in passato ha definito «catastrofica» la politica mediorientale di Obama.

Per due rapporti che si deteriorano ce n’è però uno in via di aggiustamento. Venerdì 18 dicembre Israele e Turchia hanno raggiunto un’intesa che rappresenta il primo passo per mettere fine al gelo diplomatico provocato dall’incidente della Mavi Marmara. Lo riportano i media che citano una fonte ufficiale israeliana secondo cui l’inviato del premier Benyamin Netanyahu per i contatti con la Turchia, Joseph Ciechanover, il consigliere della sicurezza nazionale -e prossimo capo del Mossad- Yossi Coen hanno incontrato mercoledì a Zurigo il sottosegretario agli esteri raggiungendo una intesa in questo senso. L’intesa tra le parti, secondo i media, si basa su cinque punti: il primo riguarda il pagamento da parte di Israele alla Turchia di 20 milioni di dollari come compensazione da trasferire, tramite un apposito fondo, alle famiglie dei cittadini turchi uccisi o feriti durante l’assalto della marina dello stato ebraico alla Mavi Marmara. Dopo la creazione del fondo, Ankara ritirerà tutte le accuse nei confronti di Israele. Tra gli altri punti dell’intesa, secondo l’israeliano Haaretz, l’espulsione da parte della Turchia di Saleh al-Aruri, dirigente di Hamas, e l’apertura di un tavolo per la possibile realizzazione di una conduttura che trasporti gas da Israele all’Europa attraverso la Turchia. Infine è previsto il ritorno dei rispettivi ambasciatori, richiamati dopo i fatti del 2010. Tra le condizioni poste inizialmente dalla Turchia per la normalizzazione dei rapporti c’era anche la revoca dell’embargo nei confronti della Striscia di Gaza.

Al secondo punto c’è la ripresa di normali relazioni e il ritorno dei rispettivi ambasciatori nei due Paesi. Il Parlamento turco -questo il terzo punto- approverà una legge che annulla ogni reclamo legale presente, e futuro, contro ufficiali e soldati israeliani legati ai fatti della Mavi Marmara. L’intesa, sempre secondo i media, prevede al quarto punto l’espulsione da parte della Turchia di Saleh al-Aruri, membro di rango dell’ala militare di Hamas di base a Istanbul da dove dirige «operativi terroristi» in Cisgiordania. Inoltre, l’intesa prevede una generale limitazione delle attività di Hamas in Turchia. Una volta raggiunta l’intesa finale tra le parti -questo il quinto punto- Turchia e Israele esploreranno la cooperazione nel campo delle risorse naturali di gas con Ankara che acquisterà la materia prima dai giacimenti in mare israeliani. Inoltre è prevista la posa in opera di un gasdotto che dalla Turchia attraverso Israele esporti il prodotto in Europa.

 

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