martedì, Settembre 21

Israele – Turchia, ecco l'accordo di riconciliazione field_506ffbaa4a8d4

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Le autorità di Pechino hanno emesso un nuovo allarme rosso per smog, il secondo nell’arco di due settimane dopo quello lanciato per la prima volta nella storia il 7 dicembre scorso. Nella capitale cinese l’inquinamento atmosferico durerà da domani fino a martedì, ha detto l’Ufficio meteorologico di Pechino aggiungendo che a livello nazionale, una vasta area da Xian, nella provincia centrale dello Shaanxi, a Harbin, nel nord-est del paese, potrebbe anche essere colpita L’allarme innesca restrizioni sulla circolazione dei veicoli, alcune fabbriche dovranno chiudere e altre ridurre la produzione. I residenti sono stati invitati a rimanere a casa e le scuole potranno chiudere.

Il servizio meteorologico ha detto che lo smog rischia di essere peggiore di quello del precedente allarme rosso emesso all’inizio di questo mese, con la concentrazione di particelle inquinanti PM2,5 che salirà a 500 per metro cubo d’aria. Lo smog che ha colpito Pechino l’8 dicembre aveva raggiunto il picco appena al di sotto 300. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda 25 microgrammi per metro cubo come il livello massimo di sicurezza. Le autorità hanno rilasciato una mappa che mostra che una cappa pesante di smog potrebbe ricoprire una fascia del paese che si estende per quasi 2.000 km, investendo almeno 12 grandi città, con Pechino e la vicina città di Shijiazhuang maggiormente colpite. La notizia è stata accolta con l’esasperazione e la preoccupazione dei cittadini cinesi sul web. «Ci risiamo!» detto un utente di Weibo. «Io davvero non so cosa sta facendo il governo? È in grado di prevedere lo smog, ma non prendere le misure appropriate per ridurlo», ha aggiunto un altro utente.

India – L’India ha irrigidito la sua posizione durante i colloqui ministeriali dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) in corso a Nairobi criticando decisamente la bozza di testo sull’agricoltura e sostenendo che alcuni Paesi stanno spingendo per un accordo sull’eliminazione dei sussidi alle esportazioni con «una certa esagerata fretta». Lo scrive oggi l’agenzia indiana Pti. Al riguardo il ministro dell’Industria e Commercio indiano, Nirmala Sitharaman, ha anche chiarito nella capitale keniana che, senza una conclusione dell’agenda in sospeso del Doha Round, sarebbe difficile per l’India discutere le nuove questioni di maggiore interesse delle Nazioni più sviluppate. Sitharaman ha poi detto che non c’è consenso su nulla per quanto riguarda le questioni agricole e che molti Paesi hanno lo stesso punto di vista. Il ministro ha infine segnalato che, per quanto riguarda la bozza agricola messa a disposizione della Presidenza, l’India ha espresso la propria insoddisfazione sul linguaggio, in particolare per le riserve da utilizzare per obiettivi di sicurezza alimentare.

Pakistan – L’aviazione pachistana ha attaccato oggi nascondigli di gruppi antigovernativi nella Khyber Agency, territorio tribale nord-occidentale al confine con l’Afghanistan, causando la morte di almeno sei militanti. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza locale. L’attacco, si è appreso, è avvenuto ieri nell’area di Rajgal della Tirha Valley dove i nascondigli sono stati distrutti e dove, oltre ai militanti uccisi, «molti altri sono rimasti feriti». Insieme al Waziristan, la Khyber Agency è al centro di una lunga offensiva delle forze di sicurezza pachistane che cercano di eliminare la presenza di militanti aderenti al Tehrek-e-Taliban Pakistan.

Birmania – Tra le priorità per il paese indicate nel programma del futuro governo della Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu-Kyi vincitrice delle elezioni dell’8 novembre, l’impegno alla fine della produzione e del traffico di oppio avrà il sostegno anche di finanziatori stranieri e di migliori strutture internazionali di contrasto.

Il nuovo esecutivo che guiderà da febbraio il secondo produttore mondiale di oppio dopo l’Afghanistan, riceverà 3,3 milioni di dollari dal governo finlandese da destinare alla riconversione delle piantagioni in produzioni comunque convenienti per i produttori locali, concentrati soprattutto nello Stato di Shan, uno di quelli ancora maggiormente coinvolti nel conflitto avviato tra milizie etniche e governativi ai tempi del regime militare ma ancora in corso. Secondo le statistiche più recenti di fonte Onu, 200.000 abitanti basano la loro esistenza sullo sfruttamento di 55.500 ettari coltivati a papavero da oppio. L’impegno finlandese sarà diluito in tre anni e sarà amministrato dall’Ufficio della Nazioni Unite per la droga e il crimine (Unodc) che negli ultimi anni ha già speso sei milioni di dollari nella riconversione delle coltivazioni e che continua a incentivare il coordinamento regionale della lotta al traffico illegale in Indocina.

Per il terzo anno la produzione sembra essersi stabilizzata, con una quantità stimata in 647 tonnellate nell’anno in corso. Stabile anche la superficie coltivata a oppio. Varie le ragioni e sicuramente anche l’impegno nazionale e internazionale tra queste ma, come avverte Jeremy Douglas, responsabile Unodc per l’Asia sud-orientale e il Pacifico, «la produzione rimane a livelli elevati e i contadini sfollati dal conflitto, se senza alternative, potrebbero tornare alle coltivazioni tradizionali».

Corea del Sud – Nuova marcia in programma domani a Seul contro il presidente conservatore Park Geun-hye. L’iniziativa, l’ultimo di una serie di proteste di massa contro il governo negli ultimi mesi, segue quella del 14 novembre scorso quando decine di persone sono rimaste ferite in uno scontro tra polizia e manifestanti. Sebbene il presidente abbia ancora una forte base di sostenitori, l’insoddisfazione nel paese è cresciuta contro le politiche conservatrici in materia di lavoro, commercio e istruzione.

Brasile – Si alleggerisce la posizione della presidente del Brasile, Dilma Rousseff, contro la quale il presidente della Camera dei deputati, Eduardo Cunha, ha accettato una richiesta di ‘impeachment’: dopo due giorni di intense discussioni, la notte scorsa il Supremo tribunale federale (Stf) ha deciso a maggioranza di riformulare l’iter del procedimento valido per la messa in stato di accusa del capo di governo. I giudici hanno stabilito che la composizione della commissione speciale della Camera, incaricata di avviare o meno il processo, venga scelta a voto palese, e non più segreto. Altro punto importante fissato dal Stf è che, se la Camera (a maggioranza qualificata di due terzi) deciderà di dare continuità al processo di ‘impeachment’, l’ultima parola sull’eventuale destituzione della presidente della Repubblica spetterà comunque al Senato.

 

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