martedì, Luglio 27

Israele – Turchia, ecco l'accordo di riconciliazione field_506ffbaa4a8d4

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Israele e Turchia hanno raggiunto un accordo per normalizzare le proprie relazioni a cinque anni dall’incidente della Mavi Marmara. I ministri degli Esteri di 17 Paesi si riuniscono oggi a New York nell’ambito dei colloqui internazionali per tentare di risolvere la crisi siriana. Riunito anche il Consiglio di sicurezza per discutere della protesta formale presentata dall’Iraq in seguito all’invio non autorizzato di truppe a Mosul da parte di Ankara. Jet abbattuto: aperta la scatola nera in diretta tv. Discusse le richieste di riforma presentate dal Regno Unito in vista del referendum per la permanenza nell’Unione europea oggi durante il vertice dei capi di Stato e di governo Ue. Unhcr: nei primi sei mesi del 2015 la Germania è stato il Paese che ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo del mondo. L’Ucraina non rimborserà alla Russia il prestito da tre miliardi di dollari ricevuto nel 2013. Lo Stato Islamico dichiara ufficialmente guerra all’Arabia Saudita. Yemen, la delegazione houthi è tornata al tavolo dei colloqui di pace. Smantellata cellula jihadista in Tunisia. Libia, per il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk è «incostituzionale» l’accordo firmato ieri. Sventato un tentativo di colpo di Stato in Niger. Referendum costituzionale in Ruanda, Kagame spera nel terzo mandato. Cina, gravi incidenti in miniera e nuovo allarme smog. India, dure critiche alla nuova bozza di accordo Wto su agricoltura. Birmania, 3 miliardi di euro dalla Finlandia per convertire le piantagioni di oppio. Corea del Sud, nuove marce di protesta con il governo. Brasile, si alleggerisce la posizione di Dilma Rousseff.

Israele/Turchia – Israele e Turchia hanno raggiunto un’intesa che potrebbe mettere fine al gelo diplomatico tra i due paesi a cinque anni dall’incidente della Mavi Marmara. Lo riportano i media che citano una fonte ufficiale israeliana secondo cui l’inviato del premier Benyamin Netanyahu per i contatti con la Turchia, Joseph Ciechanover, il consigliere della sicurezza nazionale – e prossimo capo del Mossad – Yossi Coen hanno incontrato mercoledì a Zurigo il sottosegretario agli esteri raggiungendo una intesa in questo senso. L’intesa tra le parti, secondo i media, si basa su cinque punti: il primo riguarda il pagamento da parte di Israele alla Turchia di 20 milioni di dollari come compensazione da trasferire, tramite un apposito fondo, alle famiglie dei cittadini turchi uccisi o feriti durante l’assalto della marina dello stato ebraico alla Mavi Marmara. Dopo la creazione del fondo, Ankara ritirerà tutte le accuse nei confronti di Israele. Tra gli altri punti dell’intesa, secondo l’israeliano Haaretz, l’espulsione da parte della Turchia di Saleh al-Aruri, dirigente di Hamas, e l’apertura di un tavolo per la possibile realizzazione di una conduttura che trasporti gas da Israele all’Europa attraverso la Turchia. Infine è previsto il ritorno dei rispettivi ambasciatori, richiamati dopo i fatti del 2010. Tra le condizioni poste inizialmente dalla Turchia per la normalizzazione dei rapporti c’era anche la revoca dell’embargo nei confronti della Striscia di Gaza.

Al secondo punto c’è la ripresa di normali relazioni e il ritorno dei rispettivi ambasciatori nei due paesi. Il Parlamento turco – questo il terzo punto – approverà una legge che annulla ogni reclamo legale presente, e futuro, contro ufficiali e soldati israeliani legati ai fatti della Mavi Marmara. L’intesa, sempre secondo i media, prevede al quarto punto l’espulsione da parte della Turchia di Saleh al-Aruri, membro di rango dell’ala militare di Hamas di base a Istanbul da dove dirige «operativi terroristi» in Cisgiordania. Inoltre, l’intesa prevede una generale limitazione delle attività di Hamas in Turchia. Una volta raggiunta l’intesa finale tra le parti – questo il quinto punto – Turchia e Israele esploreranno la cooperazione nel campo delle risorse naturali di gas con Ankara che acquisterà la materia prima dai giacimenti in mare israeliani. Inoltre è prevista la posa in opera di un gasdotto che dalla Turchia attraverso Israele esporti il prodotto in Europa. «L’intesa non ha avuto ancora la firma finale e si deve lavorare ancora su alcuni dettagli, ma la crisi è in via di risoluzione», ha detto la fonte israeliana, citata dai media.

Iraq/Turchia – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce oggi per discutere della protesta formale presentata dall’Iraq in seguito all’invio non autorizzato di truppe a Mosul da parte della Turchia. I militari di Ankara, circa 150, sono stati inviati all’inizio del mese alla base di Bashiqa, dove si trovano altri militari turchi incaricati di addestrare i colleghi iracheni impegnati a combattere il sedicente Stato islamico (Is). All’inizio della settimana, in seguito alle proteste di Baghdad, Ankara ha trasferito alcune delle truppe da Bashiqa a un’altra base nella regione del Kurdistan. Il governo iracheno insiste per un ritiro completo. L’11 dicembre, il ministro degli Esteri di Baghdad, Ibrahim al-Jaafari, ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza in cui denuncia la violazione della sovranità nazionale e chiede di ordinare alla Turchia il ritiro delle sue truppe.

Russia/Turchia – Appena ventiquattro ore fa durante la conferenza stampa di fine anno Vladimir Putin ha ricordato cosa ha voluto dire la fine del jet militare russo abbattuto dalla contraerea turca il 24 novembre per lo sconfinamento nello spazio aereo turco durante il sorvolo dei cieli siriani: una crisi fra i due Paesi che attualmente sembra senza soluzione. Oggi i russi hanno aperto la scatola nera del jet in diretta tv. Il ministero della Difesa ha riunito una ventina di giornalisti russi e stranieri per seguire l’evento, Rossiya 24 ha tramesso. «È la prima volta che apriamo una scatola nera in diretta», ha commentato il generale Sergei Dronov.  «Per assicurare la massima trasparenza, abbiamo contattato esperti di 14 diversi paesi invitandoli a prendere parte ai lavori come osservatori», ha precisato il vice comandante delle forze aeree russe Sergey Dronov. «Molti hanno rifiutato per diverse ragioni, tranne Liu Chang Wei dalla Cina e Jonathan Gillespie dalla Gran Bretagna», ha aggiunto. «Ci siamo inoltre rivolti alla IAC – la commissione interstatale per l’aviazione – perché ha una considerevole esperienza nelle indagini degli incidenti aerei e possiede tecnologie moderne che soddisfano tutti gli standard internazionali», ha concluso.

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