lunedì, Ottobre 18

Israele si ritira da Gaza? 40

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Tel Aviv – Dopo 27 giorni di aspri combattimenti, oltre 1.700 persone uccise a Gaza e 64 soldati israeliani morti, il Governo israeliano ha deciso di schierare le sue forze di terra al di fuori del confine con Gaza, dopo il completamento della distruzione dei tunnel che Hamas ha scavato per infiltrarsi in Israele; sarebbe una questione di giorni, secondo il portavoce dell’Esercito israeliano.
Il motivo principale addotto per spiegare questa decisione è stato il reiterato rifiuto di Hamas di accettare la proposta egiziana -e le sue modifiche- per un cessate il fuoco a lungo termine e la sua interruzione delle 72 ore di tregua umanitaria (mediata dalle Nazioni Unite e dagli USA) appena un’ora dopo il suo inizio.

Il Premier Benjamin Netanyahu e il suo Governo sono giunti alla conclusione che non è nell’interesse di Israele -a questo punto- trovare un accordo con Hamas, accordo che potrebbe limitare la capacità dell’Esercito israeliano di vendicarsi di eventuali attacchi provenienti da cellule fuori controllo, a Gaza. La nuova dislocazione delle forze in campo limiterà l’esposizione dei soldati agli attacchi e diminuirà i morti, conservando però il diritto di rappresaglia per eventuali attacchi aerei.
Netanyahu ha inoltre giustificato la sua decisione dicendo che isolerà Hamas, aprendo nuove  possibilità diplomatiche per Israele, sulle quali non ha fornito dettagli, dicendo che saranno chiarite nei prossimi giorni.

Ora, che cosa ha guadagnato Israele da questa mossa?

In primo luogo, ha alleviato un po’ della pressione che stava montando contro lo Stato israeliano nell’arena internazionale e soprattutto all’interno dell’Amministrazione Obama. Ci sono state alcune fughe di notizie, nei media israeliani, in merito a una telefonata molto dura tra il Presidente Obama e Netanyahu, prima che fosse presa la decisione.
Israele ha anche guadagnato qualche punto con l’Egitto e altri Paesi moderati del Medio Oriente, rifiutando di cedere alla proposta americana accettando di avere Qatar e Turchia nel ruolo di mediatori con Hamas.

Non è azzardato supporre che la mossa sia stata concordata con l’Egitto, che non mostra molta simpatia per Hamas.
La decisione unilaterale priva Hamas dal suo potere di ‘veto’ sul cessate il fuoco senza concederle nessuna delle condizioni cui aspirava, per esempio l’apertura delle frontiere con l’Egitto, l’alleggerimento del blocco sui suoi porti marittimi, la liberazione dei prigionieri e il pagamento degli stipendi del suo personale. Israele sta dicendo a Hamas: ‘siete in una situazione molto peggiore, ora, rispetto a quella in cui vi trovavate prima che iniziasse questo ciclo di violenza‘.
A differenza delle volte precedenti, stavolta Israele può impedire, insieme con l’Egitto, la ricostruzione della capacità militare di Hamas, bloccando in modo più efficace i tunnel confinanti con l’Egitto, utili al contrabbando.
Questa mossa unilaterale tiene inoltre in ombra i leader di Hamas e addebita a loro la responsabilità onerosa della miseria della popolazione di Gaza, nella speranza che la popolazione li ritenga responsabili.

Quali sono le opzioni che Hamas ha per rispondere alla mossa di Israele?
La prima opzione è quella di dichiarare il cessate il fuoco, e dichiararlo significa essere disposti a discutere di una tregua di lungo termine, secondo le linee guida impostate dall’iniziativa egiziana. In questo quadro Hamas cercherà di promuovere i suoi obiettivi facendo appello alla simpatia degli Stati arabi e del mondo, per aiutare a ricostruire la Striscia dopo la devastazione. In questo caso, Hamas può non perdere la presa e può continuare a governare la Striscia, mentre a vantaggio di Israele ci sarebbe un lungo periodo di quiete.
L’altra opzione per Hamas è quella di continuare la lotta attualmente in corso di svolgimento. Può continuare a lanciare un gran numero di missili come all’inizio del conflitto in corso. In questo caso Israele dovrebbe reagire in maniera molto più forte e forse dovrà rientrare a Gaza, più profondamente e con una forza ancora maggiore.
Un’altra opzione è quella continuare a infastidire Israele con unostillicidiodi razzi. In questo caso, Israele dovrebbe reagire con la forza e la situazione potrebbe deteriorarsi ancora più rapidamente.
È difficile dire quale opzione vorrà scegliere Hamas, ma se avesse qualche apertura probabilmente opterebbe per l’iniziativa egiziana, avendo bisogno disperatamente di ristabilire il proprio dominio su Gaza.

In ogni caso, è chiaro che la mossa israeliana serve solo per il breve o medio periodo e resta aperta la questione di una soluzione a lungo termine o del raggiungimento di un equilibrio tra gli strumenti di deterrenza; altrimenti nei prossimi anni rischiamo di trovarci intrappolati in una situazione sempre più sanguinosa.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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