giovedì, Maggio 13

Israele, scontri e morti nell'ennesimo venerdì di rabbia field_506ffb1d3dbe2

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Sempre più lontana la calma e la stabilità in Israele e nei Territori palestinesi. Nell’ennesimo venerdì di violenza due israeliani sono stati pugnalati a Gerusalemme da un assalitore che è stato colpito a sua volta dal fuoco di reazione delle forze di sicurezza, secondo quanto riferito dalla polizia. Nella capitale israeliana torna così la violenza dopo due settimane di calma relativa. L’aggressione è avvenuta a una fermata della ferrovia leggera nel centro di Gerusalemme, dove un palestinese di 23 anni originario di un rione della parte est della città si è avventato contro due persone, ferendole. Uno dei feriti, secondo i media, sarebbe uno studente di una scuola religiosa ebraica. Le condizioni dell’assalitore palestinese sono definite dalla polizia molto gravi.

Non è l’unica aggressione palestinese della giornata: un altro tentato accoltellamento di poliziotti israeliani è avvenuto a un posto di blocco di Tapuach presso Nablus in Cisgiordania. Secondo le Forze armate israeliane, i due a bordo di una motocicletta avrebbero tentato di aggredire un soldato. Altri tre palestinesi, tra cui un neonato di otto mesi, sono deceduti in seguito alle inalazioni di gas lacrimogeno.

Sale dunque a 68 il bilancio dei palestinesi morti dall’inizio del mese. Sono invece nove gli israeliani uccisi in accoltellamenti. La protesta e le aggressioni con i coltelli sono state scatenate dall’annosa questione della Spianata delle Moschee e si sono subito estese ai Territori palestinesi occupati. L’ingresso sempre più frequente e massiccio di estremisti ebraici che non nascondono di voler occupare il sito sacro, sotto la tutela della Giordania, ha fatto montare la rabbia dei palestinesi, cui le autorità israeliane limitano spesso l’accesso al luogo di preghiera. Israele ha risposto con il pugno di ferro alle aggressioni compiute dai palestinesi, stringendo la morsa dell’occupazione in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Scontri si sono verificati tra i militari dell’esercito israeliano e vari civili palestinesi nei pressi di El-Bireh, in cui sono rimasti coinvolti anche dei giornalisti. Per sedare la protesta, l’esercito ha impiegato gas lacrimogeni e granate assordanti. Un filmato realizzato dal canale televisivo locale riprende la scena: una jeep dell’esercito si scaglia contro alcuni ragazzi sorpresi a lanciare pietre, e colpisce una persona.

Il portavoce della polizia Micky Rosenfeld, ha dichiarato all’agenzia di stampa Maan che il video, se visto per intero, scagiona la jeep, e bisognerebbe trasmettere quello, invece di quello tagliato diffuso dai media palestinesi e arabi. Testimoni oculari hanno poi riferito che i medici accorsi sul posto per prestare i primi soccorsi, sono stati allontanati dai soldati con gas urticanti. Lo stesso trattamento è stato riservato ai giornalisti, come dimostra una foto scattata da Fadi Arouri, fotoreporter e attivista per i diritti dei palestinesi, postata un’ora fa sul suo profilo Facebook.

Una bozza di risoluzione delle Nazioni Unite volta a rilanciare i colloqui di pace tra israeliani e palestinesi chiede un congelamento degli insediamenti israeliani e si muove per perseguire Israele presso la Corte Penale Internazionale. Il testo elaborato dalla Nuova Zelanda è stato distribuito ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza, così come a israeliani e palestinesi. Lo hanno dichiarato fonti diplomatiche. Il provvedimento è l’ultimo tentativo da parte delle Nazioni Unite per cercare di creare consenso e andare avanti nel processo di pace in Medio Oriente. Il progetto di risoluzione invita israeliani e palestinesi a porre fine alla violenza, a prepararsi per i colloqui di pace e dichiara la soluzione dei due Stati come “l’unica via credibile per la pace”, secondo quanto riporta l’AFP.

L’esercito ha deciso di restituire alle famiglie i corpi di 5 palestinesi uccisi mentre tentavano pugnalare israeliani. Lo dicono i media secondo cui le salme saranno consegnate questa sera. Nei giorni scorsi le autorità palestinesi avevano fatto pressione su Israele perché avvenisse la restituzione.

 

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