martedì, Maggio 11

Israele ritorna in Africa field_506ffbaa4a8d4

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Il Primo Ministro israeliano, Benyamin Nétanyahou  da lunedì 4 luglio é impegnato in un tour diplomatico nei Paesi dell’Africa Orientale. Prima tappa Uganda, poi Kenya, Rwanda ed Etiopia. Nétanyahou, partecipando alle cerimonia del quarantesimo anniversario del Raid ad Entebbe, ha affermato ai media ugandesi di essere «personalmente toccato a livello emotivo». Una dichiarazione che evidenzia lo stato d’animo personale del Primo Ministro. Il 27 giugno 1976 l’airbus A300 della Air France, partito da Tel-Aviv con destinazione Parigi, viene dirottato sull’aeroporto internazionale di Entebbe dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina FPLP. Le autorità ugandesi acconsentono l’atterraggio e i guerriglieri palestinesi vengono accolti come eroi dal dittatore Idi Amin Dada. I 246 passeggeri, per la maggior parte israeliani, vengono tenuti in ostaggio dai guerriglieri all’interno dell’aeroporto. Il dittatore Idi Amin intravvede un’ottima opportunità per presentarsi a livello internazionale come mediatore della crisi. Ottiene la liberazione degli ostaggi non israeliani e chiede a Tel-Aviv di accettare parte delle rivendicazioni dei dirottatori garantendo che i cittadini israeliani non subiranno violenze fisiche e verranno presi in custodia dalle autorità ugandesi, a trattative concluse per organizzare il loro rimpatrio. Durante la crisi Amin Dada pronuncia vari discorsi a favore della causa palestinese con l’intento di attirare le simpatie della sinistra europea e del mondo arabo. Le trattative non giungeranno mai alla fine. La notte tra il 3 e il 4 luglio l’Esercito israeliano invade l’Uganda occupando l’aeroporto di Entebbe e liberando gli ostaggi. Nello scontro a fuoco verranno uccisi 20 soldati ugandesi e vari ostaggi tra cui il fratello del Primo Ministro, Yonatan Nétanyahou.

La crisi degli ostaggi all’aeroporto di Entebbe si inserisce nella guerra fredda tra Uganda e Israele. Tel-Aviv, in stretta collaborazione con Stati Uniti e Gran Bretagna, appoggiò il colpo di Stato del Generale Idi Amin Dada, attuato il 25 gennaio 1971 approfittando della visita ufficiale al summit del Commonwealth a Singapore del Presidente Milton Obote. Dopo il golpe Israele sosterrà apertamente il sanguinario regime di Idi Amin fornendo cooperazione tecnica, aumentando gli scambi commerciali, assicurando ingenti rifornimenti di armi e munizioni ed inviando consiglieri militari in Uganda. La prima visita ufficiale estera del dittatore fu Israele.
L’alleanza si interrompe nel 1972 quando gli espatriati israeliani cadono vittima della Guerra Economica  voluta dal dittatore contro asiatici ed europei per espropriare le loro proprietà e attività economiche a favore degli ugandesi. Nell’agosto 1972, verranno brutalmente espulsi 60.000 indiani e 224 israeliani, tra cui una decina di consiglieri militari. Il dittatore si appoggiò a Muammar Gheddafi, Unione Sovietica e alla Monarchie arabe, iniziando a finanziare l’Organizzazione della Liberazione della Palestina  (OLP). Dopo l’invasione dell’Uganda (durata solo poche ore) Idi Amin inizierà a preparare l’invasione di Israele. Un folle piano che prevedeva la collaborazione tra Esercito ugandese e i guerriglieri palestinesi. In Uganda giunsero persino degli esperti terroristi per istruire le truppe scelte ugandesi negli attacchi Kamikaze. L’invasione ugandese di Israele rimarrà un sogno del dittatore. Il 11 aprile 1979 Kampala viene conquistata dall’Esercito tanzaniano e dal UNLA (Uganda National Liberation Army) ponendo nuovamente al potere il Presidente Obote. Gli agenti del MOSSAD avevano lavorato duro e bene.

Pur non avendo alcuna rappresentanza diplomatica in Uganda dalla crisi del ’76, Israele é uno tra i più importanti alleati dell’attuale regime del Presidente Yoweri Kaguta Museveni. L’efficace apparato di sicurezza interna e i servizi segreti ugandesi sono addestrati dal MOSSAD. Consiglieri militari israeliani hanno partecipato alle più importanti campagne militari di Museveni, dalla guerra civile contro il Lord Resistence Army alle due guerre Pan Africane combattute in Congo. Al fianco degli investitori israeliani (prevalentemente interessati al settore agroindustriale), si registra la presenza di trafficanti di armi e d’oro, spesso ex agenti del MOSSAD. Kampala é stata trasformata nell’epicentro della vendita di armi israeliane per Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Congo e nell’epicentro del traffico illegale di oro dal Congo dove i compratori israeliani occupano un posto di primo piano.

Durante la visita ufficiale, in Uganda, prima di continuare per gli altri Paesi dell’Africa Orientale, il Primo Ministro Nétanyahou ha promesso un piano di collaborazione economica con la East African Community di 11 milioni di euro affidandoli alla MASHAV, l’agenzia israeliana di cooperazione e sviluppo. Durante la visita Nétanyahou si é dimostrato particolarmente nervoso a causa delle ripetute gaffe del Presidente Museveni che lo ha definito: ‘Presidente della Palestina’. Ofwono Opondo, portavoce del Governo ugandese ha giustificato questa gaffe affermando che la terra su cui é sorto Israele era storicamente conosciuta con il nome di Palestina, quindi Museveni non ha commesso alcun errore. Alcuni osservatori ugandesi affermano che non si tratta nè di una svista, nè di una confusione dovuta dalla avanzata età del Presidente ugandese ma di una sottile provocazione.

L’esperto in questioni africane Roland Marchal spiega al quotidiano francese ‘Le Monde che il vero scopo della visita del Primo Ministro israeliano é quello di lanciare l’offensiva contro Arabia Saudita e Qatar, due potenze arabe che stanno disseminando il terrorismo whabbista in tutta l’Africa. Israele intende offrire alle potenze dell’Africa Orientale mezzi finanziari e consulenza militare per combattere il gruppo terrorista somalo Al Shabaab, e le cellule presenti nella regione di Al Qaeda e ISIL DAESH. Secondo alcuni osservatori politici, il recente raid della difesa ruandese contro cellule terroristiche del DAESH sarebbe stato attuato in collaborazione con il MOSSAD.

Il rilancio della presenza israeliana in Africa avrebbe anche altri obiettivi. Controbilanciare la penetrazione economica della Turchia ed iniziare la guerra fredda contro la potenza coloniale francese. Tel Aviv si é dimostrato estremamente preoccupato dalle recenti visite del Presidente Tayyip Erdogan in Etiopia, Kenya e a Mogadiscio, Somalia, dove ha inaugurato una gigantesca Ambasciata turca. Sul fronte anti-francese, MOSSAD ed Esercito israeliano sono direttamente impegnati ad addestrare i rifugiati burundesi che si sono arruolati nell’Esercito di liberazione per cacciare dal potere il dittatore Pierre Nkurunziza. Gli addestramenti avvengono in suolo ruandese. Israele ha una particolare relazione con il Rwanda considerato l’Israele dell’Africa. Il destino condiviso in comune (Olocausto) ha creato nell’immaginario collettivo degli israeliani il mito dei tutsi ruandesi, costringendo il loro Governo a supportare quello del Presidente Paul Kagame fin dal ottobre 1994.

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