venerdì, Settembre 24

Israele: rimossi posti di blocco a Gerusalemme

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Ennesima giornata di tensioni in Israele. Due israeliani sono stati travolti da un veicolo palestinese a nord di Hebron, in Cisgiordania, in quello che sembra essere stato un attentato. Lo dice la polizia secondo cui l’autista è stato ucciso dalla reazione delle forze di sicurezza. Dei due israeliani, uno, secondo le prime informazioni, è ferito in modo grave.

A Gerusalemme, dopo settimane di disordini la polizia israeliana ritiene di essere riuscita a creare nella capitale una «relativa stabilità di sicurezza» e, di conseguenza, ha deciso di rimuovere posti di blocco e sbarramenti in alcuni rioni palestinesi. Lo ha reso noto una portavoce della polizia secondo cui si tenta così di consentire alla popolazione palestinese di tornare alla routine. In caso di nuovi incidenti quelle misure di sicurezza saranno ripristinate.

Un centinaio di coloni israeliani si sono barricati la scorsa notte in una sinagoga di Pisgat Zeev (un insediamento a Nord di Gerusalemme) nel tentativo di impedirne la demolizione. Lo ha riferito la radio militare. Oggi la Corte Suprema di Gerusalemme dovrà stabilire in maniera definitiva se l’edificio sia stato eretto su terre private palestinesi e, se confermato, quando vada demolito. Su una parete esterna della Corte Suprema, informa la polizia, è stata scoperta stamane la scritta: «Le sinagoghe non si distruggono. Vogliamo uno Stato ebraico». A quanto pare si tratta di un tentativo di esercitare pressione in extremis sui giudici. Nel frattempo, aggiornano fonti dei coloni, gli attivisti che si sono barricati nella sinagoga Ayelet ha-Shahar di Pisgat Zeev hanno lanciato un appello ai soldati e agli agenti di polizia affinchè si rifiutino di obbedire gli ordini se la demolizione dell’edifico dovesse essere confermata.

Ieri l’esercito israeliano ha chiuso l’emittente radiofonica palestinese Al-Hurriya, a Hebron accusata di incoraggiare le aggressioni e gli accoltellamenti ai danni di coloni e soldati israeliani. I militari – riferisce un comunicato – hanno sequestrato l’attrezzatura e il materiale audio «per impedire una campagna di incitamento all’odio, che ha provocato un’escalation di violenza nella regione nelle ultime settimane».

Al Hurriya (la libertà in arabo) è accusata di aver diffuso «informazioni false allo scopo di incoraggiare la violenza», riferendo che soldati israeliani «rapiscono e giustiziano cittadini palestinesi senza motivo». Fondata nel 2002 da Al-Fatah nella Striscia di Gaza, l’emittente è stata successivamente trasferita a Hebron dopo la presa di potere di Hamas nel territorio palestinese. Era stata già chiusa a più riprese nel 2002 e nel 2008.

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