venerdì, Maggio 7

Israele-Palestina: Netanyahu e Hamas al momento della verità image

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Tel Aviv – A 21 giorni dall’inizio del nuovo e sanguinoso conflitto a Gaza sembra che il momento della verità si stia avvicinando velocemente, per le due parti impegnate nei combattimenti.
Il nuovo conflitto è iniziato come un incidente relativamente locale, ma è rapidamente sfociato in un’operazione militare in piena regola; ora è arrivato a un bivio, sia per Israele che per Hamas.

Israele ha lanciato un’operazione di terra che è costata 40 vittime israeliane, ma fino ad ora non è stata in grado di infliggere il colpo di grazia ad Hamas.

Anche se ci sono stati alcuni risultati notevoli, per esempio la scoperta di circa 31 gallerie che superano ii confini israeliani e che sono state scavate da Hamas per attaccare i villaggi dei coloni, il costo umano (vite dei soldati) e il fatto che gli attacchi missilistici non siano stati completamente bloccati, sono due concause che iniziano a intaccare lo schiacciante sostegno pubblico su cui Benjamin Netanyahu poteva contare all’inizio dell’operazione.

La quantità di devastazioni e le oltre 1.000 vittime che i militari di Israele hanno inflitto ai palestinesi nel corso degli ultime settimane rendono sempre più difficile -per i sostenitori di Israele sulla scena internazionale- giustificare l’operazione, e proprio da qui deriva l’ultima iniziativa del Segretario di Stato americano John Kerry, quella di voler avviare un cessate il fuoco a lungo termine. Un’ipotesi che finora entrambe le parti hanno rifiutato.

Netanyahu dovrà rapidamente decidere se fermare l’attacco e tirarsi indietro, per riscuotere crediti con l’Amministrazione americana e la comunità internazionale, ma affrontando una feroce critica all’interno del suo governo e dell’opinione pubblica israeliana. Quali sono, ora, le opzioni a disposizione di Israele?

Lo scenario migliore, per Israele, sarebbe un accordo di cessate il fuoco a lungo termine secondo il quale Hamas accetti di mettere il proprio arsenale di missili sotto il controllo internazionale, seguendo la modalità del disarmo chimico già scelta per la Siria, assumendo inoltre l’obbligo di non impegnarsi nello scavo di altri tunnel sotto Israele. Tutto questo per avere in cambio l’apertura del valico di frontiera e la rimozione del blocco marittimo alla Striscia di Gaza. Questo scenario è attualmente  inverosimile.

Perché Hamas dovrebbe rinunciare all’unica leva strategica e la sua ragion d’essere politica, cioè battersi contro lo Stato ebraico? Il movimento non si è adoperato per il miglioramento della vita quotidiana, a Gaza, resta solo quella che chiamano ‘al-moqawama‘, ‘la resistenza’.

Il secondo scenario è una situazione di stallo in cui Israele mantiene le sue posizioni attuali e continua a distruggere l’infrastruttura di tunnel e razzi. Mentre Hamas è impegnata in operazioni fulminee e a lanciare di volta in volta i suoi attacchi missilistici. Questa posizione è altamente indesiderabile per Israele, potrebbe infatti alienare il sostegno pubblico a Israele, aumentando le pressioni su Netanyahu affinché prenda azioni più decisive, che potrebbero far sprofondare il paese ancora di più nella palude di Gaza.

Il terzo scenario prevede un’operazione a tutto campo per occupare la striscia, rimuovere completamente Hamas e impostare un controllo militare. Anche se ci sono voci interne al governo israeliano che sostengono questa soluzione, il suo verificarsi resta molto improbabile. Il costo in vite umane e in risorse sarebbe troppo grande, e Israele di certo non vuole assumere ancora la responsabilità della popolazione di Gaza, figuriamoci poi il clamore internazionale che questa mossa comporterebbe.

Allora ci ritroviamo al quarto scenario: raggiungere un accordo di cessate il fuoco a lungo termine che coinvolga le parti regionali e internazionali, come l’Egitto e gli Stati Uniti e, eventualmente, altri, come l’Autorità palestinese. Israele si dovrebbe ritirare dopo la creazione di una zona cuscinetto dal lato Gaza, con la presenza di osservatori a garanzia che le gallerie non vengano scavate nuovamente. In cambio Hamas otterrà l’alleggerimento del blocco, l’Egitto aprirà il confine di Gaza, prevedendo ispezioni da parte dell’Autorità Palestinese e di Israele. E Israele faciliterà l’apertura di una zona di pesca al largo della costa della Striscia, con altri benefici economici.
Questo è il corso più probabile di un accordo tra le parti, con la speranza che sia rinviato il più a lungo possibile un successivo confronto militare e possa creare una dinamica di sviluppo economico che a sua volta frenerebbe ulteriori violenze su Gaza.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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