lunedì, Giugno 21

Israele – Palestina: la solitudine d’Israele Nel mondo si coglie, a livello popolare, un sentimento di solidarietà con il popolo palestinese e di rifiuto della violenza che alimenta e rafforza la solitudine della posizione annessionistica d’Israele, l’isolamento e la solitudine dei gruppi dominanti israeliani e dei loro sponsor

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Sembrerà strano, ma nel momento in cui i governanti israeliani, responsabili della nuova ondata di attacchi, micidiali e asimmetrici, che hanno provocato centinaia di morti (fra cui molti bambini e anziani) fra la popolazione di Gaza, incassano il massimo sostegno dei governi e dei media di quasi tutti i Paesi occidentali, nel mondo si coglie, a livello popolare, un sentimento di rifiuto che alimenta e rafforza la solitudine della posizione annessionistica d’Israele.

Le tantissime manifestazioni spontanee in tutto il mondo a favore dei diritti alla vita e alla dignità nazionale del popolo palestinese (quasi del tutto ignorate dai soliti media occidentali), hanno messo a nudo un altro elemento da non sottovalutare, ossia che la solidarietà elitaria a favore di Benjamin Netanyahu ha come risvolto l’isolamento nel cuore della gente comune, dei lavoratori, degli intellettuali liberi.
Da qui la solitudine anche all’interno d’Israele, dove la grande maggioranza del popolo non condivide tali, impietosi atti di guerra e continua a far sentire, anche con il non voto, la sua contrarietà e volontà di pace. Tutto questo e altro non fa che debilitare la manovra, la credibilità dei capataz al potere, osannati all’estero e sempre più isolati anche in patria. Una condizione anomala, poco rassicurante e, alla fine, perdente. Fino a quando potrà essere sopportata?

Forse gli strateghi trascurano due fattori rilevanti di novità: l‘entrata in campo, a fianco dei palestinesi, della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che potrà mettere in crisi i fumosi e venali ‘accordi di Abramo’ con le petro-monarchie arabe del Golfo, e la prospettiva (a medio/lungo termine) che la partita più grande, decisiva, del nuovo ordine mondiale, possa giocarsi nell’area del Pacifico, da cui Israele è assai lontano.
E, davvero, non ci si può consolare -come fa qualcuno- che questa sia la solitudine ‘dei numeri uno’, o quella classica del potere. No. Questa è la solitudine di chi prevarica e non rispetta i diritti dei più deboli.

La tragica asimmetria dei morti fra palestinesi e israeliani. (fonte ‘Haaretz‘)

Tabella riassuntiva pubblicata dal più diffuso quotidiano israeliano 'Haaretz'

Tabella riassuntiva pubblicata dal più diffuso quotidiano israeliano ‘Haaretz’

Tutto ciò spiega anche la deprimente realtà politica ed elettorale d’Israele, dove il signor Netanyahu continua a governare, imperterrito, senza una maggioranza parlamentare. E per farlo deve cedere alle pretese delle forze più retrive e reazionarie.
Antisemitismo? Queste e tante alte cose le hanno denunciate con manifestazioni imponenti parti importanti della popolazione israeliana e tantissime personalità ebree della cultura, della politica, perfino militari, e la gran parte della stampa israeliana, fra cui il prestigioso, e letto, quotidiano ‘Haaretz‘.
In molti casi la condanna degli ebrei, residenti all’interno d’Israele e/o all’esterno, (vedi le coraggiose parole di Moni Ovadia) è più dura e netta di quella assai blanda di certi commentatori e governanti nostrani.

Comunque si giri la ‘frittata’ questa non è strada che spunta. Dopo l’accanimento contro la popolazione di Gaza, ma anche contro le famiglie palestinesi di Gerusalemme Est, può sembrare che Netanyahu abbia il mondo intero dalla sua parte e si stia godendo la sua imbarazzante impunità. Così non è se vi pare. In questa situazione bizzarra si può applicare il saggio detto ‘Dai nemici mi guardi Iddio, dagli amici mi guardo io’, poiché questi leader che oggi si spellano le mani per applaudire i bombardamenti di Netanyahu sono pronti a cambiare parere e cavallo al primo stormir di foglie. Oltre a Orban, a Biden e altri loro omologhi, ha fatto impressione la penosa sfilata elettoralistica vista in Italia, dove a difendere gli ebrei c’erano i neofascisti, i leghisti, e taluni personaggetti che debbono nascondere le loro ascendenze familiari per poter partecipare a simili raduni.

A parte alcuni casi estremi da isolare, in generale si può affermare che l’ampio fronte dei movimenti pacifisti non agisce per odio, perantisemitismo‘, ma per amore di pace, appunto, per garantire al popolo palestinese il diritto, sancito dall’Onu, ad avere, finalmente, una patria e uno Stato sovrani.
Giusta o sbagliata che sia, la decisione dell’Onu del 1947 sulla partizione della Palestina, oggi è accettata dalla opinione pubblica mondiale e pertanto va rispettata e soprattutto attuata.
Nel corso di questi 75 anni, ci sono stati errori da entrambe le parti, tuttavia chi oggi ostacola tale progetto è soprattutto il potere dominante d’Israele che, di fatto, ha modificato l’obiettivo dei padri fondatori: dai due popoli e due Stati all’annessionismo (ancora in corso) di parti fondamentali dei territori assegnati al popolo palestinese. Che esiste e resiste!
Chiunque oggi nel mondo, dentro e fuori la Palestina storica, ha senso della responsabilità politica e morale non può che sostenere la decisione dell’Onu. Diversamente, si mette contro la volontà del massimo organo della legalità internazionale. Punto.
Perciò cresce, a vista d’occhio, la solidarietà con il popolo palestinese, con i suoi morti (molti bambini e vecchi), e in contemporanea cresce l’isolamento, la solitudine dei gruppi dominanti israeliani e dei loro sponsor.

No. Non si tratta di odio, ma di rifiuto della violenza, di desiderio di pace, di un nuovo sentimento popolare che sta rinascendo, in Italia e nel mondo. Le opinioni pubbliche occidentali e d’altri angoli del Pianeta solidarizzano con i palestinesi di Gaza e chiedono la fine dell’occupazione dei territori palestinesi. Senza dimenticare il Golan siriano. In questi territori deve nascere il loro Stato. Dopo 75 anni i palestinesi ne hanno il pieno diritto, nella libertà e nella democrazia e nella sicurezza di entrambi gli Stati che dovrebbero provare a convivere in cooperazione reciprocamente vantaggiosa.
Perciò sono da disapprovare sia gli attacchi aerei israeliani sia quelli missilistici di Hamas che -bisogna ricordarlo- fu creata con lo zampino d’Israele per rompere l’unità palestinese -guidata da Yasser Arafat- e oggi se la ritrova contro.
E’ necessaria la pace fra israeliani e palestinesi, anche per rafforzare la pace e la cooperazione economica e culturale in tutta l’area mediterranea e mediorientale che rischia di entrare in un vortice assai pericoloso.

Desidero concludere ricordando un detto saggio che usiamo dalle nostre parti: se un tuo amico sta sbagliando non devi elogiarlo, sostenerlo, ma devi richiamarlo, aiutarlo a correggere l’errore.
Nel mio passato di parlamentare del Pci, ho seguito da vicino talune vicende e, soprattutto, le giuste lotte del popolo palestinese. Lo abbiamo sostenuto perché era dalla parte del giusto. Oggi è la parte debole del conflitto e noi amiamo solidarizzare con i più deboli: ieri con gli ebrei massacrati dai nazifascisti, oggi con i palestinesi. Tutto ciò l’abbiamo fatto in coerenza con la nostra concezione politica e ideale secondo cui nel mondo vive una sola razza: quella umana. Che ci comprende tutti. Anche coloro che, in base alle favole bibliche (smentite dai più prestigiosi storici e studiosi ebrei) si auto-compiacciono di essere ‘popolo eletto’, ritenendo, evidentemente, gli altri popoli ‘primi dei non eletti’.

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