mercoledì, Maggio 19

Israele-Palestina: il business delle armi inglesi field_506ffb1d3dbe2

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Londra – Parole di biasimo da parte del Parlamento inglese ma solo Amnesty international UK cerca di ostacolare la vendita di armi prodotte nel Regno Unito per l’Esercito palestinese.

Le ragioni della coscienza e quelle del profitto sembrano prendere due direzioni prevalentemente opposte e contrarie all’interno del Palazzo di Westminster. All’indomani dei recenti bombardamenti israeliani a Gaza il Parlamento inglese etichettava gli attacchi alla popolazione civile palestinese come ‘crimini di guerra’. Nonostante ciò la vendita delle armi inglesi ai servizi segreti israeliani non sembra conoscere alcuna battuta di arresto. Amnesty UK ha lanciato un appello online per sensibilizzare il Governo a fermare le vendite.

In un articolo apparso sul giornale britannico ‘Daily mail’ vengono riporte le dichiarazioni dei membri della Camera dei Comunidurante una delle recenti sessioni parlamentari estive. Nel report giornalistico si leggono stralci dei discorsi dei Ministri inglesi. Il parlamentare laburista Peter Hain riferendosi ai colleghi, e più direttamente indirizzando il suo discorso a David Cameron, Primo Ministro britannico in carica e membro anche lui dello stesso partito, ha dichiarato: «Certamente amici di Israele come me e te hanno il dovere di dire la verità. Nonostante il razzo su Israele gli attacchi da parte delle frange estremiste isdraeliane non sono stati proporzionati. In qualsiasi altro conflitto sarebbero catalogati come ‘crimini di guerra’».

Maggiormente incisiva è stata la condanna del ex deputato del partito Liberal Democrartico Sir Menzies Campbell: «Vorrei che il nostro Governo rispondesse in linea con il diritto internazionale e con un atto concreto volto alla salvaguardia della sicurezza di uomini innocenti, donne e bambini palestinesi».

Il discorso finale di Cameron, trascritto sempre nell’articolo del ‘Daily mail’, ha fatto riferimento agli articoli 51 del Diritto Penale dell’ONU e dell’articolo 5 della Nato, in cui si sottolinea come, in caso di guerra, «la difesa debba essere sempre proporzionata all’offesa».  «Sostengo il diritto di difesa di Israele ma tale diritto deve essere esercitato in modo proporzionato. Questo è ciò che è scritto nel diritto internazionale».

Il deputato laburista David Winnick e la depuata del partito dei Verdi Caroline Lucas hanno fortemente condannato le recenti azioni militari israeliane mentre Sir Gerald Kaufman, membro del partito laburista, ha apertamente criticato le ultime scelte politiche di Benjamin Netanyahu, Primo Ministro Israeliano.

Solo la voce del parlamentare laburista Richard Burde si è levata in aula per ricordare ai colleghi i legami economici decennali tra Palestina e Regno Unito nel settore delle armi. Nel suo discorso al parlamento ha spronato i Colleghi a ricordare la storia economica che lega il loro Paese ad Israele. «Siete consapevoli del fatto che Israele ha una storia di utilizzo di armi e componenti provenienti dal Regno Unito, e ciò avviene in palese contrapposizione dei criteri consolidati dell’Unione Europea»

Nel 2009 la Commissione Britannica sui Controlli Strategici ha redatto un documento ufficiale in cui si insinuavano forti sospetti riguardo la vendita di armi da guerra, prodotte delle maggiori compagnie inglesi specializzate nel settore, all’ISI (Israel Secret Intelligence), ossia i Sevizi Segreti Israeliani. Nel report la Commissione svelava che «quasi certamente» durante l’incursione israeliana denominata ‘Operazione Piombo Fuso’, sono state utilizzate armi di esportazione britannica. Tutto ciò in aperta violazione alle politiche nazionali esistenti che prevedevano, e prevedono tutt’oggi, il divieto assoluto di esportare armi e munizioni nei territori occupati.

Nel documento della Commissione esiste poi una lista dettagliata di armi che sarebbero state vendute dalle compagnie inglesi all’ISI: «Veicoli a trazione integrale con protezione balistica, componenti per giubbotti antiproiettile, elmetti militari, componenti per pistole, componenti per veicoli a trazione integrale di protezione balistica, per fucili d’assalto, per pistole. Software per comunicazioni militari, attrezzature per decifrare codici crittografici. Componenti generali di veicoli militari e congegni di mira».

Secondo quanto riportato dal sito inglese ‘politic.co.uk’, durante i recenti bombardamenti israeliani la Gran Bretagna avrebbe continuato a fornire all’Esercito israeliano armi da guerra. «L’equipaggiamento militare venduto a Israele comprende fucili di precisione e munizioni di piccolo calibro, radar di terra, motori di aerei militari e di navigazione, e droni senza pilota. La Gran Bretagna ha fornito anche componenti per display della cabina di guida degli F-16, assemblee di motori per i loro elicotteri Apache, corazzati da trasporto-truppa e componenti per i cannoni e radar israeliani».

Secondo l’analisi del ‘politic.co.uk’ la mitezza della posizione di Cameron è stata prevalentemente dettata dagli interessi economici nazionali: «Anche se Cameron fosse stato solo un osservatore della realtà», scrive il ‘politic.co.uk’,  «sarebbe comunque stato frenato da una rete militare-industriale che intrappola le imprese inglesi e americane e reparti statali militari, in contratti multi-milionionari di decennale durata».

I primi attacchi su territori di Gaza e la condivisione dell’informazione sui maggiori social network hanno scatenato la reazione dell’opinione pubblica inglese.  Il 22 giugno gli abitanti di Leeds sono scesi nelle piazze e hanno manifestato contro i bombardamenti israeliani in terra palestinese. La loro rabbia è stata soprattutto rivolta verso la ‘BBC, che, secondo i manifestanti, avrebbe trattato con superficialità l’informazione riguardante il primo brutale attacco contro la popolazione alla Striscia di Gaza da parte delle forze armate israeliane.

Anche a Londra ed in altre città e villaggi del Regno Unito, un nutrito coro di voci si è sollevato per esprimere dissenso verso le stragi in corso nei territori palestinesi. Quello che forse la maggior parte delle popolazione inglese ignora sono gli interessi economici britannici sottesi alla vendita delle armi all’Esercito israeliano.

Questo ‘dettaglio’ non è sfuggito ad Amnesty International UK che ha lanciato una petizione intitolata Stop alle armi- Stop al massacro’. Nella petizione si legge: «Noi non siamo spettatori innocenti. L’anno scorso il Regno Unito ha avuto un profitto di 6.300.000 sterilene dalla vendita delle armi a Israele. Sappiamo che alcune armi vendute dal Governo del Regno Unito sono state utilizzate per commettere violazioni dei diritti umani a Gaza in passato. E se il Regno Unito continua a fornire armi – anche indirettamente – probabilmente starà contribuendo a facilitare crimini di guerra»  Gli stessi crimini di guerra tanto biasimati dalle istituzioni politiche e popolo.

 

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